Parrot Bebop 2, prova di volo

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Abbiamo testato in volo BeBop 2, la rivisitazione – in verità radicale – del riuscito quadricottero francese. Parrot ha fatto tesoro delle richieste degli utenti del primo modello, che desideravano più autonomia (il primo arrivava a stento ai 10 minuti di volo, quello nuovo arriva tranquillamente a 25) e un look un po’ meno cheap: il muso del Parrot vecchia generazione, in polistirolo verniciato a vista, era davvero punitivo per una macchina che supera i 500 euro, per non parlare del fissaggio della batteria in velcro che faceva tanto aeromodello anni ’80, quando era normale fissare le ali con gli elastici.

Il Parrot 2 (in alto) è più curato, più elegante e più pulito de precedente

Il BeBop 2 (in alto) è più curato, più elegante e più pulito de precedente.

COM’E’
Il Parrot 2 dal punto di vista estetico è decisamente su un altro pianeta, e pensare che bastava davvero poco per trasformare in principe il ranocchio: è bastata una pellicina in policarbonato sul polistirolo (resta polistirolo a vista solo la parte inferiore del musetto) e il fissaggio della batteria a baionetta, ed ecco che la macchia prende forme estremamente pulite, levigate, eleganti: in una parola, un look professionale per un quadricottero che è pensato per il pubblico degli appassionati ma è anche molto apprezzato come SAPR. A conferire al drone un aspetto più slanciato è anche la nuova dotazione di eliche, di diametro maggiore, e di passo leggermente inferiore rispetto al precedente, che ha costretto gli ingegneri francesi ad allungare i piloni che sostengono i motori, rendendo più armoniosa la macchina. I piloni sono stati anche ridisegnati, non sono più a doppia trave ma singola, contribuendo alla notevole pulizia di linee del BeBop 2: un design che ci ricorda l’essenzialità di Apple, sottolineata anche dalla scelta dei colori; non più sgargianti ma una elegante combinazione di antracite e grigio perla (anche se esiste anche in rosso e nero). Vanno in pensione anche i paracolpi del BeBop originale, francamente non li rimpiangiamo: erano ben poco pratici, destinati a rovinarsi presto visto il polistirolo (di scarsa qualità) con cui erano costruiti e offrivano un pericoloso effetto vela al drone anche con venti leggeri. Chi li rimpiange, si rassegni: visto che anche il supporto dei motori è stato riprogettato, non c’è verso di montarli sul nuovo modello.

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BeBop 2 (a destra) rispetto a BeBop originale: si notino i piloni singoli e non doppi e la fascetta in vecro del vecchio modello, sostituita con una più sicura, pratica e invisibile baionetta.

IN VOLO
L’autonomia raddoppiata è sostanzialmente frutto di tre accorgimenti: batteria maggiorata (passa da 1500 a 2700 mAh), eliche con minor passo e maggior diametro e motori che girano più adagio (e quindi, ahimé, nemmeno i motori sono compatibili col precedente modello). Il risultato di questo nuovo setup aerodinamico è che il nuovo BeBop ha più coppia, quindi più spinta, e una minor velocità di flusso del predecessore. Questo significa prestazioni ben superiori, specie in accelerazione; in verticale il BeBop 2 fa effettivamente impressione, sale molto più velocemente del predecessore (6 metri al secondo), nonostante il peso maggiore (500 grammi il nuovo, 400 il vecchio). Ma paradossalmente noi apprezziamo molto di più la coppia durante le discese: il mix tra velocità di flusso più alta e coppia più bassa del vecchio BeBop faceva sì che nelle discese rapide in drone tendesse a scomporsi, sporcando la ripresa video, mentre la discesa del nuovo, aiutata anche dalla massa maggiore, è molto più pulita anche quando si scende rapidamente.

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Test del BeBop 2 nella galleria del vento: ha resistito fin quasi a 65 km/h

La minor velocità di flusso non ruba assolutamente nulla  in termini di velocità massima, anzi, il BeBop 2 surclassa il predecessore: è quasi una macchina da corsa, supera i 57 km/h, che è un bel viaggiare per un drone così piccolo. Il BeBop precedente si fermava a un comunque dignitosissimo 40 km/h.
Inoltre, la coppia maggiore e la velocità della colonna d’aria minore rende ancora più dolci decolli e atterraggi, e soprattutto l’hovering a bassissima quota: a tre dita da terra il BeBop 2 sembra su un cuscino d’aria, stabile come una roccia, senza risentire minimamente dell’effetto suolo.
Francamente facciamo fatica a capire l’ansia di molti utenti per una autonomia maggiore; ci piaceva di più la batteria del vecchio beBop, che dava una autonomia dignitosissima di 10 minuti, la nuova batteria da 25 minuti di fatto aumenta la massa del 30% e questo rende la macchina meno reattiva e aumenta lo spazio per frenare; è vero però che i bracci più lunghi garantiscono un braccio di leva più favorevole e ciò, unita alla maggior coppia del sistema di propulsione, rende il nuovo BeBop quasi altrettanto scattante del vecchio. Quasi, appunto.
la coppia, che come abbiamo detto è impressionante, consente al piccolo Parrot di affrontare sia l’aria rarefatta delle alte quote (è stato testato addirittura sulla vetta del Monte Bianco) e soprattutto di fronteggiare venti che sembrano uragani: impressionante la sequenza nella galleria del vento, dove il parrot è andato in crisi solo quando il tornado ha superato i 65 km/h. Ottimo test da fare in laboratorio, ma sconsigliamo vivamente di volre quando ci sono raffiche del genere.

PILOTAGGIO
productCome tutti i Parrot, anche il BeBop 2 è progettato per essere pilotato con uno smartphone, attraverso l’ottima app FreeFlight 3, con la quale si possono anche settare tutti i parametri di volo, tra cui quota massima, inclinazione massima eccetera. E sullo schermo del cellulare (o del palmare, meglio) si riceve anche il video di ritorno, ragionevolmente fluido come ci si può aspettare da una macchina di questa fascia, ma la tecnologia wifi fa quel che può e quindi dobbiamo aspettarci i delay e i drop che affliggono da sempre questo genere di link video.
Il raggio d’azione, usando il cellulare, è solo discreto: 300 metri. Ma diventa 2 km con lo skycontroller, il “radiocomando” del Parrot. Che non a tutti piace, date le dimensioni fin troppo generose, date dal fatto di ospitare qualsiasi palmare, anche quelli grandi da 11 pollici. Personalmente, a me lo skycontroller piace molto, è vero che pesa (oltre un chilo e mezzo) ma dà la sensazione di avere in mano una vera cloche, gli stick sono di una qualità sbalorditiva, si impugna benissimo e permette un controllo fine che con il cellulare possiamo solo sognare. Anche lo skycontroller utilizza il WiFi per controllare il BeBop, e la buona notizia è che è compatibile con quello vecchio, anche se Parrot in concomitanza con il lancio del BeBop 2 ha presentato un nuovo skycontroller, la cosiddetta Black edition, che a parte il colore è esattamente quello di prima.

jAnzi, una piccola differenza c’è: ora le foto si possono scattare anche con un pulsante montato sulla colonna di destra, mentre prima bisognava premere il piccolo joystick ausiliario che controlla la gimbal digitale. Una piccola comodità, ma certo se si ha già uno skycontroller non vale assolutamente la pena di cambiarlo per così poco. Lo skycontroller ha anche l’uscita HDMI per gli occhiali per realtà virtuale, ricordiamo che per legge il pilotaggio FPV deve comunque avvenire nel raggio visivo del pilota, non si può usare per andare in zone fuori vista o nascoste. Il BeBop 2 eredita dai droni giocattolo Parrot la possibilità di fare capriole, che come tutte le acrobazie dei multicotteri sono pastrocchi orrendi a vedersi e totalmente inutili: parere personale, c’è chi le trova divertenti. Supporta il volo automatico per waypoint ma non il follow me, a meno di successivi interventi sul software.

