Il Secolo XIX: “E’ stato un hacker a far precipitare il drone Piaggio?”

0

Scioccante ipotesi del quotidiano genovese Il Secolo XIX, che lancia il sospetto che a far precipitare in mare il prototipo dell’Hammerhead, il grande drone militare di Piaggio Aero che avrebbe dovuto equipaggiare sia la nostra Aeronautica Militare sia quella degli Emirati Arabi, proprietari della quasi totalità dell’azienda ligure, sia stato un hacker.

Si legge testualmente sul quotidiano: “Lo scenario che si delinea dai primi accertamenti è quello di un sabotaggio. Di un’azione di hacker dei cieli, che attraverso un segnale pirata sono riusciti a bloccare i motori del velivolo e a farlo cadere in mare. Insinuandosi nei sistemi di controllo, hanno mandato in avaria l’apparecchio, bloccandone la propulsione”.

Non sappiamo quale e quanto attendibile sia la fonte del Secolo XIX, che non è avallata da Piaggio Aero, che risponde «La Commissione interna che Piaggio Aerospace – in collaborazione con le autorità competenti – ha immediatamente attivato dopo l’incidente per accettarne le cause è al lavoro e non ha ancora prodotto il rapporto finale . La società attende allo stesso tempo gli esiti dell’indagine avviata dalla Commissione all’uopo costituita dallo Stato Maggiore dell’Aeronautica. Ogni ipotesi in questa fase è pura speculazione».

Non sappiamo dunque quanto realistica sia la ricostruzione el Secolo, che parla di “guerra commerciale per screditare il progetto Piaggio”, ma quel che è certo è che un drone militare deve avere un link di controllo assolutamente a prova di hacker: se un nemico, un sabotatore, un terrorista o comunque un malintenzionato è riuscito a introdursi nel collegamento tra l’aereo e la stazione a terra, significa che il progetto avrebbe delle debolezze totalmente inaccettabili per un aereo militare, e non sarebbe certo una scusa per giustificare quel che  successo. Anzi, diciamo che se le cose fossero andate davvero come dice li Secolo, significa che chi voleva screditare Piaggio c’è riuscito in pieno: chi lo vuole un drone militare da sei tonnellate che può cadere come una pera per colpa di un hacker?

Quella che per l’aeromodellista medio è la scusa più banale, “sono caduto per colpa di una interferenza”, per un drone militare è assolutamente inaccettabile: la robustezza, affidabilità, qualità e soprattutto l’inviolabilità del link sono il succo del sistema d’arma, tutto il resto sono dettagli, a cominciare dal drone di per sé: che l’Hammerhead voli benissimo non è in discussione, essendo derivato di peso dal P180 che vola magnificamente. L’unica cosa che Piaggio (e SELEX) dovevano dimostrare con questi voli è di saper costruire la parte qualificante del sistema, un link di grado militare assolutamente sicuro.

Se davvero hanno sbagliato qui, nell’inviolabilità del link, il progetto è d buttare senza ripensamenti. E il fatto che – se ha ragione Il Secolo – sia stato un hacker non è per nulla un’attenuante, anzi, è un’aggravante: un aereo militare deve sopravvivere ai nemici, e non solo ai poveri cristi armati con uno schioppo (che pure a suo tempo erano riusciti a tirarci giù un cacciabombardiere Tornado) ma a nemici veri, esperti nella guerra digitale ed elettronica. Un fallimento su questo fronte significherebbe che l’industria italiana non è semplicemente all’altezza della guerra moderna, con l’aggravante che – se le cose sono andate come ricostruisce il quotidiano ligure – dopo due settimane dall’incidente manco si sarebbero accorti che il loro sistema è stato violato: andiamo bene, fossimo in guerra per davvero in due settimane ci avrebbero invaso tutto lo Stivale.
Ma sono solo speculazioni, finché l’inchiesta non avrà stabilito fuori da ogni dubbio quel che è successo davvero sui cieli di Trapani il 31 maggio scorso. Contrariamente all’aeromodellista medio, ci auguriamo che sia stato un errore umano. Se è stata un’interferenza sono davvero guai. Guai enormi.

2545 visite

Share.
Commenta:

Segui DronEzine sui social: