FAQ: scuole di volo per piloti professionisti di droni

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Di Cristian Lamera, responsabile della formazione Aeroclub di Varese

Non ci si improvvisa pilota di APR, chi decide di intraprendere questa professione seguirà un programma di formazione che lo porterà a confrontarsi con diverse realtà. La formazione dei piloti è oggetto di numerose discussioni, contestazioni e interpretazioni di ogni genere. Come istruttore e responsabile della sezione APR dell’Aeroclub di Varese, mi trovo  quotidianamente a visionare forum del settore, e a rispondere a domande del tipo:

Perché ENAC vuole preferibilmente affidare l’addestramento a scuole di pilotaggio riconosciute come ATO?

La normativa ENAC non è molto chiara, vogliono forse impedirci di lavorare?

È vero che le organizzazioni di addestramento attualmente certificate presentano programmi non riconosciuti?

Su diversi forum ho letto che le scuole di volo, con questi corsi, hanno trovato il modo di rubare i soldi di tasca alla gente?

Ma se volo senza certificazione rischio qualcosa?

Sono un pilota con licenza civile di volo, posso volare con un APR evitando il corso?

Questi sono solo alcuni esempi, prima però è doveroso fare una premessa: la stesura di un programma di insegnamento, sembrerà assurdo, è il punto debole di qualunque centro di addestramento, sia esso una scuola di volo o quant’altro. Nel corso degli anni le tecniche di formazione sono cambiate, si sono evoluti i mezzi a disposizione e si continuano a studiare nuove soluzioni per rendere le lezioni sempre più efficaci. Nonostante ciò, una cosa non è cambiata: l’elemento debole dell’intera catena rimane sempre lo studente, il fattore umano è l’elemento cardine di qualunque attività.

Se andiamo ad analizzare chi sono la maggior parte dei piloti che volano per professione con un APR, è facile constatare che si tratta quasi sempre di liberi professionisti o piccole imprese. Questo, a mio avviso, fa sì che ogni volo possa essere considerato uno scenario critico; critico non perché lo ha stabilito ENAC, ma perché il pilota/operatore è inconsciamente sottoposto ad un notevole stress. Se consideriamo il fatto che questi APR, pur piccoli che siano, hanno un considerevole costo, trasportano sensori, apparecchiature fotografiche altrettanto costose e se alla fine aggiungiamo le spese sostenute per ottenere la certificazione, ne risulta che un incidente, la perdita del drone o più semplicemente la cancellazione di un volo, possono causare una considerevole perdita di guadagno. Tutto questo non fa altro che influenzare il comportamento del pilota, spingendolo ad operare non in sicurezza.

Il fattore umano, come componente di incidenti accaduti con operatori SAPR, è già stato oggetto di studi universitari. Ecco quindi che rispondiamo subito alla prima domanda:

Perché ENAC vuole preferibilmente affidare l’addestramento a scuole di pilotaggio riconosciute come ATO? 

Una scuola di volo riconosciuta come ATO (Approved Training Organisation) è una scuola che opera secondo rigidi criteri di standardizzazione, si avvale di istruttori professionisti e qualificati ed ha una struttura solida riconosciuta a livello europeo. Addestrare un pilota professionista (sia esso legato all’aviazione tradizionale o al mondo  APR) significa sia portarlo ad avere un’abilità ed una tecnica sufficiente a condurre un volo in sicurezza, sia, soprattutto, trasmettergli quella giusta mentalità che lo porterà a considerare sempre tutti i fattori in gioco, ad essere sempre autocritico e umile nel decidere che, a volte, è meglio cancellare un volo piuttosto che rischiare. Questa è la difficoltà maggiore che ho riscontrato personalmente nell’addestrare i nuovi piloti.

Sono un pilota con licenza civile di volo, posso volare con un APR evitando il corso?

Ai mie colleghi rispondo semplicemente di no, saper pilotare un aereo non vuol dire saper condurre un APR, sono due cose completamente diverse. Un pilota può conoscere la meteorologia, gli spazi aerei, l’aerodinamica, ma la manualità richiesta per condurre un APR non ha nulla a che vedere con tutto ciò. Questo ve lo posso confermare personalmente: sono istruttore di volo da molti anni, con esperienza di volo su aeromobili di linea, ma la prima volta che ho preso i comandi  manuali di un APR mi sono sentito  totalmente incapace; eppure so come vola una aeroplano! 

