Droni: com’è stato l’anno vecchio, come sarà quello nuovo

0

Capodanno, tempo di bilanci. L’anno che si chiude è stato un anno difficile per la nostra comunità: è vero che i droni in tutto il mondo, Italia compresa, sono sempre più diffusi. Ma è anche vero che proprio questa crescita tumultuosa ha portato alla proliferazione di lacci e vincoli sempre più soffocanti.

Droni per tutti, nel bene e nel male

489284-dji-china-storeIl 2015 è stato il vero anno zero dei droni in Italia. Nell’anno che stiamo per abbattere a colpi di tappi di champagne i droni sono diventati di massa, hanno invaso i supermercati, o meglio la grande distribuzione specializzata, a cominciare da catene come Mediaworld ed Euronics.  E abbiamo visto nascere l’embrione di catene in franchising dedicate proprio a loro, come la bergamasca iDroni o la ravennate Woop, ma sappiamo che altre iniziative sono pronte a sbocciare nell’anno che verrà.
Nei droni consumer, ad “alta tiratura”, la fanno da padroni cinesi e francesi. Il nostro mercato è appannaggio di quattro player di primo piano, al quasi monopolio di DJI si sono affiancati i francesi di Parrot e i cinesi di Yuneec e ZeroUAV con lo Xiro, che si sono ritagliate fette interessanti della torta, più o meno in questo ordine. Ormai gli utenti hanno ben chiaro che possono tranquillamente usare i droni da supermercato per hobby, seguendo le poche e semplici regole dell’articolo 35. E poco male se il pastrocchio dell’emendamento di Natale li sbatte in teoria fuori dalle CTR, nessun consumatore sa nemmeno cosa sia una CTR, e verosimilmente nessuno se ne preoccuperò più di tanto, tutt’al più ci penserà il geofencing di bordo del drone a rifiutarsi di volare dove non si può. Anche l’EASA ha definitivamente chiarito che follow me e volo automatico sono leciti, e gli utenti ormai sanno che nessuna legge potrà mai vietare loro di fare video privati e postarli dove gli pare. Quindi strada spianata per i droni prosumer che hanno volato nelle vendite natalizie.



Nessun produttore italiano ha fatto il minimo tentativo di inserirsi in questo mercato che richiede investimenti, cervello e know-how. Come è già successo con il personal computer e il telefonino, il nostro Paese non ce la fa proprio a fare innovazione e soprattutto a portarla a livello consumer, siamo una volta di più terra di conquista. Per ora gli americani (uno per tutti, 3DRobotics) stanno alla finestra, ma arriveranno anche loro, presto o tardi. Mentre non vediamo nessun produttore italiano che abbia la benché minima possibilità di dire la sua in questo settore, neanche a cercarlo col binocolo.

zanoIntanto non sono mancati i passi falsi: il crowdfunding ha mostrato il suo vero volto, si è capito che non è un marketplace dove acquistare beni futuri ma un investimento ad altissimo rischio in startup non sempre serie, come ha dimostrato il naufragio del drone Zano, che si è portato a fondo tre milioni e mezzo di 12 mila backers in tutto il mondo, Italia compresa. E anche Lilo annaspa; segno che fare droni consumer è molto più difficile di quel che sembra, e per entrare nel giro servono capitali veri, competenze vere e aziende solide alle spalle.

Aperture, chiusure, pasticci
eurulesNonostante le autorità in tutto il mondo facciano del loro meglio per cercare di fermare il volo dei droni, con regolamenti a volte grotteschi (parliamo di quello americano, che per far volare quello che noi chiamiamo SAPR e loro UAV vogliono un brevetto da pilota d’aeroplano) e paventando rischi di catastrofiche collisioni tra aerei e droni (cosa mai accaduta), terrorismo (minaccia teorica, e mai concretizzata) e disastri sulla privacy, i droni crescono e si diffondono.

Mai una legge ha fermato una rivoluzione tecnologica, per quanto ci abbia provato: al tempo della Regina Vittoria le auto dovevano essere precedute da un uomo a piedi che agitava una bandierina, per non spaventare i cavalli. A vedere le leggi e regole che in teoria regolamentano l’uso dei cellulari vengono i capelli dritti, anche se in pochissimi sanno che queste leggi esistono e tutti più o meno se ne infischiano.
Tra legge e buonsenso prevale di solito quest’ultimo, e un pochino abbiamo visto che le leggi sono diventate più ragionevoli. Nella stesura di Luglio il regolamento ENAC ha finalmente aperto il mercato dei voli in città e sulla gente (non sulla folla, solo sulle persone) dei droni inoffensivi, salvo poi pasticciare tutto con il goffo emendamento di Natale. Un autogol per l’Authority, non c’è nulla di peggio di una legge ballerina e instabile che cambia senza preavviso da un giorno all’altro, mandando a gambe per aria  i piani dei produttori e gli investimenti degli utenti.
Volendo vedere il bicchiere mezzo pieno, il pastrocchio natalizio significa anche che ENAC sta cercando di armonizzare le sue regole con quelle dei partner europei, e questo è un bene, almeno eviterà che con l’arrivo elle norme comunitarie di EASA il salto sia troppo radicale, rimandando tutto a carte quarantotto per l’ennesima volta.

