L’Europa si accorge che i droni sono un affare da 15 miliardi. E spinge gli Stati membri ad agire immediatamente

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Era ora. Con un rapporto di 93 pagine (che si può leggere integralmente qui) il SESAR Joint Undertaking, la struttura europea che si occupa di modernizzare lo spazio aereo, fa stime ufficiali sull’importanza economica del mercato dei droni negli anni a venire: più di dieci miliardi di euro all’anno a partire dal 2035.

schermata-2016-12-02-alle-02-26-52Dopo aver tanto parlato e fatto poco o nulla, l’Europa si accorge che rischia di perdere il treno dei droni e spinge gli Stati membri a darsi una mossa il più presto possibile. Perché il marketplace continentale sarà nei prossimi quindici anni o giù di lì una torta enorme, da dieci miliardi di euro. Che diventerà 15 miliardi nel 2050. Ma a forza di dormire e fare regole troppo restrittve, l’Europa rischia di perdere troppo terreno nei confronti di Stati Uniti e Cina: gli asiatici ormai sono lanciatissimi e praticamente monopolisti nel settore dei piccoli droni civili, mentre gli Usa benché ormai contino poco o nulla nel settore dei droni semiprofessionali e consumer stanno accelerando su servizi e macchine di fascia alta. In questo campo,  dopo aver mollato il freno su regole punitive, sono pronti a inseguire i concorrenti asiatici. E l’Europa?

Servono soldi e regole comuni e sensate

Secondo il rapporto, per non restare tagliata fuori dai giochi, all’Europa servono sostanzialmente due cose: regole sensate e investimenti. Per le prime, il rapporto riconosce che molti Stati membri si sono dati un corpus di regole dettagliate e diversificate, ma c’è ancora molto da fare: prima di tutto per armonizzarle, evitando che ogni Paese faccia di testa sua (e quindi ci troviamo con l’assurdo che gli attestati di pilota remoto non valgano fuori dai confini della nazione che li ha rilasciati) e in secondo luogo adottare un set di regole che badino al sodo, alla sicurezza, e non alle prestazioni dei droni. Fatto questo, bisogna che qualcuno apra il portafogli: servono investimenti dell’ordine dei 200 milioni alla’nno per i prossimi 5-10 anni per riuscire a far decollare l’Europa anche come produttore di droni oltre che di servizi. I droni, secondo il rapporto, sono semplicemente irrinunciabili, dal momento che consentono di “ottenere dati di importanza strategica da punti di vista che non sono realizzabili o economicamente sostenibili con altri mezzi”. e di questo ce ne eravamo accorti da un pezzo.

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La straordinaria importanza dei droni hobbystici

Se i soldi veri arriveranno dalle applicazioni civili e da quelle militari, la terza gamba su cui si poggia l’affare miliardario dei droni sono i voli degli appassionati. Che saranno un esercito di 7 milioni di persone nel 2015, quasi venti volte di più dei droni professionali, che saranno comunque una legione di 400 mila tra macchine e aziende. Ilrapporto si spinge anche a pronosticare che il grosso dei droni professionali sarà impiegato in agricoltura (100 mila macchine), altrettanti impegnati nel delivery di consegne urgenti. 50 mila troveranno impiego nella pubblica sicurezza e ultimo, ma non meno importante, il settore industriale vero e proprio, quindi l’ispezione di edifici, dighe, elettrodotti dove si stima una flotta di 10 mila droni. Curiosamente il rapporto “dimentica” i droni usati per riprese video.

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