Incidente di Campiglio, un paracadute per droni lo avrebbe evitato?

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Dopo qualche giorno dallo spiacevole evento accaduto sulla pista di sci di Madonna di Campiglio dove un drone apparentemente senza controllo è caduto alle spalle dell’atleta austriaco Marcel Hirscher, ci si interroga su quello che si poteva o doveva fare, un paracadute per droni sarebbe servito?

In aeronautica dopo un incidente, si analizzano tutte le fasi del volo che hanno portato un malfunzionamento, sia esso avvenuto per cause umane, cedimenti strutturali o impedimenti elettro-meccanici che come risultato abbiano provocato  un certo tipo di danni. In questo caso come noto nessuna persona è stata ferita se non l’orgoglio del pilota del velivolo a pilotaggio remoto designato a svolgere riprese aeree in esclusiva per la coppa del mondo di sci sulla famosa pista 3Tre di Madonna di Campiglio. Riprese che non verranno mai più eseguite, stando alle dichiarazioni di Markus Waldner, attuale responsabile della Federazione Internazionale Sci – “Finché io sarò responsabile, i droni saranno proibiti. Sono una pessima cosa per la sicurezza”.
Le indagini tecniche verranno comunque eseguite da ENAC Ente Nazionale Aviazione Civile, che si è subito attivata per acquisire tutte le informazioni utili e vagliare le ipotesi di cosa sia andato storto in quella brutta vicenda ripresa da moltissime emittenti televisivi internazionali. Nel frattempo la dichiarazione resa dall’operatore per svolgere operazioni specializzate è stata  sospesa in via cautelativa, se si fosse trattato di un aeromobile in scala 1:1 si sarebbe revocata temporaneamente la licenza al pilota.

Tuttavia ENAC non è l’unica a voler andare a fondo alla vicenda e su alcuni gruppi specializzati in internet, alcuni tra i più importanti esperti di velivoli a pilotaggio remoto, si sono attivati per capire le dinamiche che possono aver portato il drone a precipitare come un masso sulla pista e per fortuna subito dopo e non prima il passaggio dello sciatore Hirscher. Le motivazioni sono duplici, in un caso aiutare laddove possibile i responsabili dell’Ente nazionale ad individuare le casistiche del incidente, il secondo scongiurare che una situazione simile si ripresenti causando un enorme danno di immagine, non solo allo sventurato pilota e a tutta la troupe televisiva coinvolta, ma anche e sopratutto alla intera categoria di operatori professionisti che vede nell’impiego dei droni  una possibile futuro lavorativo.

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Sul gruppo facebook European Drone Expert, si cerca di capire se l’APR Aeromobile a Pilotaggio Remoto fosse esattamente dove avrebbe dovuto essere in base alle dichiarazioni rese a ENAC per lo svolgimento di tale attività o se invece si sia trattato di un problema tecnico, quale ad esempio un cedimento immediato e repentino della batterie ai Polimeri di Litio che soffrono in modo particolare il freddo riducendo drasticamente la loro durata. Facendo sempre riferimento alle dichiarazioni rese dal pilota alla stampa, si suppone che la terminazione del volo, sia stata attuata con troppa tempestività e forse in maniera inopportuna. In una serie di interviste televisive, Denis Pederzolli, della Dynamic Flight Camera, ammette di aver azionato il dispositivo previsto dal regolamento a causa di interferenze radio; per evitare che il  velivolo a pilotaggio remoto senza controllo potesse uscire dalla area di buffer – una zona cuscinetto da non superare mai ndr –  che costituisce una ultima barriera prima che la situazione diventi critica e il drone possa fare seri danni. In quel caso, per l’appunto, si attua la procedura di terminazione del volo, si impartisce un comando al drone che immediatamente spegne i motori e dato che la natura di sostentamento dello stesso è affidata solo al movimento delle eliche, cade inevitabilmente quasi sul posto.

drone cade su pista sci gara mondiale

Trattandosi di un gruppo destinato a favorire la condivisione di informazioni, sono sorte alcune domande relative alla possibilità dii abbinare al sistema di terminazione del volo anche un eventuale paracadute per mitigare gli effetti di una repentina caduta al suolo del aeromobile con tutto il suo peso. In situazioni simili e con un attrezzatura destinata a riprese televisive, stando ad alcune stime, un oggetto radiocomandato del genere può arrivare a pesare dagli 8 ai 10 kg, che in caduta libera da 10/20 metri possono produrre seri danni ad eventuali persone sotto alla sua traiettoria di discesa.
Il regolamento spiega bene che non si devono effettuare sorvoli sopra alle persone non informate sullo svolgimento delle operazioni, ma se come in questo caso il drone fosse stato parzialmente senza controllo radio e  ci fosse eventualmente finito, dato che lo stesso Pederzolli dichiara che si stava avvicinando ad una zona frequentata dal pubblico e  l’attuazione delle procedure di terminazione si sarebbe resa obbligatoria. Sfortuna o in questo caso grande fortuna, che lo sciatore fosse appena passato, ma se così non fosse stato, probabilmente nessuno si sarebbe accorto del drone caduto e la notizia non avrebbe avuto l’eco mediatico che ha avuto. Ma la domanda resta:

Un paracadute avrebbe aiutato in questo caso e anzi avrebbe forse ribaltato i titoli da prima pagina da: “tragedia sfiorata” a “perfetto funzionamento dei sistemi di sicurezza”?

Difficile dirlo, per funzionare i paracadute, siano essi azionati da cariche pirotecniche o molle precaricate, hanno comunque bisogno di un altezza minima per funzionare, alla quale si aggiunge il tempo di reazione del pilota e i pochi secondi necessari per fermare le eliche che potrebbero tagliare o aggrovigliare i cavi.
Un video dimostrativo di Neutech/AirVision, una azienda italiana con sedi in Friuli Venezia Giulia e in Liguria, dimostra il funzionamento di un paracadute per droni, affermando che tutti devono avere una seconda possibilità, e se lo augurano anche gli operatori professionali della filiera degli Aeromobili a Pilotaggio Remoto.

 

 

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