Il cervello del drone è un cellulare

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The Quadcopter, built at TU Vienna

(Photo : Vienna University of Technology)

Gli smartphone hanno GPS, accelerometri, telecamere, reti wireless e processori potenti. Non gli manca proprio niente per diventare la centralina di controllo di un piccolo drone autonomo, come dimostra un prototipo dell’università di Vienna

Il  Virtual-Reality-Team dell’università austriaca ha messo a punto un piccolo quadricottero low cost che sfrutta l’hardware di uno smartphone non solo per volare, ma anche per rendersi conto dell’ambiente circostante e evitare gli ostacoli. “Il nostro team ha diversi anni di esperienza nell’elaborazione delle immagini per la robotica, sfruttare questa esperienza per un robot volante era il passo logico successivo” spiega il professor Hannes Kaufmann, docente di informatica. Il risultato è che il cellulare volante non ha bisogno di nessun intervento umano nelle sue missioni di volo, che sono indoor anche in piccole stanze. La logica è condensata in una app, e oltre al cellulare bastano eliche e motori, batteria di bordo e gli ESC, che sono i circuiti che controllano i giri dei motori. Volando indoor, il piccolo quadricottero austriaco non può usare i dati GPS, quindi deve volare del tutto a vista,  e a vista deve stimare la quota di volo, visto che i cellulari hanno molte funzioni ma non hanno un altimetro barometrico che possa aiutare il drone a non sbattere contro il soffitto o il pavimento. Questa è stata la sfida maggiore per i ricercatori. Per il momento, la macchina volante ha bisogno di un aiutino, sotto forma di codici, simili ai  QR, da mettere sul pavimento per aiutare la app a costruire una mappa della stanza in cui vola.  “In futuro, il quadricottero potrà fare a meno dei codici, svilupperemo il software che gli permetterà di sfruttare punti di riferimento naturali che trova nella stanza” promette Annette Mossel, ingegnere capo del progetto.

 

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