Parrot Disco FPV: prova in volo del drone Parrot ad ala fissa

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Per prima cosa, il Disco è un drone, non un aeromodello. E questo lo rende assolutamente semplice da usare per un principiante. Mentre impone agli aeromodellisti esperti di disimparare tutto quello che hanno appreso e avvicinarsi a un modo del tutto diverso di volare.

Da quando avevo visto le primissime immagini del tuttala marchiato Parrot al CES di Las Vegas, nell’inverno scorso, avevo il desiderio di provarlo in volo. Ero curioso soprattutto di scoprire cosa significasse per Parrot il concetto stesso di aereo robot. E devo dire che mi ha stupito, è un oggetto volante che ha la forma di un aeromodello ma ha un modo di volare radicalmente diverso da tutto quello che avevo pilotato prima, nei miei quarant’anni abbondanti di aeromodellismo.


unoGrazie alla disponibilità di Parrot Italia DronEzine è stata la prima rivista italiana a poterlo provare dal vivo
. A differenza dei quadricotteri, che possono volare in pochissimo spazio, i droni ad ala fissa hanno bisogno di aree più generose, quindi insieme ai responsabili della multinazionale francese abbiamo trovato ospitalità al campo HeliFly di Pantigliate, alle porte di Milano, campo volo attrezzato per aeromodelli dove poter fare le prove di volo in piena sicurezza.

Uno sguardo da vicino

Special guest: Luigi Contin di iDRONI mostra la scatola del Disco

Special guest: Luigi Contin di iDRONI mostra la scatola del Disco

Il primo sguardo al Disco è decisamente positivo: un’estetica pulitissima, elegante nella sua livrea bicolore che viene ripresa anche dagli accessori, il radiocomando WiFi Skycontroller 2 e la maschera per il pilotaggio FPV. Il drone è in schiuma leggera e molto resistente agli urti, e la prima cosa che salta all’occhio è la camera frontale, full HD, derivata da quella del cugino quadricottero BeBop 2, che non ha bisogno di gimbal in quanto sia la regolazione del punto di vista della camera sia la stabilizzazione sono digitali.  La macchina smontata sta in una scatola di relativamente piccole dimensioni, che si trasporta facilmente, e si monta in pochi minuti sul campo senza bisogno di attrezzi. La calibrazione assomiglia a quella dei quadricotteri a cui siamo abituati, e termina quando la spia sul muso diventa verde. Più facile di così…

CHUCK, il pilota automatico


schermata-2016-09-16-alle-20-03-36Mentre la macchina si calibra, approfittiamo per dare un’occhiata sotto il cofano. Il cablaggio più che pulitissimo è inesistente: tutta l’elettronica è contenuta in una scatola arancione, che non a caso assomiglia alla scatola nera di un aeroplano, ed è il segreto delle straordinarie capaciàt di volo del Disco. Che deriva dagli algoritmi sviluppati per Parrot C.H.U.C.K., la scatola arancione. Il nome sta per Control Hub & Universal Computer for Kit, ed è il cervello che controlla ogni fase di volo grazie alla presenza di numerosi sensori. Scommettiamo che il nome sia anche un tributo a Chuck Yeager, il famoso pilota e astronauta americano he nel 1947 è stato il primo uomo a superare il muro del suono e rimanere vivo per raccontarlo. Chuck adatta i parametri per tutta la durata del volo e impedisce al pilota di img_7953superare l’inviluppo di volo della macchina. La velocità rispetto all’aria viene rilevata, esattamente come sugli aerei con pilota a bordo, attraverso un tubo di Pitot, cruciale per evitare stalli involontari o per prendere troppa velocità durante le affondate. Per semplificarne il pilotaggio, il Disco  è dotato di un sistema di navigazione inerziale (accelerometro, giroscopio, magnetometro e altimetro) e di un modulo GNSS (GPS + GLONASS), che consentono il mantenimento automatico di direzione, altitudine e velocità del volo. Infine, per la massima sicurezza, l’applicazione FreeFlight Pro integra le funzioni “Return Home” e “geofence” , il primo per assicurare il ritorno a casa del drone in ogni condizione e il secondo per evitare di volare per sbaglio in una zona interdetta ai droni. Vedremo presto come nella realtà a volte pilotiamo noi, a volte pilota Chuck, bisogna trovare il modo di andare d’accordo. Oppure lo si può bypassare, collegando una normale radio da aeromodellismo alla porta di Chuck: così tutti gli automatismi vengono esclusi e il drone diventa un aeromodello. Potendosi anche permettere di fare acrobazie.

