Cina a caccia di operatori; i giovani rispondono (e spendono)

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C’è l’industria, ci sono i prodotti e non mancano nemmeno gli ingegneri; l’anello debole della filiera in Cina sembra essere la mancanza di operatori. O almeno questa è la sensazione, visto il proliferare di corsi (anche costosi) che stanno spuntando nella Repubblica Popolare. E le cui aule raramente sono vuote.

Quello di TT Aviation Technology Co., uno dei 40 corsi per giovani attivi in Cina, dura due settimane e ha un costo importante (1200 dollari). Ma evidentemente il gioco vale la costosa candela: al termine del percorso formativo si può ottenere la licenza richiesta da parte della Cina Civil Aviation Administration per operare con velivoli dal peso superiore ai 7 kg, anche al di sopra dei 120 metri; sono gli stessi studenti a confermare che, grazie a questa qualifica, sperano di trovare lavori pagati anche 800 dollari al mese (di più degli stipendi medi in Cina).

Le opportunità appaiono promettenti, sia nel settore privato che in quello pubblico: le stime parlano di aziende ed enti alla ricerca di 10.000 nuovi piloti solo quest’anno per missioni nel campo dell’agricoltura, della logistica, delle videoriprese e della sicurezza.

A ‘dopare’ il mercato ci pensa anche il supporto da parte del governo centrale, che ha puntato diverse fiches sulla robotica (e quindi anche i droni), incentivando corsi e imprese.
Con queste premesse, gli operatori che si stanno formando non temono nemmeno la normativa nazionale che la Cina Civil Aviation Administration sta perfezionando: al netto di alcune precauzioni in città (molto popolose, del resto), non sembra che le autorità vogliano porre un freno a un settore che sta crescendo esponenzialmente.

E in Italia? Al netto delle scuole di volo certificate Enac, sembra che i corsi di formazione all’interno delle scuole si siano stabilizzati, dopo una prima fase di espansione coincisa prima con l’affermarsi dei droni e poi con le liberalizzazioni introdotte dalla seconda bozza del regolamento.
Forse qualcosa si sbloccherà l’anno prossimo: determinante saranno le indiscrezioni sul regolamento europeo, ma già l’apertura riguardante i droni sotto i 250 grammi permetterà agli istituti di stilare un programma di studi specifico e che può davvero essere allettante per programmatori, ingegneri e informatici.

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