Droni: Volo automatico e legale con il Parrot Disco (senza bisogno di patentino)

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Come è noto, o per lo meno dovrebbe essere noto, visto che su questo punto in molti ancora non hanno le idee chiare, nulla vieta agli aeromodellisti di fare volo automatico con un drone, facendolo volare lungo una rotta preimpostata. Naturalmente sempre solo per divertimento o per sport, unici voli ammessi per gli aeromodelli.

Il volo automatico si differenzia dal volo autonomo, questo sì vietato, perché nel volo automatico il volo si svolge sempre sotto il controllo dell’aeromodellista, che deve poter prendere in ogni momento il controllo della macchina e quindi seguire a vista (senza ausili ottici o elettronici) il volo del drone. Nell’ipotetico volo autonomo, il pilota non c’è proprio, il drone vola da sé. Una tecnica futuribile che al momento non è neppure tecnicamente fattibile visto che richiederebbe autopiloti certificati per queste operazioni che ad oggi non esistono neppure, e anche se esistessero non potrebbero essere montati sugli aeromodelli, visto che il regolamento ENAC vieta esplicitamente che gli aeromodelli possano avere strumenti per il volo autonomo. Ma appunto nulla vieta di avere e usare gli ausili alla navigazione (gps, giroscopi, software eccetera) per volare automaticamente. Chi volesse approfondire gli aspetti normativi del volo automatico, trova qui un’intervista con l’ingegner D’Urso di Enac.

Volando automaticamente, è facile assicurarsi di rimanere nei parametri di legge: per gli aeromodellisti, distanza massima 200 metri tra pilota e drone e altezza massima 70 metri, limite quest’ultimo che può essere superato solo da chi ha l‘Attestato di Aeromodellista rilasciato dall’Aeroclub d’Italia. Ma noi in questo esempio restiamo a 50 metri, che è una quota adeguata per fare la ripresa che desideriamo fare, e dunque l’attestato non ci serve.

Vediamo allora come impostare una rotta automatica per il Disco, tenendo conto che il metodo è identico anche per gli altri droni Parrot, i quadricotteri BeBop 1 e 2. Per i multicoteri va riconosciuto che le operazioni automatiche sono più facili, visto che il Disco essendo un tuttala dovrà raccordare le sue virate e avrà bisogno di spazio per farle, e l’atterraggio richiede spazio libero che va debitamente considerato. Mentre per i quadricotteri possono anche essere fatte virate con angoli strettissimi e l’atterraggio non pone mai nessun problema.

Prima di volare
Come sempre, la prima cosa da fare è scegliere un’area adatta dove volare, non popolata, sufficientemente lontana da case, strade e persone per garantire un volo senza rischi. Qualcuno potrebbe storcere il naso vedendo che per pigrizia abbiamo volato vicino a una strada, ma abbiamo approfittato che nel giorno scelto per le prove era chiusa al traffico per lavori. Detto ciò, bisogna che ci assicuriamo attentamente che non ci siano ostacoli non rilevati dal satellite di Google: nel campo che abbiamo scelto c’è un bell’albero che sembra proprio messo lì apposta per darci fastidio, piantato in mezzo al campo, sarà bene non centrarlo in atterraggio.

Disegnamo la rotta
optionPer usare le rotte automatiche dobbiamo lanciare FreeFlight Pro, applicazione gratuita che si trova sia nel Play Store android sia tra le app dei melafonini, ed è il software di volo per tutti i Parrot prosumer.
Ma non basta, per poter volare senza mani ci serve una estensione, Flight Plan, che non è gratuita e dobbiamo acquistarla in app per 19,90 euro. Facciamo l’acquisto e la funzione si sblocca. A questo punto, ci viene proposto quale tipo di drone abbiamo, e possiamo scegliere tra Bebop “classic”, BeBop 2 oppure appunto il nuovo Disco. A seconda del prodotto scelto, come è facile immaginare, cambia il tipo di rotta che possiamo disegnare: ecco per esempio a confronto due rotte simili per prodotti diversi, una per BeBop 2 e una per Disco: chiaro che il Disco ha bisogno di più spazio per muoversi rispetto al cugino quadricottero e ha bisogno di raccordare le virate. Come si vede cambiano anche i default: per il quadricottero il software propone un altezza di 3 metri, che diventano 50 per l’ala fissa. Tutti parametri che potremo cambiare a piacimento.

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Soprattutto, il Disco ha bisogno di molto spazio per atterrare: nell’esempio sopra manca proprio l’atterraggio, che deve essere inserito necessariamente altrimenti la rotta non può essere caricata sul drone (ed è abbastanza comprensibile). L’ala fissa ha due tipi di atterraggio: in cerchio e lineare, cioè dritto. La scelta sta a noi, e si attiva tenendo premuto l’ultimo waypoint per accedere alle opzioni. Ecco come esempio i due diversi atterraggi per il Disco (si tratta solo di un esempio, nella realtà nel campo dove siamo noi questi atterraggi fatti così finirebbero contro la montagna, ma è solo per dare un’idea).

atterragi
All’apertura del programma, Flight Plan ci mostra sulla cartina oppure sulla visualizzazione satellitare la posizione del nostro drone, che ci aiuta a capire dove siamo esattamente e quindi anche stimare la rotta che il nostro drone farà per raggiungere il primo waypoint, che inseriremo semplicemente toccando la cartina. Molto comoda la finestra che ci mostra quello che vede la telecamera di bordo, ulteriore aiuto anche a terra per verificare l’orientamento del nostro drone sulla cartina e rispetto alla rotta che disegneremo.

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Per editare i i waypoint (aggiungerli, modificarli, toglierli, spostarli) basta usare le ditate sullo schermo, attivando per sicurezza la visuale satellitare, che ci mostra eventuali ostacoli come il nostro amico albero in mezzo ai piedi. Attenzione che il satellite passa solo ogni tanto, quindi potrebbe anche esserci qualche ostacolo non riportato sulla visualizzazione. Dunque, assicuriamoci bene che dall’ultimo passaggio del satellite nessuno abbia pensato di mettere un bel palo in mezzo alla nostra rotta di atterraggio. Perché sia possibile editare la rotta assicuriamoci che l’icona del lucchetto in alto a sinistra sia aperta, se non lo fosse una bella ditata sopra e si apre. Per spostare i waypoint basta trascinarli con il dito, per cancellarli o modificare la quota (da un minimo di 5 a un massimo di 150 metri nel caso del Disco) si tiene premuto qualche secondo e si apre la finestra di dialogo. La quota si può cambiare sia scrivendo il numero sia usando lo slider a destra.

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A questo punto la nostra rotta è completa, come si vede abbiamo deciso di fare una “rasetta” all’amico albero rompiscatole, ma comunque a distanza di sicurezza: gli alberi sono i nemici naturali degli aeromodellisti, che si voli con i pollici o con le mani in tasca cambia poco o nulla.

L’ultima cosa ce possiamo fare prima di lanciare il nostro drone nel cielo lasciando che se la cavi da solo è stabilire i parametri della ripresa: di default il nostro drone filmerà semplicemente quello che vede, ma possiamo decidere invece di fargli scattare foro o meglio sequenze di foto con un formato preciso (raw, jpg, cattura immagine, cioè dove vengono salvati singolarmente i fotogrammi ripresi dalla camera di bordo senza interrompere il filmato oppure 180°, in questo caso nello scatto ci sarà tutto il fisheye della ripresa del nostro drone senza le correzioni geometriche che di solito ci restituiscono immagini in squadra senza effetto a botte) e cambiare l’orientamento della ripresa, specificando persino la velocità angolare con cui la camera si deve muovere.

161101_114242_rmscrOra possiamo lanciare il programma, semplicemente cliccando sull’icona del play nell’angolo in basso a destra. Occhio che il motore parte subito, quindi per evitare danni assicuriamoci di avere già in mano il Disco ed essere pronti al lancio quando lo premiamo. Il Disco seguirà la rotta più breve per raggiungere il primo waypoint, poi seguirà fedelmente la rotta assegnata fino all’atterraggio, del tutto automatico anch’esso. Dallo schermo di FlightPlan possiamo seguire tutto il volo, la posizione del Disco lungo la rotta è chiaramente indicata dalla sua icona. Va riconosciuto che vola come se fosse sui binari che abbiamo disegnato per lui nel cielo, anche se c’è un poco di vento. Dalla telemetria in basso possiamo vedere senza interruzioni la quota, la distanza da noi (o meglio dal radiocomando, ma visto che voliamo secondo quanto disposto da ENAC la radio ce l’abbiamo in mano), la velocità di volo, la carica delle batterie del radiocomando e del drone e anche seguire in finestra il filmato che riprende la camera di bordo.

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Il   volo automatico mi ha riportato a quando ero un ragazzino, troppo squattrinato per potermi permettere i costosissimi radiocomandi di quegli anni lontani, e mi dovevo accontentare di far volare aeromodelli di balsa a volo libero, a elastico o con il semplice ma cattivissimo motorino a scoppio PeeWee della Cox: la magia del volo vissuta con una certa apprensione. In quei tempi remoti il timore era che una termica dispettosa mi portasse mesi di paziente lavoro di colla e tagliabalsa chissà dove. Oggi i timore era di aver sbagliato qualcosa e la mia rotta fosse destinata a finire tra le chiome dell’albero. Lo conosco bene io quell’albero lì, tra le sue fronde si sono infranti un sacco di sogni volanti, nell’ultimo mezzo secolo o giù di lì. Ma stavolta è andato tutto bene, e il filmato in apertura lo dimostra. Ci si potrebbe chiedere, visto che stiamo volando per aeromodellismo, e quindi per divertimento, dove sia il piacere di volare senza toccare i comandi. Beh, ognuno avrà la sua risposta, c’è chi più del volo in sé apprezza le immagini che può ricavare, e il volo automatico consente di fare riprese davvero molto plastiche e piacevoli con lunghe carrellate e virate perfette e raccordate, che richiederebbero mano molto ferma per essere girate volando a mano. Per me devo dire che mi sono divertito molto a vedere cosa può fare il mio Disco senza il mio intervento, e ho passato un gran bel pomeriggio, approfittando di una delle ultime belle giornate dell’anno. Quindi sì, mi sono divertito. Non so se in futuro volerò di più con le mani in tasca o sugli stick, ma è un esperienza che mi sento d consigliare a tutti i possessori di droni GPS. Vale la spesa dei venti euro, più o meno costa come cinema e popcorn con la fidanzata, ma lo spettacolo è solo per noi. In volo e a casa con le riprese.

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