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Il direttore di DronEzine, Luca Masali, ai comandi del Disco

La radio (e il telefono e il visore da realtà virtuale)

Ci è piaciuto subito lo Skycontroller 2 che equipaggia i Disco, molto più compatto e comodo da usare del precedente (per intenderci, quello del BeBop i e 2). Pesa 500 grammi, meno di un terzo del “vecchio” Skycontroller. E si impugna molto bene. Un poco cheap, visto il livello del drone, la qualità degli stick, una delle poche cose che ci sono piaciute poco del drone francese.

Il nuovo skycontroller  ha una portata (teorica) di due chilometri, e come il precedente  la radio è Wi-Fi MIMO in formato XS. Si possono configurare liberamente pulsanti e stick, quindi qualsiasi sia il nostro MODE di pilotaggio, lo si può configurare sulla radio. Tra l’altro il Disco si comanda solo con gli elevoni, non ha timone di direzione, quindi non può imbardare, la virata si fa sempre di alettoni.

Di conseguenza lo stick che normalmente si usa per il timone può essere configurata per comandare dei circle automatici a destra e sinistra, oppure per modificare il pan della camera. Oltre alla radio, per volare è necessaria la app per smartphone, FreeFlight Pro, disponibile gratuitamente su AppStore e Google Play.

La appHa un’interfaccia intuitiva che permette all’utente di adattare i comandi e i parametri di volo al proprio livello di esperienza. Il pilota è quindi in grado di gestire la velocità, limitare l’altitudine o la distanza, gestire la connessione Wi-Fi, i parametri di foto/video e può vedere i filmati video catturati da Parrot Disco in tempo reale dal proprio smartphone o tablet iOS o Android. Parrot cloud, gratuito e integrato nell’applicazione FreeFlight Pro, salva i dati di ogni volo. L’applicazione FreeFlight Pro permette, inoltre, di configurare Parrot Skycontroller 2 per personalizzarne i comandi e di accedere alla funzione ‘Flight Plan’ (funzione in-App disponibile a pagamento) per creare voli automatici in modo semplice. Completa la dotazione il visore da realtà virtuale, che è passivo, nel senso che funziona solo inserendoci lo smartphone, connesso con un cavo al radiotrasmettitore per poter ricevere il video di ritorno e la telemetria. Il visore si chiama FPV Cockpitglasses,  e l’impressione è quella di avere un vero HUD come quello dei piloti dei caccia. Ma ricordiamoci che per pilotare in FPV bisogna essere in due, di cui uno non perda mai di vista il drone a occhio nudo e sia pronto a prendere il volo a vista in ogni momento. Nella nostra prova, siamo giunti alla conclusione che il modo migliore di usare il visore è affidarlo al regista che lo utilizzerà per controllare l’inquadratura e dire al pilota dove deve volare per ottenere il risultato ottimale. Certo, un pilota davvero esperto può tranquillamente usarlo per pilotare in FPV, ma per gli esseri umani normali volare senza vedere il drone è davvero complicato.

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Il modo sbagliato per lanciare il Disco

Il decollo e la crociera

Il decollo è totalmente automatico, ma richiede comunque un poco di attenzione nella fase del lancio. L’elica taglia come un rasoio, non è una buona idea lanciarlo come mostrato in questa foto, in quanto la mano potrebbe sbattere contro le pale, che non è esattamente l’ideale. Il fatto che il Disco si chiami appunto “Disco” suggerisce che sarebbe meglio lanciarlo come un discobolo, tenendolo per l’ala e lanciandolo delicatamente in aria dopo aver premuto il pulsante per il decollo e atterraggio al centro dello skycontroler.
Appena in aria, il drone sale bello dritto da solo fino a quota di sicurezza, dopo di che se non si fa nulla rimane a disegnare cerchi perfetti nel cielo,

La tecnica corretta di lancio

La tecnica corretta di lancio

altrimenti si può cominciare a pilotare. E qui cominciano le grandi differenze tra un drone e un aeromodello.
GIà, perché sembra di essere ai comandi di un jet commerciale fly-by-wire. Non solo per la stabilità semplicemente sbalorditiva, vento o non vento, turbolenze o mica turbolenze il Disco è sempre sui binari, e già questo è notevole. Ma la tecnica stessa di pilotaggio è completamente diversa da quella a cui è abituato un pilota di aeromodelli: durante una virata viene naturale sostenere con il cabra la macchina, visto che tutti gli aeromodelli del mondo, chi più chi meno, quando si inclinano per virare perdono sia velocità sia portanza e tendono a buttare giù il muso. Ovviamente, essendo questo un fenomeno fisico accade anche al Disco, ma la correzione della quota img_7958e della velocità la fa Chuck per noi: il risultato è che per virare basta usare esclusivamente lo stick degli alettoni, senza agire né sul gas né sul cabra, e il Disco disegna virate perfettamente raccordate e senza sbavature, a quota e velocità costante. C’è qualcosa di magico in questo, e impone al pilota-aeromodellista di disimparare tutto quello che ha imparato.

