Veleni, tradimenti e colpi bassi battezzano il futuro multicottero GoPro

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Ha fatto scalpore l’annuncio di qualche tempo fa che il celeberrimo produttore di action cam fosse intenzionato a sviluppare un proprio quadricottero, scatenando le ire di produttori come 3D Robotics che avevano puntato sull’action cam californiana come perfetto completamento dei loro quadricotteri.
Ma in realtà, l’annuncio di GoPro era una questione di pura e semplice sopravvivenza: senza un quadricottero proprio, sono destinati a venire espulsi dal mercato dei droni nel breve periodo. E non è per nulla scontato che anche facendo un drone in proprio riescano a restare in gioco, naturalmente per quel che riguarda le riprese aeree, visto che negli altri settori delle riprese dinamiche e sportive i californiani hanno ben poco da temere dalla concorrenza. Ma il settore riprese aeree è cresciuto a dismisura, tanto da preoccupare lo staff di GoPro: le stime sono che negli USA, il mercato principale, il 10% delle camere GoPro finisca appesa a qualche drone, quindi l’estromissione dal settore non sarebbe per nulla indolore per GoPro.

Cercasi disperatamente drone
DJI-Phantom-3-Camera-and-GimbalNegli ultimi mesi, i  big del settore hanno elegantemente tagliato fuori GoPro dai giochi: Parrot, DJI, Yuneec hanno deciso di costruire i loro droni su camere proprietarie, di fatto estromettendo GoPro dal mercato.
Da manuale la mossa di DJI, che con il passaggio dal Phantom Vision Plus al Phantom 3 si è liberata senza pietà dell’ex alleato californiano: il Phantom 3 nasce con la sua telecamera, e chi mai volesse provare a sostituirla con la GoPro farebbe un ben magro affare: non solo si troverebbe a dover buttare i soldi spesi nella camera integrata, ma si troverebbe oltretutto un pasticcio volante, un drone con una camera non ottimizzata per il suo drone e non controllabile in remoto. La mossa di DJI nasce dal naufragio delle trattative segrete con GoPro iniziate nell’estate del 2013, che avrebbe dovuto concretizzarsi in un drone sviluppato insieme tra cinesi e americani: per il mercato nordamericano il capo di GoPro Usa, Colin Guinn, avrebbe messo a disposizione di DJI il marchio GoPro e la rete di vendita, mentre i cinesi avrebbero portato la loro esperienza nei droni consumer e le fabbriche dove assemblarlo.
Non si sa cosa abbia fatto naufragare il progetto, ma sta di fatto che con il Phantom 3 DJI ha silurato GoPro e messo una pietra sopra a qualsiasi tentativo di collaborazione, almeno nel breve/medio periodo. Una mossa così secca e tranchant che viene da pensare che a far naufragare l’accordo sia stata una questione di orgoglio, tanto più che il CEO di DJI,

Il prezzo dell’orgoglio

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Inspire Stick, uno schiaffo a GoPro

Frank Wang, in un intervista a Forbes ha dichiarato che “GoPro ha cercato di trattarci come i loro OEM taiwanesi, chiaro che non potevamo andare d’accordo”. Ennesimo schiaffo in questo fidanzamento mancato, DJI ha reso brandeggiabile la camera dell’Inspire 1, che così può essere usata anche senza quadricottero grazie all’Inspire Stick, prontamente imitati dagli altri cinesi di Yuneec, che hanno fatto una cosa molto simile per le camere del Typhoon 500. Eescludiamo che DJI l’abbia fatto solo per punzecchiare GoPro. ma immaginiamo che qualche sogghigno divertito in Cina ci sia stato. Però col naufragio delle trattative, anche DJI rischia qualcosina, con l’arrivo nel suo mercato di riferimento di un concorrente temibile. Già, perché se il business dei droni è attualmente (si stima) il 10% del mercato GoPro, per DJI i droni sono il 100%. L’orgoglio ha un prezzo, vedremo quanto sarà salato.

