Con il drone nell’uragano

0

—Arrivano i primi risultati delle elaborazioni dei dati ripresi con i droni all’interno degli uragani, per raccogliere indizi utili agli scienziati che cercano di scoprire i dettagli della formazione di queste affascinanti ma devastanti tempeste. I  droni possono portare gli strumenti nel cuore delle supercelle ce formano gli uragani, dove nessun altro aereo può avventurarsi.

I risultati sono così incoraggianti che questa settimana l’Università del Colorado e quella del Nebraska hanno fondato il Severe Storms Research Group (gruppo di ricerca sulle tempeste severe) per sviluppare la ricerca in questo campo.

L’incredibile è che finora nessun drone è andato perduto durante le ricerche, nonostante almeno 10 missioni già effettuate nelle supercelle temporalesche dal 2009 ad oggi.  Anche se Eric Frew, direttore del centro di ricerca sugli UAV dell’Università del Colorado avverte che con il crescere del numero si missioni previste a partire dal 2015 qualche crash è lecito aspettarselo. Non si tratta di droni particolarmente costosi, sono ala fissa molto robusti con apertura alare di circa tre metri e lunghezza di un metro e mezzo, dimensioni compatte che aumentano le loro possibilità di sopravvivenza nei venti a 300 km/h che si sviluppano nel cuore delle tempeste. Compreso il payload, i costi per drone vanno tra 30 e 50 mila dollari, non proprio noccioline ma nemmeno costi proibitivi, se confrontati ai danni che può fare tornado e all’importanza che assume la prevenzione. I droni entrano a motore nella tempesta e poi planano, acquisendo dati da una quota che varia tra 25 mila piedi (circa 8 mila metri), più di quanto si riesca a misurare con le stazioni a terra e i 300 piedi (circa cento metri), una quota troppo bassa per i radar meteorologici. Il tutto ovviamente senza mettere a repentaglio la vita di un pilota umano.

Supercella

Una supercella temporalesca

Uno dei problemi più sentiti agli scienziati è quello di riuscire a misurare esattamente con il drone l’intensità dei venti, un’operazione che si sta rivelando più ardua del previsto. Al contrario, i dati sull’umidità e temperatura sono eccellenti; un volta migliorata l’affidabilità sulla misura della forza del vento gli scienziati sperano di creare una specie di “impronta digitale” della supercella prima che diventi un tornado, per poter predire con maggior sicurezza se la tempesta resterà appunto una tempesta o si trasformerà in un uragano. Per farlo servono ulteriori fondi, circa un milione e mezzo di euro per un programma triennale di ricerca su 47 mila miglia quadrate di territorio sugli Stati più devastati dai tornado, Colorado, Kansas, Nebraska e Wyoming.  I voli dovrebbero cominciare nella prossima stagione dei tornado, tra maggio e giugno. Ma paradossalmente, l’ostacolo più che i soldi è la FAA, che dovrà autorizzare i voli, e finora è stata molto avara a concedere permessi di volo per droni, anche quelli del governo.

1395 visite

Share.
Commenta:

Segui DronEzine sui social: