Gamaya, il drone agricolo svizzero che aiuta i contadini brasiliani

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Gamaya, uno spin off el Politecnico Federale di Losanna (EPFL) ha raccolto finanziamenti per 3,2 milioni di franchi svizzeri per sviluppare un drone secializzato per applicazioni agricole. La macchina svizzera conta su una innovativa camera multipettrale per raccogliere in una sola passata più informazioni possibili, tra cui il tipo di sementi lo stadio di maturazione del raccolto, livello di idratazione delle piante, eventuali parassitosi e malattie delle foglie. E questi dati, secondo i principi dell’agricoltura di precisione, serviranno all’agricoltore per ottimizzare l’uso di acqua, fitofarmaci e diserbanti chimici.

Oltre al drone di per sé, Gamaya ha sviluppato un software che trasforma i dati raccolti dalla camera iperspettrale del drone in mappe di facile leggibilità per l’agricoltore: a ogni problema è assegnato un colore diverso, così può sapere subito cosa va fatto e in quale punto del campo, per ottenere un raccolto più sano a costi inferiori. Il software da anche suggerimenti – per esempio quale fitofatrmaco usare e in che concentrazione – e fornisce proiezioni sul valore finale del raccolto.

“Abbiamo deciso di cominciare dall’America Latina” dicono i ricercatori elvetici, “quindi al momento il software è ottimizzato per le produzioni locali: soia, granturco e canna da zucchero“. I primi test sono stati portati avanti in Brasile, dice il ceo Yosef Akhtman, “Dove gli appezzamenti sono giganteschi e le condizioni ambientali spesso difficili”. I primi esperimenti sono stati un successo: “Il sistema ha potuto ridurre del 30% le perdite dovute a malattie e parassiti, avvisando subito e con precisione gli agronomi di dove erano i problemi e come risolverli”. E soprattutto, chiosa Akhtman, “I droni potranno essere la chiave per vincere la più grande sfida mai portata a memoria duomo all’agricoltura: entro il 2015, con la popolazione umana che sfonderà il muro dei 10 miliardi di persone, i campi dovanno produrre più cibo in un anno di quanto ne abbiano prodotto nei 10 mila anni precedenti“. Un bel compito, per un piccolo drone nato in un’università nel cuore dell’Europa.

 

 

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