Droni sull’Amazzonia precolombiana: un progetto europeo da 1,7 milioni

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Il Consiglio Europeo della Ricerca ha stanziato 1,7 milioni di dollari per studiare, grazie all’aiuto dei droni, come le società antiche hanno sfruttato e modificato la foresta pluviale dell’Amazzonia. Il cuore del progetto è un drone equipaggiato con strumenti di telerilevamento per mappare in 3D il suolo sotto la foresta stessa. Il periodo preso in esame è il tardo precolombiano, per creare una scala temporale che mostri come la foresta è stata sfruttata nel tempo, dall’impatto minimo delle tribù di cacciatori più antiche alle società via via più complesse. Sappiamo che gli esseri umani hanno vissuto in Amazzonia per almeno 13 mila anni e fino a poco tempo fa si riteneva che le persone vivessero in armonia con la natura, creando  poco o nessun danno alle  antiche foreste. Tuttavia, recenti studi archeologici suggeriscono la presenza di insediamenti umani considerevoli dimensioni, organizzati a livello regionale, e si è visto che in realtà le società pre-colombiane hanno cominciato a trasformare l’ambiente già dal tardo Olocene su una scala mai sospettata prima. I ricercatori, guidati dal professor José Iriarte dell’Università britannica di di Exter  coinvolge  esperti di una vasta gamma di discipline, tra cui l’archeologia, etno-storia, archeobotanica, paleoecologia, scienza del suolo, ecologia del paesaggio e naturalmente esperti di  telerilevamento LIDAR (Light Detection and Ranging o Laser Imaging Detection and Ranging, permette di determinare la distanza di un oggetto o di una superficie utilizzando un impulso laser) usato per creare le mappe ad alta risoluzione. I primi voli sono attesi per l’autunno prossimo ed è la prima volta che il LIDAR viene usato nell’archeologia amazzonica.

“I dati raccolti attraverso il progetto ci permetteranno di stimare,  per la prima volta, la scala spaziale del disturbo antropico che ha interessato l’intero bacino amazzonico. Getterà luce sul ruolo, troppo spesso trascurato, degli esseri umani come importanti agenti di cambiamento ambientale già in epoca precolombiana. Dobbiamo cambiare punto di vista, non più pensare all’aborigeno come come un ‘buon selvaggio’ che vive in armonia con antiche foreste creando poco o nessun impatto sul paesaggio ma come una forza in grado di  plasmare attivamente Amazzonia attraverso l’agricoltura. Ciò ci consentirà di prendere decisioni informate su un futuro sostenibile. Per i politici è fondamentale avere una buona comprensione del ruolo storico di esseri umani nel plasmare i paesaggi amazzonici e in quale misura le foreste erano resistenti ai disturbi storici”.

Per garantire che i risultati del progetto siano inseriti in un contesto più ampio di conservazione e politica ambientale, l’Istituto Nazionale per la Ricerca amazzonica (INPA) e l’Istituto Nazionale per la Ricerca Spaziale (INPE) sono partner dl Consiglio delle Ricerche europeo.

“Comprendere l’origine e la dinamica delle pratiche agricole del periodo pre-colombiano ha enormi implicazioni per creare un futuro sostenibile per l’Amazzonia” ha concluso Iriarte. “Dobbiamo sviluppare forme di agricoltura sostenibili per conciliare la sicurezza alimentare alle popolazioni più vulnerabili, povere e rurali dell’Amazzonia con la compensazione delle foreste tropicali perdute nei processi taglia-e-brucia tipiche dell’agricoltura di sussistenza della regione. Potremmo imparare lezioni importanti percapire che tipo di gestione del territorio è stato utilizzato dagli indigeni precolombiani e quali colture sono stati piantate e raccolte in passato. “

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