SICUREZZA
Schermata 2015-12-07 alle 22.43.06La sicurezza sta nelle piccole cose, e il BeBop 2 ci ha impressionato favorevolmente. Come nel predecessore, le eliche si bloccano automaticamente se toccano qualcosa (un dito per esempio) e sono più morbide e flessibili di quelle del vecchio. Inoltre, apprezziamo incondizionatamente la luce posteriore lampeggiante, estremamente visibile, che aiuta moltissimo a capire come è orientata la macchina; nel vecchio beBop bisognava affidarsi unicamente alla diversa colorazione delle eliche, questa luce è molto più affidabile e si vede molto bene anche a distanze ragguardevoli; ricordiamo che gli aeromodelli non possono allontanarsi oltre i 200 metri dal pilota e i SAPR sono limitati a 500, ma con lo SkyController il piccolo Parrot arriva a due chilometri di distanza. E sì, la luce si vede anche da così lontano. Per la sicurezza segnaliamo che le eliche non sono protette, il che è un peccato; la protezione del vecchio era abbastanza deludente, ma almeno c’era.

Riprese video
L’angolo neutro della videocamera è stato corretto per catturare più suolo e meno cielo. Come il predecessore, la camera non ha bisogno di gimbal in quanto la lente fisheye abbinata a un sensore da 14 megapixel genera un flusso di dati che viene filtrata in tempo reale dai DSP di bordo per restituire un filmato FullHD 1080P senza distorsione, e dallo skycontroller (o dallo smartphone) si può selezionare il punto di vista della telecamera, che ora arriva anche a riprendere a 90° verso l’alto e il basso. Il Bebop 2 è dotato di una nuova lente fish-eye più luminosa con una definizione migliore anche in condizioni di scarsa luminosità, che invece metteva in crisi il BeBop vecchio. Quanto alle fotografie, la risoluzione è 4096 x 3072 pixel nei formati RAW, JPEG, DNG.

BeBop 2 sotto i 300 grammi?
Alcuni pionieri hanno modificato i “vecchi” BeBop per stare nei 300 grammi, e approfittare quindi delle facilitazioni del regolamento per le operazioni specializzate. Il BeBop originale pesava quattro etti, quello nuovo cinque: parrebbe una cattiva notizia, ma in realtà non lo è, visto che gran parte del peso aggiuntivo dipende dalla batteria. Non vediamo nessuna vera necessità a fare un SAPR urbano con 25 minuti di autonomia, tanto più che la legge impone un massimo di 10 minuti per le operazioni miste, quindi riteniamo che con una batteria più leggera che garantisca i 6/7 minuti di volo utili per l’uso professionale anche il BeBop 2 possa essere facilmente modificato.

SCHEDA TECNICA
Motori:
Brushless Outrunner
Radiocomando:
Cellulare, 300 metri di portata (2 km con Skycontroller)
Camera
: Gimbal virtuale, 1920 x 1080p (30fps), foto 4096 x 3072 pixel, memoria interna 8 GB
Prestazioni; velocità ascensionale 6m/s, velocità 57 km/h
Batteria: 2700 mAh, 25 minuti di autonomia
Peso: 500 grammi

Prezzo di listino: 549 euro, senza skycontroller (949 euro con lo skycontroller)

PAGELLA

Rapporto qualità/prezzo: ♥♥♥♥
Doti di volo: ♥♥♥♥
Raggio d’azione: ♥♥♥♥♥ (col cellulare)  ♥♥♥♥♥ (con lo skycontroller)
Autonomia: ♥♥♥♥♥ 
Riprese video: ♥♥♥♥♥
Praticità d’uso: ♥♥♥♥
Sicurezza: ♥♥♥♥♥

VOTO FINALE: ♥♥♥♥

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