Nessun drone multicottero oggi in commercio potrà mai essere considerato inoffensivo

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Dopo due anni che aspettiamo, oggi ENAC ha pubblicato le linee guida per i futuri SAPR inoffensivi sotto i due chili. Diciamo subito che la questione riguarda esclusivamente i SAPR, cioè i droni che lavorano, per quelli usati per divertimento, quindi come aeromodelli, il concetto NON si applica.

Se per una macchina da 300 grammi non ci sono grossi problemi ad essere considerata inoffensiva, basta che pesi appunto meno di tre etti, che non voli a più di 60 km/h (che è un bell’andare) e che abbia i paraeliche, per i droni da tre etti a due chili le cose si complicano assai, tanto che nessun drone comunemente inteso oggi in commercio (eccetto qualche ala fissa) può aspirare alla dichiarazione di inoffensività, che porta vantaggi notevolissimi: se il drone pesa più di tre etti è sempre necessario l’attestato di pilota remoto (il cosiddetto patentino), ma per un drone inoffensivo tutte le operazioni sono non critiche, anche in città, e questo rende estremamente più semplice usarlo per lavoro.

In molti speravano che anche i droni in commercio, uno tra tutti il Phantom, potesse essere considerato inoffensivo, visto che pesa circa un chilo e mezzo, ma le cose non stanno così. Non è solo una questione di peso: Eanc nota che un pallone da calcio non fa grossi danni anche se il suo impatto sviluppa una discreta energia, mentre un pallino da softair ne sviluppa molto ma molto meno, eppure se finisce in un occhio sono guai.

Si fa presto a dire “inoffensivo”
Quindi per ottenere la dichiarazione di inoffensività non basta pesare poco e volare a velocità ragionevoli, bisogna anche che forme e materiali siano adeguati: il polistirolo è accettabile, e anche materiali antichi per l’arte aeromodellistica come la balsa, mentre il carbonio, il metallo, la plastica e la fibra di vetro sono bandite. e questo taglia fuori la stragrande maggioranza dei droni in commercio, specie multirotori.
Inoltre anche la telecamera non può essere montata all’esterno, ma deve essere protetta dentro la struttura morbida, quindi niente gimbal e niente telecamere appese. Niente antenne, niente carrelli o pattini d’atterraggio duri. Niente bordi d’entrata taglienti per le ali fisse, protezioni per eliche e rotori per tutti gli altri. Niente fusoliere appuntite, batterie ben protette dagli urti eccetera eccetera.

Un nuovo mercato si apre. Ma sarà grande? Scommettiamo di no.
Insomma, per poter essere considerato inoffensivo, un drone ha bisogno di essere progettato da zero nel rispetto della normativa. Una cosa che potrebbe aiutare l’industria italiana, che sfruttando le opportunità dei droni da 300 grammi ha fatto nascere macchine molto convincenti, ora potrebbe succedere la stessa cosa anche per quelli sotto i due chili. Sempre che ci sia una vera ragione tecnica per superare il muro dei 300 grammi: per fare videoriprese non vediamo che differenza realistica ci sia tra un drone da tre etti e uno da due chili, e un tre etti vincerà sempre in praticità su un due chili perché non ha bisogno di attestato (er relativa visita medica). Ma le cose cambiano per applicazioni che richiedano termocamere sofisticate, per esempio per l’agricoltura, o laser LIDAR per l’aerofotogrammetria di precisione. A nostro parere, i tre etti (e meglio ancora i 250 grammi, che sono compatibili anche con le regole internazionali di FAA e domani di EASA) diventeranno sempre più diffusi, i due chili inoffensivi si ritaglieranno la loro nicchia per applicazioni particolari, e spariranno i droni intermedi, che non hanno più senso, dai due chili inoffensivi si passerà a macchine grandi per payload importanti.

Come fare per avere l’agognata dichiarazione?
La dichiarazione di inoffensività può riguardare sia un singolo drone sia una macchina prodotta in serie con certificazione di progetto. E bisogna convincere sul campo ENAC che sia inoffensivo davvro, anche con l’uso di manichini, o meglio “bersagli realisticamente simulanti le caratteristiche del corpo umano”. Una volta ottenuto ciò, qualsiasi operazione diventa non critica, quindi non servono buffer, cavi di vincolo, terminatori, transenne e tutta la pletora di complicazioni che rendono di fatto impraticabili le operazioni critiche nella grande maggioranza dei casi. Resta comunque inteso che l’inoffensività non si applica nei confronti degli aeroplani, visto che secondo ENAC gli esiti di un urto con un drone anche inoffensivo contro un aereo sono imprevedibili, quindi continuano a valere le consuete regole di distanza dagli aeroporti e precedenze agli aeromobili.

SCARICA LE LINEE GUIDA ENAC

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