Utenti più informati
DJIStudentsSe l’ENAC a fine anno si è dimostrata pasticciona e inconcludente, il tempo per fare danni con emendamenti a sorpresa l’ha trovato, mentre quello per le linee guida cruciali sulle scuole di volo e sui droni sotto i due chili no, gli utenti appaiono più consapevoli e meno smarriti. Ci sembra di vedere che ormai le cose di base le hanno capite quasi tutti, ormai sono in pochi a chiederci se hanno bisogno del patentino per giocare in un prato o se possono fare riprese aeree private e postarle su Internet. E anche la differenza tra SAPR e aeromodello pare grosso modo ben compresa. E questo, va detto, grazie anche agli sforzi di comunicazione di ENAC.

Insomma, la cultura dei droni comincia piano piano a formarsi, e abbiamo visto un vero boom a fine anno di polizze amatoriali e professionali per droni: segno che a gente ha capito che volare senza assicurazione è peggio che da folli, è da kamikaze. E che le assicurazioni devono essere specifiche, il gioco è troppo serio per affidarsi alla roulette russa delle polizze del capofamiglia, che fanno a gara per escludere i droni dalle coperture offerte.

Gedeone-1Crescono anche gli iscritti ai corsi VolaSicuro di Dronezine, persino col gelo in tanti si informano. E’ una altro buon segno: nell’aeromodellismo il fai-da-te è parte del gioco, ma una volta la sapienza passava dai modellisti esperti ai più giovani nei campi volo. I dronisti i campi volo non sanno nemmeno cosa siano, ma oggi come allora ci sono solo due modi di imparare a volare: farsi spiegare oppure scassare. Più corsi ci saranno, meno droni cascheranno, speriamo nel fosso e non in testa a qualcuno.

Il diffondere la cultura dei droni, a tutti i livelli, a partire dalla scuola dell’obbligo è una missione di cui ci vogliamo fare carico. Grazie alla sensibilità di MT Distribuzione, che vende DJI nelle grandi catene, siamo riusciti a far inserire nelle scatole di Phantom e affini almeno un foglio con quel che si può e non si può fare a termini di legge, per il 2016 abbiamo in cantiere altre iniziative ancora più incisive, alcune le lanceremo subito dopo la Befana.

Cosa ci riserverà il 2016
Amazon-Drones-Amazon-AirIl 2015 quindi si congeda lasciandoci un regolamento incompleto e traballante, utenti più consapevoli, droni disponibili per tutti e nessun incidente degno di nota. Se uno sciatore sfiorato che manco si è accorto di nulla è il massimo del danno che la comunità ha fatto in un anno, possiamo dirci più che soddisfatti.
Ma che ci aspetta nel 2016?

Avremo sicuramente più operatori professionisti. Le scuole ne sfornano a ritmo serrato, ma ci sarà lavoro per tutti? Dipende da molti fattori, anche da una ripresa economica di cui molto si parla e poco si vede.
Ma certamente avremo più operazioni specializzate, sono cresciute di molto nel 2015,  e soprattutto avremo più operazioni critiche. Nell’anno che si chiude si sono contate sulle dita delle mani, nel prossimo diventeranno ben più comuni.

I piloti saranno più preparati, con le nuove regole sui centri di addestramento e sugli attestati di pilota remoto, e magari anche le licenze di pilota remoto, quelle per portare droni pesanti fuori dalla vista delll’operatore: sempre che ENAC non usi le sue energie migliori per altri emendamenti a sorpresa invece che fare le linee guida in drammatico ritardo. Le nuove scuole dovrebbero debuttare ad Aprile, non ci scommetteremmo sopra nemmeno un cent, siamo propensi a credere che la scadenza non sarà rispettata.

Black-Hornet-PD-100-8La miniaturizzazione ci darà droni sempre più piccoli e potenti, da usare per lavoro nelle città. Scommettiamo che i droni urbani del prossimo futuro non saranno multicotteri, design inefficiente e datato, scommettiamo piuttosto su micro elicotteri con un solo motore, massimo due, e camere più leggere e performanti delle attuali GoPro: già la GoPro Hero 5, attesa per l’anno che verrà, è grande la metà della Hero 4 e pensata proprio per i droni.

Scommettiamo anche che sui droni piccini il gimbal, complicato, pesante e costoso andrà in pensione, sostituito dai DSP che calcolano il punto di vista della ripresa a partire da una ripresa semisferica, restituendo un filmato senza aberrazione ottica e senza vibrazioni. Come oggi fa il Parrot, e domani Karma, il drone GoPro che dovrebbe debuttare nell’anno che nasce tra poche ore.

Sony-droneNel mondo dei droni consumer e prosumer attendiamo l’arrivo di nuovi competitor agguerriti e dalle spalle larghe. GoPro, certamente, ma si parla anche di Apple e di Sony: per ora sono poco più che pettegolezzi, ma affascinanti. E ci aspettiamo che maturino le grandi promesse della ricerca. Non pensiamo che vedremo per davvero volare i pacchetti di Amazon nell’anno che verrà, ma auspichiamo che la ricaduta di ricerca e brevetti dei tanti che si impegnano nella ricerca sul volo automatico ci porti quei sensori di cui abbiamo disperato bisogno, quelli per evitare gli ostacoli, per gestire i rischi e per volare protetti da un ombrello elettronico. Vogliamo droni più intelligenti e capaci di decidere da soli, e pensiamo che potremo vederli già nell’anno che festeggiamo in queste ore.

1097 visite

Share.
Commenta:

Segui DronEzine sui social: