Scandalo drone Zano: Kickstarter assume un giornalista per indagare

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Il disastro di Zano, il quadricottero finanziato su Kickstarter e miseramente fallito, brucia ancora. Il crack con tanto di fuga del capo progettista e CEO dall’azienda, ha lasciato senza soldi e senza drone 12 mila persone (italiani inclusi) che hanno creduto alle promesse e finanziato il progetto con 3 milioni e mezzo di euro. A memoria d’uomo, è stato il più grande naufragio del crowdfunding europeo (ne parliamo sul numero in corso di DronEzine Magazine, scaricalo gratis). Un colpo molto duro alla credibilità stessa del crowdfunding, che pure è più affidabile di quanto si possa pensare: un recente studio dimostra che solo un progetto su dieci va a picco, ma quando a implodere è un progetto da 3,5 milioni il danno d’immagine è incalcolabile.

Kickstarter non ci sta, e vuole vederci chiaro, anche perché con il fallimento della startup inglese che aveva lanciato Zano adesso nella bufera c’è la sua piattaforma, che deve vedersela con una folla inferocita e relativi avvocati che non vedono l’ora di farla a pezzi. E quindi, con una mossa che non ha uguali nella storia del turbocapitalismo internettiano, assume un giornalista per indagare sui retroscena del fallimento.



5656_119052305819_522620819_2962454_3505459_n 2il giornalista scelto per questa impresa è  Mark Harris, reporter freelance che ha scritto la drammatica storia di Zano per testate come The Guardian, The Economist, Wired UK, New Scientist e tanti altri. “L’azienda vuole aiutare i sostenitori di questo progetto fallito a ottenere tutte le informazioni di cui hanno diritto” scrive nel suo blog il giornalista inglese, e continua: “Vorrebbe far luce su tutta la storia di Zano, dalla sua nascita ad oggi, e ha deciso che il modo migliore per farlo è quello di assumere un giornalista. Il pubblico principale di questa inchiesta giornalistica saranno proprio i 12 mila sostenitori del progetto, anche se devo mettere la storia a disposizione di tutti una volta che l’avrò completata, molto probabilmente a metà del mese di gennaio”.

Viene da chiedersi se lo scopo principale di questa inchiesta senza uguali, mai è successo che un azienda pagasse un giornalista per fare il detective, sia quello di capire se c’è stata malafede o solo incapacità, ma molto elegantemente Harris glissa: “Kickstarter mi ha chiesto di tracciare lo stato di avanzamento del progetto, dall’inizio alla fine, per scoprire cosa è successo ai due milioni e rotti di sterline volatilizzate. E cercare di capire se i creatori di Zano avrebbero potuto fare qualcosa per evitare il disastro, o se sono stati commessi errori che i futuri progetti Kickstarter potrebbero evitare”.

Non resta che aspettare gennaio e leggere il libro di Harris. Per intanto, il reporter mette le mani avanti: “Fondamentalmente, anche se Kickstarter mi paga (in anticipo) per la ricerca e scrivere questa storia, e potrà vedere in anticipo le bozze, non avrà alcun diritto di fare qualsiasi suggerimento o modifiche al mio libro.
A parte questo contratto, non ho altri collegamenti con Kickstarter o con gli sviluppatori di Zano. E non ho alcuna bandiera da sbandierare o interesse personale nella vicenda”.

 

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