GoPro? No, grazie

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La camera del Parrot BeBop non può essere sostituita

GoPro si è dunque trovata spiazzata, senza alcuna speranza di rientrare in gioco con altri produttori di grandi dimensioni: la sostituzione della camera del Parrot BeBop con qualunque altra è semplicemente impossibile, così come la sostituzione di quella dello Yuneec e dell’Inspire 1, tecnicamente fattibile ma che invaliderebbe la garanzia. Tra i big del mercato solo 3D Robotics resta fedele a GoPro, ma se 3D Robotics è una (discreta) potenza negli USA, nel resto del mondo è misconosciuta, a causa della sua politica commerciale debole: mentre in Italia DJI e in misura molto minore Parrot attaccano i supermercati, i droni 3D Robotics restano una chicca per appassionati che li importano direttamente e non godono di alcuna assistenza nel nostro Paese.

Che fare adesso?

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La camera dello Yuneec Q500: se viene cambiata, la garanzia salta

La sfida che si trova di fronte GoPro è molto difficile, quasi disperata: non solo deve puntare su un suo drone, e non ha alcuna esperienza nel settore, ma deve convincere gli acquirenti di avere tra le mani un drone bomba, per ricavarsi una nicchia – che verosimilmente non sarà enorme – togliendo mercato a cinesi e francesi, che nel tempo si sono costruiti una fama solida, nonostante entrambi abbiano i loro scheletri nell’armadio (entrambi hanno sperimentato dei flyaway, e DJI ha alle spalle anche  una storia non molto edificante di eliche sputate in volo, entrambi hanno dovuto riscrivere in fretta firmware messi sul mercato un poco frettolosamente). Guai di gioventù prontamente corretti dalle multinazionali europea e cinese, ma che hanno fatto imboccare loro la strada (ancora lunga) verso l’affidabilità totale. Una via che diventerà cruciale con in prossimo regolamento ENAC, dove bisognerà dimostrare – oltre a una granitica robustezza di hardware e software – anche l’inoffensività dei prodotti.

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Chris Anderson, CEO di 3D Robotics

GoPro si presenta vergine a questa sfida, e si è resa presto conto che fare un multicottero non è uno scherzo. Chris Anderson, il CEO di 3D Robotics, mastica amaro per il tradimento dell’alleato ma non si limita a gufare quando dichiara che “I droni sono difficili. Non è come fare una telecamera, dove basta comprare lenti e sensori in qualche cantina nello Shenzhen e metterli insieme. Con i droni è molto difficile fare le cose per bene e non basta comperare le componenti qua e la”. E il fatto che DJI abbia prodotto i tempo record una camera paragonabile, se non superiore, a GoPro per il suo Phantom 3 mentre GoPro annaspi con il drone la dice lunga sul fatto che Anderson non parla solo per irritazione nei confronti di GoPro, ma c’è sicuramente del vero nelle sue affermazioni. Fare un drone richiede lo sviluppo di firmware proprietario, software e app, sensori, logiche di volo, radiocomandi. A DJI sono occorsi ben sei anni, dalla fondazione alla messa sul mercato del primo Phantom. Di droni GoPro non si è mai occupata, e adesso deve risolvere tutte insieme e portare sul mercato in tempi ragionevoli una macchina che possa competere con concorrenti di lunga esperienza (Yuneec, tanto per fare un esempio, è da anni nel mercato non solo aeromodellistico con i marchi Blade e Parkzone, ma ha anche una solida esperienza negli aeroplani elettrici full size, mentre Parrot è un leader mondiale riconosciuto nel settore dei DSP e delle comunicazioni WiFi, e l’eccezionale telecamera senza gimbal del BeBop nasce da anni e anni di ricerca e sviluppo nel settore automotive).

Da che parte cominciare?

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SOLO di 3D Robotics con una GoPro

GoPro ancora non sa dove sbattere la testa: secondo fonti vicine all’azienda californiana, riportate ancora una volta da Forbes, sarebbero in valutazione ben tre diversi design di multicotteri, e nessuna decisione è stata ancora presa in proposito, così come non c’è la minima indicazione di quando un drone GoPro sarà davvero sul mercato. E adesso la situazione fa paura ai californiani: estromessa dai big, gli resta solo il SOLO di 3D Robotics (perdonate il gioco di parole) dove appendere le sue camere, oltre a vari dronetti cinesi di poco costo, cloni dei DJI più datati, che verosimilmente per lo più porteranno a spasso nel cielo altrettanto economiche telecamere orientali. E GoPro sta a terra, cercando di mettere insieme pezzi sparsi di un puzzle complicato.

 

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