Il legale risponde: non è ENAC a stabilire se le immagini riprese dai droni aeromodello possono essere cedute a terzi

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L’avvocato Francesco Paolo Ballirano risponde ai dubbi dei lettori. Oggi ci occupiamo del labile confine tra aeromodelli e SAPR, e se le immagini riprese da un aeromodello (quindi senza patentino, assicurazione e riconoscimento dell’operatore) possono essere cedute a terzi.
Ricordiamo che solo gli associati possono porre le loro questioni al legale, e le domande di interesse generale verranno pubblicate.
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Che rischi si corrono nel caso in cui un aeromodellista cedesse a titolo oneroso una ripresa fatta per divertimento con il proprio aeromodello e che dovesse risultare interessante per qualcuno. Tralasciando gli aspetti fiscali, per cui al pari di un’immagine scattata a terra da un fotografo non professionale potrebbe essere ceduta rilasciando una ricevuta (art. 67, comma 1, lettera i del D.P.R. 917/1986 e D.Lgs n. 276/2003), mi chiedo a che titolo l’ENAC, fatti salvi tutti gli obblighi legati alla sicurezza, possa limitare l’utilizzo e la cessione di immagini frutto della propria attività creativa non professionale?

Anzitutto è necessario premettere che l’ENAC è competente in materia di regolazione tecnica,  certificazione e vigilanza nel settore dell’aviazione civile (art. 687 del Codice della navigazione). Con particolare riferimento ai droni, l’art. 743 del Codice della navigazione specifica che sono altresì considerati aeromobili i mezzi aerei a pilotaggio remoto, definiti come tali dalle leggi speciali, dai regolamenti dell’ENAC e, per quelli militari, dai decreti del Ministero della difesa.

Dunque, l’ENAC, in esecuzione delle funzioni che le sono attribuite dalla legge, ha definito e distinto i mezzi aerei a pilotaggio remoto tra SAPR, utilizzati per operazioni specializzate, ed aeromodelli, utilizzati per scopi ricreativi e sportivi quindi, potremmo dire, per voli fini a se stessi. Le operazioni specializzate svolte con i SAPR, secondo la definizione data dal Regolamento, sembrerebbero essere quelle in cui il drone viene utilizzato per una determinata finalità (riprese, videosorveglianza, agricoltura etc.), a prescindere dal fatto che tale utilizzo sia a titolo oneroso o meno.



Ciò detto, è evidente che la “cessione” di immagini raccolte con un drone non è limitata né regolata dall’ENAC, che, invece, disciplina le operazioni svolte da un drone, che possono essere sia di tipo specializzato (SAPR) che ricreativo (aeromodelli).

Il confine tra operazioni specializzate e non, tra SAPR ed aeromodelli, è labile ed è per questo che molto spesso, per comprendere se si ricade o meno nell’ambito delle operazioni specializzate ci si focalizza sull’utilizzo e la diffusione di immagini. In realtà, il Regolamento ENAC non vieta la cessione di immagini raccolte con un drone, ma ha distinto –in maniera forse non chiara- i mezzi aerei a pilotaggio remoto tra SAPR ed aeromodelli. Dall’utilizzo e commercializzazione delle immagini/riprese effettuate tramite i droni potremmo cercare di comprendere se le operazioni sono specializzate o meno. Questo è il vero punto della questione.

Da ciò potrebbero infatti discendere conseguenze penalmente rilevanti nel caso in cui un drone non sia in regola con quanto disposto dal Regolamento (dichiarazione o autorizzazione, assicurazione etc.). In buona sostanza, la diffusione e la cessione delle immagini può essere rilevante ai fini della distinzione tra SAPR ed Aeromodelli ma non è regolata tout court dall’ENAC.

Occorre infine precisare, per completezza, che un aeromodello, in quanto tale, è soggetto a numerose restrizioni e limitazioni operative che ne rendono l’uso alquanto contenuto e la possibilità di sovrapporre l’attività di un SAPR a quella di un aeromodello è ancor più improbabile.

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