Perché gli Stati Uniti non sono capaci di fare droni consumer?

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Nessuno dubita che gli americani siano bravissimi nei droni da guerra, ma nei droni civili sono un disastro. Collezionano un pasticcio dietro l’altro e la stessa Intel per entrare seriamente nel settore ha avuto bisogno dei tedeschi. Qual’è il male oscuro degli Stati Uniti quando si tratta di fare droni senza missili a bordo?

Lunedì scorso il segretario del Ministero dei Trasporti statunitense, Anthony Foxx, ha presentato la lista dei rappresentanti dell’industria che si uniranno alla Unmanned Aircraft Systems Registration Task Force, il gruppo che per conto della FAA, l’ENAC americana, studia le problematiche della registrazione dei droni, sia quelli usati per lavoro (i nostri SAPR) sia quelli usati per hobby .

A scorrerla la lista mette i brividi, sembra un cimitero, per quanto riguarda l’industria che ci sta più a cuore, quella dei droni civili, e limitatamente ai produttori a stelle e striscie. In ordine strettamente alfabetico cominciamo con la signora Nancy Egan di 3D Robotics: azienda che ha combinato un vero disastro per un settore così piccolo come i droni, culminato con centinaia di licenziamenti e l’abbandono definitivo della produzione dei droni. La macchina di punta di 3DR, il Solo, si è dimostrato un flop tale da affossare l’azienda, con vendite fiacche e migliaia di scatole rimaste invendute a prendere a polvere sugli scaffali dei negozi.  Scottato da questa esperienza il suo CEO, Chris Anderson, ha fatto una tardiva marcia indietro abbandonando per sempre l’idea di produrre droni negli USA e concentrandosi sul software, anche se viene da chiedersi a chi mai lo venderà, visto lo stato in cui versa la filiera americana dei droni.

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Project Wing di Google: da drone socialmente utile a cameriere con le ali

Scorriamo la lista e incontriamo Dave Vos di GoogleX, addirittura co-chairman della task force. Google, lo sappiamo, è un gigante che sta disegnando il futuro. Ma non quello del drone da cui viene Vos, il Project Wing, attorno al quale aleggia un’aria di smobilitazione e decadenza da mettere tristezza. Nato come macchina dalle grandi ambizioni anche umanitarie, in teoria doveva consegnare medicinali urgenti alle comunità isolate nel cuore incandescente dei deserti australiani, si è ridotto a fare il fenomeno da baraccone che porta le birre alle feste degli studenti. Vorremmo credere che sia stato un guizzo d’orgoglio a spingere Aplhabet, la compagnia di Google che cura il Project X, a rifiutare di fare i suoi show consegnando cappuccino e caffé nella catena Starbucks, ma sembra molto più probabile che il no sia solo frutto di un taglio di bilancio. A cui sta per seguire un robusto tagilo anche dei dipendenti, con personale invitato a cercarsi un altro posto in azienda. E fuori sarebbe meglio ancora. Il primo a far le valigie è stato Vos stesso, che ha capito subito l’aria che tirava, quindi ci chiediamo che ci sta a fare nella task force.

Tony Bates, presidente di GoPro: una carriera brillante da Cisco a Skype a Microsoft

Tony Bates, presidente di GoPro: una carriera brillante da Cisco a Skype a Microsoft

Scendiamo ancora e incontriamo Tony Bates di GoPro. Che c’entrerà mai l’inventore delle action cam con i droni? Nulla, appunto. Ok, ci hanno provato, gli è andata malissimo, più che di registrazione per il karma si dovrebbe parlare di rottamazione. Magari ci riproveranno più avanti, magari no. Magari il problema che ha costretto GoPro a ritirare tutti i (pochi) Karma venduti sarà risolto, forse no. Bates è certamente senza colpe, la carriera del presidente di GoPro è stata finora brillante e costellata di successi, prima in Cisco, poi in Skype  e infine in Microsoft. Ma che genere di “expert support” potrà mai dare alla task force, se non un caso esemplare di come NON si devono costruire i droni?

Una curiosa foto dell'ala fissa di PrecisionHawk

Una curiosa foto dell’ala fissa di PrecisionHawk

Scendiamo ancora e troviamo Measure e PrecisionHawk. Measure non fa droni, il loro business è quello di usarli per fare servizi, quindi si salvano alla grande. Mentre PrecisionHawk usa i droni DJI, così va sul sicuro, oltre a proporre i suoi ala fissa Lancaster, un aeromodellino carino ad ala fissa che fa bene il suo lavoro di portare per aria un sensore termico o una telecamera. Ma non è che sia esattamente una novità dirompente, e nemmeno un’azienda della quale i più hanno mai sentito parlare al di fuori degli Stati Uniti.

schermata-2016-11-09-alle-14-21-37Questa quindi sarebbe la créme dell’industria americana dei droni, e prenderanno decisioni per tutti gli altri. Insieme alla francese Parrot e alla cinese DJI, che loro sì, qualcosa da dire sul mondo dei droni ce l’hanno sul serio. Per il resto, siamo nel deserto. Persino Intel, che non è nella task force ed è un vero peccato, quando ha deciso di entrare seriamente nel mondo dei droni se n’è guardata bene dal rivolgersi all’industria statunitense e ha guardato alla Cina (in particolare Yuneec, che curiosamente anch’essa è un grande assente nella task force) e soprattutto alla Germania con Ascending Technologies e non solo.

Perché cinesi e francesi fanno droni per tutto il mondo e l’ex superpotenza si trova ai minimi storici? La scusa del regolamento vale fino a un certo punto. E’ vero che fino a qualche tempo fa gii USA avevano un regolamento spaventoso, molto ma molto peggio del nostro regolamento ENAC. Ma adesso i lacci si sono allentati, il regolamento FAA c’è e funziona, eppure non succede granché nel capitalismo più dinamico del pianeta. Certo, gli americano son bravi a farsi pagare bene le idee e tirar su soldi, con le prevendite o con il crowdfunding, ma quando si tratta di fare e non di chiacchierare i nodi vengono al pettine. Ricordate Lily, il trumpdrone in prevendita eterna, che prometteva di fare meraviglie? Dopo continue iniezioni di soldi e aver fatto perdere la pazienza a chi si era fidato e l’aveva ordinato puff, è sparto, non se ne parla più. Magari chi l’ha comperato l’ha pure ricevuto, chissà. Ma di certo il drone che doveva reinventare la fotocamera ha reinventato ben poco, e ben poco ha lasciato dietro di sé. Si fa fatica a credere che una nazione dalle tradizioni aeronautiche imponenti come gli Stati Uniti, gente che è arrivata sulla Luna, con i droni sappia solo volare così basso. Trump ha promesso di riportare il lavoro negli USA. Quando ha un attimo di tempo, potrebbe dare anche uno sguardo all’industria dei droni consumer americani, e dargli una mano a diventare degna delle tradizioni aeronautiche del Paese che i droni li ha inventati. Ma tanto, tanto tempo fa.

 

 

 

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