Grazie ai numerosi progressi compiuti dall’elettronica, condurre un APR è diventato molto semplice, persino un bambino ne sarebbe capace. Ma se qualcosa invece non funziona a dovere? Se per un  motivo qualunque il GPS dovesse perdere il segnale? O se i giroscopi cessassero di funzionare? Ecco che il pilota deve essere in grado di prendere il pieno controllo del mezzo e continuare il volo in sicurezza. Questo è il motivo per cui una parte del nostro corso pratico viene condotta in modalità manuale. Vogliamo che l’allievo sia in grado di portare a termine la missione in piena autonomia senza ausili. 

Su questa linea devo spezzare una lancia a favore di chi pratica l’aeromodellismo; chi ha una buona esperienza di volo con un aeromodello è senza dubbio agevolato nel condurre un APR. Ovviamente non stiamo parlando di droni con una massa al decollo superiore ai 25 Kg che volano in condizioni BLOS. In questo caso la stessa ENAC ha previsto per i piloti una licenza paragonabile a quella commerciale di volo con abilitazione al volo strumentale.

E’ vero che le organizzazioni di addestramento presentano programmi non riconosciuti?

Attualmente, le scuole di volo riconosciute ENAC possono effettuare corsi teorici e rilasciare solo abilitazioni pratiche per tipo. Ciò significa che l’APR utilizzato durante il corso dovrà essere del medesimo tipo che verrà poi impiegato per operare. L’elenco dei centri di addestramento certificati è continuamente aggiornato ed è riportato sul sito dell’ENAC.

La normativa ENAC non è molto chiara, vogliono forse impedirci di lavorare?

Questa domanda è diventata talmente di uso comune che ormai, ancora prima che l’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile pubblichi qualcosa, già la si critica.
Se leggiamo attentamente il nuovo regolamento ENAC, lasciando da parte l’atteggiamento critico, ma adottando un approccio più costruttivo, ci accorgiamo che non è così tanto male. Ovviamente questo è un settore del tutto nuovo, in continua evoluzione. Nessuno vuole impedire di lavorare, si tratta solo di trovare una soluzione per poterlo fare in modo regolamentato e sicuro, così come avviene per qualunque altra professione.

Su diversi forum ho letto che le scuole di volo, con questi corsi, hanno trovato il modo di rubare i soldi di tasca alla gente? 

Rispondo a questa domanda ovviamente solo per conto di Aeroclub Varese. Per quanto ci riguarda, abbiamo scelto di essere il più trasparenti e professionali possibili nel presentare i  nostri corsi. Al termine non si ha una preparazione teorica da pilota di aeroplani e non si impara a volare un Cessna, ma si diventa piloti APR seguendo un corso teorico di 33 ore e un addestramento pratico di 16 ore. A chi ci dice che 16 ore sono troppe ed il conseguente costo del corso troppo elevato, rispondo semplicemente dicendo che se un domani volassi con un APR di qualche migliaia di Euro con una costosa videocamera, vorrei aver ricevuto un adeguato addestramento. Per esperienza, 16 ore sono appena necessarie per raggiungere una sufficiente manualità. All’interno dei nostri corsi non utilizziamo volutamente simulatori di volo. Personalmente, ritengo queste piattaforme utili solo come strumento ausiliario. Tutte le ore per il conseguimento dell’abilitazione vengono svolte realmente con APR certificati. Questo è quello che facciamo sui nostri campi volo, sui forum non so che si fa!

 Ma se volo senza certificazione rischio qualcosa?

Sì, volando senza certificazioni si rischiano sanzioni pecuniarie e penali. Operando illegalmente, inoltre, si mette in cattiva luce una nuova professione che sicuramente svolgerà un ruolo fondamentale nel prossimo futuro. Chi vola illegalmente, fregandosene delle leggi in vigore, chi va cercando scappatoie più o meno legali trovando ogni possibile scusa, non fa altro che fare un torto a se stesso mettendo in cattiva luce l’intera categoria.

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