Esattamente come il pilota automatico di un Airbus impedisce al pilota di fare sciocchezze con un aeroplano zeppo di gente, così il Disco si rifiuta categoricamente di superare il suo inviluppo di volo: Chuck è sempre prontissimo non solo a correggere gli errori del pilota, ma anche a non lasciare che si diverta. Abbiamo provato in ogni modo a fare acrobazie, ma niente da fare. Impossibile fare un looping, anche se la velocità è più che sufficiente: ci appendiamo disperatamente al cabra, e il Disco semplicemente punta il naso verso il cielo, mantiene il rateo di salita ottimale (circa 45 gradi, a occhio) e sembra voler salire sulla Luna, ma non c’è verso di superare l’angolo di attacco massimo, sale come un ascensore ma non si ribalterà mai sulla schiena come vorremmo che facesse. Lo stesso per la picchiata: vediamo almeno di costringerlo a scendere in candela, col muso in verticale verso il terreno, ma anche qui il img_7969Disco rifiuta di darci retta. Si mette a scendere alla velocità e all’angolo che Chuck ha deciso essere ottimale per scendere in fretta e non lo supera manco morto, anzi, con nostro grande smacco il motore scende di giri per mantenere la velocità nei limiti decisi da Chuck. Senza molta convinzione tentiamo un tonneaux, alettoni tutti da una parte e quello non fa una piega, tutto quello che ci concede è la solita virata perfettamente livellata. Comprendiamo perfettamente quale deve essere la frustrazione del comandante di un Airbus, che non può fare capriole con il suo aeroplano, visto che la logica di bordo mette al primo posto il confort dei passeggeri e all’ultimo i desideri del pilota. Naturalmente c’è una logica in tutto ciò: il Disco nasce come piattaforma per fare riprese video e aerofotogrammetria, dove serve un volo assolutamente stabile, tanto da sembrare quasi magico. Per giocare a fare i Baroni Rossi è meglio prendere un tuttala da cento euro su Hobbyking, non ha molto senso mettere a rischio un drone da 1300 com’è il Disco per fare giravolte. Comunque volendo basta attaccare una radio a Chuck e via con tutte le acrobazie del mondo.

Il mondo visto dal visore

img_7975Non essendo io un granché come pilota FPV, a differenza del collega Stefano Orsi che invece con il visore sul naso ci è nato, e non a caso è il direttore scientifico di DronEzine, il volo l’ho fatto in massima parte guardando il Disco tenendo il visore sulla fronte. Ma naturalmente non potevo resistere alla tentazione di provarlo con il caschetto sul naso.
Una esperienza davvero entusiasmante, devo ammettere. Vedere il mondo dal cielo volando come un uccello è di per sé una meraviglia, ma con un drone così stabile e piantato nel cielo come il Disco è qualche cosa di magico. Mi sembrava di essere in un videogioco, mentre  disegnavo cerchi nel cielo con lo stick della radio. Il ritorno video è estremamente fluido, senza scatti, senza ritardi avvertibili e con una risoluzione più che buona. Mi sentivo un gabbiano, immerso nel silenzio irreale (anche perché non ci sono microfoni che trasmettano a terra il rumore del motore) e me la sono goduta un mondo a vedere scivolare sotto di me la Pianura Padana, ipnotizzato dal lento scorrere di numeri e cursori verdi che mi trasmettevano parametri di volo che notavo appena, perso nella magia di quel volo onirico, coccolato da Chuck che si prendeva carico di tutti i dettagli tecnici della navigazione lasciandomi solo la gioia del lievitare con i piedi per terra.

