Google e Amazon progettano lo spazio aereo per i droni commerciali

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Sia Amazon sia Google sono seriamente intenzionati a usare i droni per il trasporto di pacchi e corrispondenza nelle città. Una cosa oggi impensabile a livello normativo, ma questo non ferma i turbocapitalisti del Web, abbastanza potenti da far sì che le leggi si pieghino ai loro desideri.

I big si sono incontrati al CES di Las Vegas, la più grande fiera mondiale dell’elettronica di consumo, per trovare una soluzione comune al problema di come gestire il traffico aereo che i droni postini creeranno nei cieli delle nostre città. All’incontro hanno partecipato Paul Misener, vicepresidente di Amazon con delega alle Global Public Policy e David Vos, a capo del progetto Wing di Google, oltre a rappresentanti diella Nasa e di Intel. Scopo dell’incontro è decidere come la FAA dovrebbe coordinare il traffico aereo: insomma è l’industria a dire al legislatore cosa deve fare, nella visione dei colossi del Web.



Similitudini e differenze nella visione Amazon e Google
2017-alphabet-google-x-project-wing-2I big sono più meno d’accordo sui concetti base, e cioè che il controllo dovrebbe essere in larga parte automatico con poco o nessun intervento umano, con qualche sfumatura diversa: per Google, servirebbe  un sistema in cui i droni dichiarano dove sono e cosa vogliono fare prima di decollare. A questo Il sistema centralizzato da l’ok per il decollo oppure chiede modifiche al piano di volo, che potranno anche essere comunicate al drone durante il volo se c’è qualche motivo che rende consigliabile una deviazione.
Nella visione di Google dunque gli operatori di droni commerciali sono tenuti a presentare per tempo un piano di volo e poi seguirlo. Gli operatori potrebbero anche richiedere la riserva di una piccola bolla di spazio aereo per operazioni specializzate, così come i droni delle forze dell’ordine potrebbero recintare un’area per le loro missioni. Se succede qualcosa di inaspettato, i droni dovrebbero coordinarsi con il sistema di controllo per disegnare altre rotte o atterrare se necessario.
Ciò che Google vuole in sostanza è una versione automatizzata del sistema di controllo del traffico aereo (ATC) che esiste già oggi. Infatti, Vos ha osservato che la più grande limitazione  è che “con le regole attuali di controllo del traffico aereo, gli esseri umani devono essere coinvolti. Se è completamente automatizzato, si può reagire in tempo reale”. Un’altra caratteristica fondamentale nel piano di Google è che il link radio tra drone e sistema di controllo deve anche potersi interrompere, senza che ciò manda gambe per aria il sistema. Insomma i droni  devono essere in grado di funzionare senza la connessione agli operatori e server della FAA.
prime-air_04Se quindi Google affida quasi tutto il lavoro al centro di controllo, in una  architettura client-server in cui il server della FAA è il cervello e i droni l periferiche che si muovono seguendone gli ordini, Amazon ha una visione più a forma di rete peer-to-peer, dove l’enfasi non è tanto su un cervellone remoto quanto sull’intelligenza di bordo dei droni e i sistemi sense-and-avoid che permettono di riconoscere ed evitare ostacoli e altri droni.
Misener non è d’accordo con l’ipotesi di Google che avere un ambiente collaborativo sarà sufficiente. Ci saranno ancora gli uccelli, palloni, aquiloni e altri aggeggi con equipaggio e senza a volare nel cielo, senza contare droni crminali e eromodellisti che volano dove non devono, fa notare. Soprattutto alle basse quote, il che non si sposa bene con il sistema ATC di controlo aereo, progettao per ben altre altezze di volo.

FAA, non fare come l’ENAC!
Una cosa dove Google e Amazon concordano in pieno è che il regolamento non deve entrare troppo nel dettaglio, imprigionando in una camicia di forza un settore ancora in pieno fermento, dove le novità si susseguono più velocemente di quanto le regole possano fare (e poi succedono i pasticci come quello che ha combinato l’Enac a Natale).
Quello che Amazon e Google vogliono è un concordato quadro, non un regolamento minuzioso che farebbe più danni he altro.
Vale la pena notare che Google, Amazon e chiunque altro voglia unirsi a loro stanno lavorando con NASA e FAA sul progetto Unmanned Aircraft Traffic Management System (UTM). L’idea generale è quella di ritagliare per i droni commerciali uno spazio dello spazio aereo tra i 200 e i 500 (grosso modo tra 70 e 170 metri) gestito da un sistema il più automatico possibile per ordinare il traffico. Si tratta di un progetto a lungo termine, però, e il risultato non arriverà prima del 2019. A Google e Amazon sarebbe sicuramente piacerebbe volare prima di allora.

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