I droni americani mettono nei guai Angela Merkel

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Per anni i politici e diplomatici tedeschi avevano negato che le operazioni mirate dei droni statunitensi (missioni finalizzate a eliminare bersagli strategici in Yemen, Somalia, Afghanistan), non avessero nella base di Ramstein, in Germania, il loro cervello operativo. Ora, però, sembra che esistano prove che smentiscano la versione ufficiale.

Un documento di intelligence, ottenuto da The Intercept, conferma che la base militare vicino a Kaiserslautern funge da cuore high-tech dei droni Predator e i Reaper, sulle cui azioni militari si erano registrate forti polemiche anche tra i governi europei.

Le diapositive mostrano che gli impianti a Ramstein svolgono una funzione essenziale per gli attacchi dei droni mortali condotti dalla CIA e l’esercito statunitense in Medio Oriente, in Afghanistan e in Africa.
E la fonte segreta che ha diffuso il materiale afferma che “Senza Ramstein, i droni non potrebbero funzionare, almeno non come fanno ora”.

Le prove mettono in una posizione scomoda tedesco Angela Merkel, visto che il cancelliere aveva concesso la base agli Usa a condizione di utilizzarla seguendo le normative tedesche. Normative nazionali che prevedono che la Germania persegua i reati contro il diritto internazionale, anche quando quelle azioni si concretizzano all’estero: gli esperti legali intervistati da Der Spiegel hanno affermato che il personale degli Stati Uniti potrebbero essere processati come criminali di guerra.

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