L’atterraggio (e la mia magra figura)

img_7983Anche l’atterraggio è totalmente automatico. Si schiaccia il pulsante e il drone atterra. in questa modalità Chuck ci consente solo di controllare la direzione durante la fase finale. Peccato che la tecnica corretta di atterraggio sia quella di portare il drone praticamente a terra e poi pigiare il bottone. Non lo sapevo, e ho fatto quel che ho sempre fatto con i tuttala: ho premuto il bottone da una buona quota, immaginando che il motore si spegnesse e fare un bell’atterraggio controvento in planata.
Pessima idea. Il drone ha cominciato a scendere con a sua solita sicurezza e stabilità, ma Chuck mi ha escluso ogni comando diverso dagli alettoni per le virate. Poco male, ho pensato, dopotutto ho quota e spazio per impostare un bell’atterraggio in asse pista anche solo di alettoni. Ma avevo fatto i conti senza Chuck: nell’ultima virata prima dell’atterraggio ho visto che il Disco se la pigliava davvero comoda a girare, rischiando di centrare la rete di protezione del parcheggio. Con un aeromodello “normale” non avrei avuto nessun problema: avrei stretto un poco la virata e sarei arrivato comunque in pista, magari con un angolo di imbardata alto ma avrei avuto lo stesso tutto il tempo di livellare le ali. Ma il Disco NON è un aeromodello, è un aero robot che ha una sola priorità: non img_7985stallare e non rischiare di prendere un angolo di bank troppo accentuato. Così il Disco si è rifiutato di stringere la virata, puntando il naso (pardon, la telecamera) contro la rete. Ora cominciavo a sentir puzza di guai, l’unica era riattaccare e passare SOPRA la rete. Ho dato gas, ho cabrato… e Chuck se n’è fregato. Già, perché il Disco è un aereo robot senza sensori anticollisione, quindi non aveva idea che davanti al naso c’era la rete, e quando il pulsante di atterraggio è premuto gas e cabra sono disattivati.
Se avessi avuto esperienza con il Disco, avrei ri-premuto il bottone attivando il decollo automatico e il Disco sarebbe uscito senza problema dai guai. Ma non avendocela, non mi è venuto in mente e con orrore ho visto il drone puntare la rete come un treno sui binari e finirci dentro. Figura orribile, ma senza conseguenze se non per l’onore: nemmeno il più piccolo graffio, nonostante la botta abbastanza decisa. La rete tra l’altro era metallica, non una morbida rete di tela. Decisamente, avremmo preferito che dando gas si escludesse la modalità atterraggio automatico, esattamente come sulle auto con il cruise control basta premere l’acceleratore per escludere la funzione, senza dover premere alcun pulsante. E questa è la seconda cosa che ci è piaciuta poco, oltre alla qualità degli stick non all’altezza di una macchina di questo costo.

Serafico, subito dopo la botta contro la rete il responsabile di Parrot mi ha sussurrato all’orecchio: “Il pulsante di atterraggio andrebbe premuto quando il drone è molto basso, praticamente solo per il corto finale“. Grazie, magari potevi dirmelo prima, neh?

PREZZO: 1.299 euro

CARATTERISTICHE TECNICHE

  • DIMENSIONI: 1150 mm x 580 mm x 120 mm, apertura alare: 1150 mm (45 “)
  • PESO : 750 gr | 26 oz
  • GPS : Built-in GPS: GPS + GLONASS
  • PERFORMANCE : Circa 80 km/H. Motore brushless 1280 kv, servocomandi 5V,  RF Receiver ready SBUS, SUMD, CPPM
  • VIDEO : 1080p Full HD camera Video streaming: 360p / 720p
  • SOFTWARE : Linux & Open source SDK for App development
  • SENSORi : Ultrasuoni Altimetro Optical flow camera Tubo di Pitot
  • NAVIGAZIONE INERZIALE : 3-axis gyroscope 3-axis accelerometer 3-axis magnetometer
  • HARDWARE : CPU Dual core Cortex A9, Internal Flash Memory 32 GB
  • WI-FI : WiFi AC-type, 2 bi-band antennas (2.4 and 5 GHz) Portata circa 2 km per controllo e ritorno video
  • BATTERIA : 2700 mAh / 25 A 3-cell LiPo Battery,  Autonomia: 45 min
  • PARROT SKYCONTROLLER 2 : Dimensioni  200 x 180 x 110 mm, peso 500 g. Due stick, 8 pulsanti assegnabili liberamente, batteria Li-Po 2700 mAh, autonomia 240 min., USB plug, WiFi MIMO antennas
  • PARROT COCKPITGLASSES: Peso 390 g, FOV : 90° –  Compatible con smartphone con schermi tra 4.7 e 5.7 pollici, spessore tra 6 e 9.5 mm.
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