I droni dell’Isis preoccupano il Pentagono

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Dopo l’attacco fatale dei giorni scorsi, dove un piccolo drone imbottito d’esplosivo ha ucciso due soldati curdi e ferito gravemente due parà francesi, il Pentagono studia contromisure contro i droni dell’Isis, per lo più droni commerciali modificati per trasportare esplosivo ad alto potenziale. Su un piccolo drone ce ne sta davvero poco, ma a quanto si è visto può essere mortalmente efficace. L’attentato, avvenuto ad Ebril, capitale del Kurdistan iracheno, non è il primo episodio in cui droni commerciali trasformati in bombe volanti sono stati usai dall’Isis, ma è la prima volta che i droni dello Stato islamico uccidono. La settimana scorsa un altro piccolo drone aveva attaccato un bunker, provocando danni all’edificio ma senza causare feriti, e il primo ottobre un altro drone pieno di esplosivo era stato abbattuto a fucilate dai soldati iracheni. “Il nemico impara velocemente a usare queste armi improvvisate”, ha commentato il generale Sean MacFarland, capo del contingente statunitense in Iraq. Le contromisure esistono, il Pentagono si è dotato di jammer in grado di disinnescare la minaccia dei piccoli droni killer, ma queste contromisure non sono disponibili in Iraq. Prima del salto di qualità dei droni trasformati in kamikaze volanti l’Isis aveva accumulato esperienza usando i droni per filmare gli attacchi suicidi con auto imbottite di esplosivo, ma la minaccia era stata presa sottogamba dagli esperti miltari del Pentagono: “Non possono essere usati per identificare con precisione i bersagli, è tutta propaganda” aveva commentato lo stesso MacFarland, ma gli attentati dei giorni scorsi provano che aveva torto.

20 milioni di dollari contro droni da un chilo
A questo punto, il Pentagono corre ai ripari e stanzia altri 20 milioni di dollari per farsi un’idea chiara del problema. La CIA ha creato una commissione per studiare esattamente come l’Isis usa i droni e il segretario dell’Esercito USA, Eric Fanning, ha messo in piedi un ufficio studi per fermare i droni esplosivi. Nel frattempo, dall’estate scorsa si moltiplicano le segnalazioni di militari americani e siriani che notano piccoli droni in hovering sulle linee del fronte e vicino alle installazioni militari della Coalizione. E la risposta non si è fatta attendere: in un ano e mezzo, gli USA hanno condotto almeno otto raid aerei proprio per distruggere al suolo i droni dello stato islamico.

Droni killer anche in Europa?
Il timore ovviamente è che l’Isis, incoraggiata dai successi, possa esportare i droni esplosivi anche fuori dai campi di battaglia. Un rapporto del  Combating Terrorism Center di West Point mette sull’avviso che in futuro droni commerciali potrebbero essere usati da gruppi terroristici e potrebbero portare u payload maggiore di quello visto in azione in Iraq. Droni che potrebbero volare più a lungo e più lontano dal punto di decollo, utilizzando link di controllo sofisticato e difficile da disturbare. Una minaccia concreta, a cui dobbiamo essere preparati.

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