I venti di guerra spingono i droni in Siria

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L’amministrazione Obama sembra decisa ad attaccare la Siria, con l’obiettivo di neutralizzare le fabbriche e i depositi di armi chimiche del regime di Bashar al-Assad. E tutto lascia pensare che il bliz potrebbe essere portato a termine con droni; la Siria non è la Libia di Gheddafi, dispone di efficaci difese antiaeree, quindi è molto improbabile che l’attacco possa avvenire con aerei pilotati, Obama ha già abbastanza guai per assumersi il rischio che gli aerei possano essere abbattuti e i piloti uccisi o fatti prigionieri (il che, cinicamente, è pure peggio agli occhi di chi governa).

Un attacco robotico pare avere la benedizione dei cittadini americani; da un sondaggio effettuato lo scorso luglio dalla Quinnypeg University emerge che il 49% dei cittadini approverebbe un attacco, purché non metta a repentaglio la vita degli americani (dei siriani a quanto pare non importa nulla a nessuno) e solo il 38% disapprova.

Se, come tutto sembra indicare, l’attacco sarà portato avanti con armi robot, una ipotesi potrebbe essere una bordata di di missili Cruise lanciati dai Destroyers (cacciatorpediniere) americani già pressenti in gran numero nel Mediteraneo; ma tutto sembra indicare che ciò non avverrà, le navi devono muoversi con largo anticipo, mettendo in allarme sia la Siria sia la Russia, decisamente contraria alla prova di forza americana. E Putin sicuramente tiene d’occhio la flotta Nato; inoltre è vero che i Cruise possono essere lanciati anche da molto lontano, ma è anche vero che – Francia a parte – i Paesi europei, Italia in testa, non sono per nulla convinti dell’opportunità del raid, e non metterebbero a disposizione né le basi navali né lo spazio aereo; anche un lancio di missili che passi vicino a acque territoriali neutrali, come per esempio quelle italiane, creerebbe non pochi attriti e problemi diplomatiici.

Inoltre è molto probabile che il regime siriano abbia posizionato le armi chimiche in luoghi particolarmente delicati, nel cuore delle città, vicino a scuole e ospedali; un attacco missilistico rischia di fare una strage di innocenti. I droni da questo punto di vista sono meglio dei Cruise? Sulla carta sì, possono avvicinarsi al bersaglio e hanno armamenti molto più flessibili di quelli rozzi dei cruise, che dopotutto sono droni-kamikaze che prendono a cornate il bersaglio e lo fanno esplodere. Ma tra la teoria e la prassi, bisognerà vedere se davvero i droni riescono a colpire le infrastrutture che ospitano i gas nervini senza far saltare tutto in aria come rischia di fare un Cruise. E resta anche da vedere se gli Usa hanno droni disponibili vicino ai confini siriani; al momento gli aerei robot armati operano la loro silenziosa macelleria in Yemen, Pakistan e Corno D’Africa, tutti posti fuori mano rispetto al Medioriente.

 

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