Il radar per droni Echodyne supera i primi test in volo

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I sensori ottici per evitare gli ostacoli ormai sono comuni sui droni commerciali e funzionano (li montano per esempio i Phantom 4, il Typhoon H di Yuneec, il nuovo DJI Mavic) ma non hanno certo la potenza di un vero radar, che darebbe a un drone una idea molto precisa di quello che accade attorno a lui. I radar però sono complessi, costosi e pesano, tutti problemi che la startup americana Echodyne sta provando a superare grazie all’uso di materiali innovativi, i “metamateriali”, che permettono di ottenere pannelli radar piatti senza parti in movimento.

1605020-echodyne-630x521I radar di Echodyne sono poco più grandi di un telefono cellulare e hanno un raggio d’azione di tre chilometri, immensamente superiore a quello che possono fare le sofisticate camere Intel RealSense che equipaggiano i droni commerciali di fascia alta. Anche se a dire il vero l’oggetto dei primi test ha una portata più limitata, 500 metri, ma sempre molto superiore ai pochi metri delle telecamere ottiche. Oltretutto le camere possono rilevare un ostacolo vicino ma non possono dare indicazioni sulla distanza ed eventualmente velocità di un oggetto rilevato, come invece fanno i radar. L’esemplare in test è stato montato su un piccolo drone e provato in Texas, confermando a Echodyne di essere sulla strada giusta.



Nel test il drone è stato fatto volare alla quota di 400 piedi (150 metri), che è la quota massima concessa negli Stati Uniti per i droni (anchein Italia il limite è 150 metri per i SAPR, limitato a 70 per i droni ricreativi e curiosamente non c’è nessun limite per i droni ricreativi se pilotati da un pilota con attestato di aeromodellista). Da quella quota, come si vede nel filmato qui sopra, il radar è riuscito a identificare gli alberi e gli steccati sottostanti, e anche un secondo drone in rotta di collisione. Lo sviluppo di radar affidabili di dimensioni e costi compatibili con i piccoli droni sarebbe un passo avanti notevole verso l’apertura dei cieli ai droni a volo autonomo, al momento impossibile da fare e dunque vietato (il volo autonomo non va confuso con il volo automatico, quindi l’uso delle funzioni come rotte GPS, follow me o return to home, quelle invece perfettamente legali anche in Italia finché il drone resta nel raggio visivo de pilota). Ma la stessa Echodyne getta acqua sul fuoco: “Al momento non pensiamo di usare i radar direttamente per la navigazione” dice il Ceo Eben Frankenberg, “è ancora troppo presto. Al momento ci accontentiamo di fornire solo il tracking degli oggetti e del terreno a piloti e operatori”. Il problema però è ancora il prezzo; Echodyne ritiene di essere in grado di rilasciare il radar nel corso del prossimo anno a un prezzo attorno 10 mila dollari, ma conta anche di riuscire ad abbassarlo presto, sull’ordine di due-tremila dollari.

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