L’avvocato risponde: Quando un’area è critica?

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L’esperto legale Francesco Paolo Ballirano risponde a un lettore che vuole chioarimenti su quando un’area è considerata zona critica ai sensoi del regolamento ENAC. E se è possibile farsi firmare una liberatoria dai soggetti ripresi in caso di matrimoni o eventi sportivi.
Ricordiamo che solo gli associati possono porre le loro questioni al legale, e le domande di interesse generale verranno pubblicate.
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Assistendo a varie conferenze e workshop sugli argomenti più disparati riguardanti il mondo dei SAPR, ho riscontrato diverse interpretazioni nel valutare la criticità o meno delle zone oggetto di operazioni specializzate.

Ricordo chiaramente un intervento di un relatore il quale sosteneva che non esiste una zona critica per definizione e che anche Piazza San Pietro a Roma, alle 5 del mattino e opportunamente messa in sicurezza, può considerarsi un area non critica. Lo trovo sensato, in questo modo si abbattono drasticamente le probabilità di evento catastrofico e se il velivolo è vincolato a un cavo si riducono praticamente a zero. 

Le mie domande, alla luce di quanto detto, sono:

  1. E’ possibile effettuare operazioni specializzate in una zona densamente popolata come un centro cittadino se questa è stata transennata e il SAPR (autorizzato ENAC) è vincolato a terra con un cavo SENZA dover chiedere l’autorizzazione per operazioni specializzate in zona critica a ENAC? Di fatto la zona è stata messa in sicurezza e non ci sono rischi per i cittadini e, per quanto riguarda l’aspetto sicurezza, l’aera sarebbe da considerare NON critica.

È sempre consigliabile, nel dubbio, leggere il testo normativo di riferimento adottando, se possibile, un criterio interpretativo letterale ed aderente al senso dato dal testo. Il Regolamento stabilisce che le operazioni non critiche non devono essere svolte in aree congestionate, assembramenti di persone, agglomerati urbani e infrastrutture; aree riservate ai fini della sicurezza dello Stato; linee e stazioni ferroviarie, autostrade e impianti industriali. Esse sono condotte nel volume di spazio “V70” e ad una distanza orizzontale di sicurezza adeguata dalle aree congestionate, ma non inferiore a 150 m, e ad una distanza di almeno 50 m da persone e cose, che non siano sotto il diretto controllo dell’operatore; – in condizioni di luce diurna; – in spazi aerei non controllati; – fuori dalle ATZ e comunque ad almeno 8 km dal perimetro di un aeroporto e dai sentieri di avvicinamento/decollo di/da un aeroporto. Questo è

Ciò detto, il Regolamento non è molto chiaro (forse dandone per scontata la sua conoscenza) sul concetto c.d. Aree Congestionate, che assume una certa rilevanza ai fini della Sua domanda. Il concetto di area congestionata deriva dalla normativa EASA e viene definito come “In relation to a city, town or settlement, any area which is substantially used for residential, commercial or recreational purposes” (e dunque qualsiasi area utilizzata per fini residenziali, commerciali e ricreativi presente in città, paesi o insediamenti). Sotto tale aspetto, dunque, un’area che non venga utilizzata, per il tempo delle operazioni di volo, per tali finalità potrebbe essere definibile come area non congestionata. Un altro criterio per definire un’area congestionata è quello che fa leva sul concetto di ambiente ostile, benchè utilizzato specificamente per gli elicotteri. Per ambiente ostile va intesa un’area in cui è difficile poter atterrare e che potrebbe mettere a serio rischio l’incolumità dei passeggeri e delle persone presenti nell’area. L’ambiente ostile può non essere definito tale se vi sono determinati accorgimenti volti ad evitare qualsiasi tipo di rischio. Anche sotto tale aspetto dunque, mutuando tale interpretazione per le Aree Congestionate, la Sua domanda merita una risposta ragionevolmente positiva. Ma non si può andare oltre tali criteri interpretativi, giacchè, come detto prima, l’interpretazione letterale è sempre preferibile e la questione merita comunque di essere affrontata caso per caso ed in relazione ai rischi individuabili in concreto.

  1. Nel caso di riprese sopra persone (matrimoni, eventi sportivi, ecc…) ovviamente ad opportuna distanza e non sulla verticale, è legalmente accettabile proporre ai soggetti interessati (in un numero sensatamente limitato), di firmare una sorta di liberatoria in cui vengano descritti i rischi derivanti da tale attività e quindi accettati sollevando l’operatore/committente da eventuali danni a cose o persone?

È possibile procedere in tal senso. Le consiglierei comunque di sottoscrivere con il committente un accordo nel quale Lei sia esente da qualsiasi tipo di responsabilità per danni a cose e terzi. Ogni ulteriore liberatoria (da sottoscrivere eventualmente anche ai fini della privacy) Le consentirebbe di tutelarsi da ogni eventuale responsabilità.

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