Droni: dal 2019 geofencing obbligatorio e quattro classi di pericolosità

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Di Francesco Paolo Ballirano, avvocato esperto in diritto aeronautico e membro del Comitato Scientifico di DronEzine

L’Europa comincia a mostrare delle anticipazioni sempre più precise di quello che sarà l’euroregolamento sui droni, articolato su quattro classi per gli aerei robot. E lascia anche spazio alle leggi nazionali, per esempio sulle sanzioni.

Tra i temi affrontati recentemente al Dronitaly, ha suscitato particolare interesse quello relativo al futuro quadro normativo europeo relativo ai droni. Come sappiamo, sono state pubblicate le versioni aggiornate delle future modifiche da attuare al Regolamento n. 216/2008 (c.d. Regolamento Basico) dove il limite di 150kg (confine entro ed al di fuori del quale cessa la competenza ENAC e dei singoli Stati membri dell’Unione Europea) scomparirà definitivamente per dare spazio alle famose tre categorie “open”, “specific” e “certified”.
La suddivisione dei droni in tali categorie risponde anzitutto ad esigenze di sicurezza. Le categorie sono strutturate in relazione alla potenzialità dannosa dei velivoli, dove la categoria “open” rappresenta la categoria nella quale vi rientrano droni con un bassissimo rischio per la sicurezza di terzi e cose, la “specific” rappresenta la categoria ove la sicurezza può essere mitigata con determinate limitazioni – categoria a medio rischio – e la “certified” rappresenta, infine, la categoria di droni a più alto rischio per la sicurezza.

L’anticipazione dell’estate

Il 22 agosto 2016 è stato pubblicato una “prototipo” di Regolamento esecutivo della Commissione Europea (“prototype” Commission Regulation on Unmanned Aircraft Operations”), che attua e specifica le disposizioni del futuro Regolamento Basico relative ai droni ed in particolare quelle della categoria “Open”, suddivisa a sua volta in quattro sottocategorie (A0, A1, A2 e A3) e quelle della categoria “Specific” in cui rientrano, di fatto, la stragrande maggioranza dei droni venduti ed utilizzati. È utile ricordare che tale Regolamento fa parte della cosiddetta “binding law” e quindi deve essere necessariamente rispettato dagli operatori, differenziandosi dalla cosiddetta “soft law” – generalmente prodotta dall’EASA attraverso la pubblicazione dei vari documenti tecnici – che non necessariamente deve essere rispettata perché non è legalmente vincolante.

In vigore nel 2019?

In buona sostanza, in Europa sta venendo a delinearsi un quadro normativo estremamente particolareggiato e dettagliato, in alcuni casi anche complesso, in tempi estremamente brevi. In particolare, data la futura riforma del Regolamento Basico nel prossimo anno, il “prototipo” di Regolamento di esecuzione dovrebbe entrare in vigore nel 2019.


Tutti registrati, salvo i 250 grammi

Il Regolamento richiede che tutti gli operatori, eccetto quelli della categoria “open” A0 (droni con peso massimo al decollo inferiore ai 250g) debbano essere registrati presso le autorità dello Stato membro dove hanno una residenza.  Le limitazioni della categoria “Open” sono molto stringenti com raggio d’azione (da un minimo di 50 a un massimo di 150metri). Mentre per la categoria Specific il possesso dei requisiti per il pilotaggio sarà attestato anche attraverso il conseguimento di un “light UA operator certificate” (LUC) che permetterà al pilota di avere agevolazioni e velocizzazioni in relazione all’analisi del rischio delle operazioni e alla compliance con i requisiti EASA. Il Regolamento di esecuzione inoltre ha un approccio alla materia con la consapevolezza che ti droni di tali due categorie saranno utilizzati da un elevato numero di persone e pertanto stabilisce regole che oltre a prescrivere determinate modalità d’uso e strutturali del drone, tentano anche di armonizzare il loro utilizzo coordinandosi con il tema, più generale, relativo alla sicurezza dei prodotti di cui al Regolamento n. 765/2008 e alla Decisione n. 768/2008/EC.

Quattro classi per i droni

Il Regolamento provvede poi a suddividere, come già accennato, i droni in 4 categorie (da A0 ad A3) ognuna con sue specifiche caratteristiche. La suddivisone come abbiamo detto essenzialmente dipende dalla capacità di far danni di ogni drone, classe zero sono praticamente inoffensivi, la tre è quella delle macchine che possono fare danni davvero seri.

Classe 0 (inoffensivi)

0Rientrano in tale categoria i droni che hanno un peso massimo al decollo di 250g; che hanno la possibilità di non volare oltre i 50 metri di quota e i 100 metri di distanza dal pilota, a una velocità inferiore ai 54km/h. I droni rientranti in tale classe dovranno essere in possesso di del logo qui a sinistra.

tali droni devono essere introdotti nel mercato con istruzioni chiare ed adeguate, in relazione all’età dell’utilizzatore ed al rischio potenziale delle operazioni.

Classe 1

1Rientrano in tale categoria i droni che garantiscono, in caso di impatto con una persona, discreti danni fisici. I droni di tale classe (come peraltro anche di quelle successive) non devono avere un peso massimo al decollo superiore ai 25kg e dovranno avere una tensione di lavoro non superiore a 24 volt (pacchi LiPo 6S). sui droni di questa categoria è necessario apporre il logo a sinistra.

Classe 2
2Parliamo dei droni che in caso di impatto con una persona potrebbero avere conseguenze serie. Le caratteristiche principali di tale categoria sono quelle dei droni che hanno la funzione “auto-return home”, con un volo ad altezza massima di 50mt anche attraverso limitazioni di sistema, ed un sistema elettrico non superiore ai 48volt (pacchi LiPo 12S, per un pelo non si possono usare 13S)  e devono essere dotati di un vero e proprio manuale. I droni di tale categoria devono essere contrassegnati con il logo a sinistra.

Classe 3

3Tali droni sono quelli che hanno un maggiore peso massimo al decollo (comunque inferiore ai 25kg) non possono volare al di sopra dei 150 metri, in caso di perdita del data link devono essere in grado di avere funzioni tali da ridurre gli eventuali effetti pregiudizievoli a terzi in aria e a terra. In tale categoria appartengono in sostanza tutti i droni della classe 2 capaci di essere maggiormente lesivi e rischiosi per la sicurezza. Anche per loro c’è un logo specifico (a sinistra).

Geofencing

Anche i sistemi di geofencing vengono individuati attraverso classi. Non dobbiamo intendere il geofencing come la funzione di certi droni commerciali che impediscono di volare nelle zone interdette, per esempio gli aeroporti, quanto piuttosto di sistemi che impediscano a drone di uscire dallo spazio aereo che gli è stato assegnato: in particolare,  parliamo della funzione di geofencing di seconda classe e di terza classe, dove si ha una limitazione permanente in grado di tenere il drone ad un’altezza massima di 50 metri, mentre la terza classe ha una funzione selezionabile e modulabile dall’operatore con un limite, comunque automatico, in grado di limitare il volo entro i 150 metri dal pilota.

Altre previsioni

Il prototipo di Regolamento inoltre impartisce specifiche istruzioni ai costruttori, ai rappresentanti autorizzati da quest’ultimi, agli importatori ed ai distributori.
È infine previsto che gli Stati membri dovranno prevedere sanzioni, sia amministrative che penali, per le violazioni di tale Regolamento,  attraverso regole effettive, proporzionali ed in grado di rendere efficace il rispetto delle previsioni contenute nel Regolamento.

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