Droni e riprese: le interferenze illecite nella vita privata

0
L’esperto legale Francesco Paolo Ballirano risponde ai dubbi dei lettori. Oggi la domanda riguarda gli effetti dell’articolo 615 del Codicd Penale (interferenze illecite nella vita privata) sull’uso dei droni con telecamera.
Ricordiamo che solo gli associati possono porre le loro questioni al legale, e le domande di interesse generale verranno pubblicate.
Per accedere al servizio, e leggere le risposte alle domande selezionate, clic qui

L’uso di aeromobili per riprese video o fotografiche non era sconosciuto al Legislatore al tempo della redazione del Codice della navigazione, poiché era prevista una specifica disciplina sul tema, sebbene piuttosto risalente nel tempo. L’art. 825 tutt’ora infatti stabilisce che il trasporto e l’uso di apparecchi da ripresa fotografica e cinematografica sono stabiliti dal Regolamento (di attuazione del Codice) e da leggi e regolamenti speciali, mentre invece l’art. 1200, dal titolo emblematico “abusivo trasporto o impiego di apparecchi fotografici o radiotrasmittenti”, prevedeva sanzioni per chi non avesse osservato le norme stabilite per il trasporto o per l’uso a bordo di apparecchi fotografici o cinematografici da presa. La presenza di strumentazioni fotografiche e video a bordo di aeromobili è stata poi definitivamente liberalizzata con il DPR n. 367/2000 tramite il quale l’effettuazione di rilevamenti e riprese aeree sul territorio nazionale e sulle acque territoriali è ormai consentita senza preventivi atti di assenso da parte di autorità o enti pubblici, fatta salva l’applicazione delle disposizioni in materia di trattamento dei dati personali. Tramite il citato DPR, inoltre, è stato parzialmente abrogato l’art. 1200 cod. nav. nella parte in cui sanzionava l’uso di tali strumentazioni.

Sebbene dunque il codice della navigazione e la normativa attuale non regolino più la presenza di apparecchi fotografici e di ripresa video a bordo di aeromobili (e di riflesso di SAPR), il nostro ordinamento tutela comunque la vita privata della collettività, anche quando questa venga minacciata da riprese video o fotografiche a mezzo di aeromobili.

L’art. 615 bis c.p.

In tale contesto, lo scenario in cui i privati spiino altri individui a mezzo di droni ricadrebbe sotto la sfera di applicazione del vigente art. 615 bis c.p. a mente del quale “chiunque, mediante l’uso di strumenti di ripresa visiva o sonora si procura indebitamente notizie o immagini alla vita privata svolgentesi nei luoghi indicati nell’art. 614, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni. Alla stessa pena soggiace, salvo che il fatto costituisca più grave reato, chi rivela o diffonde, mediante qualsiasi mezzo di informazione al pubblico, le notizie o le immagini ottenute nei modi indicati nella prima parte di questo articolo. I delitti sono punibili a querela della persona offesa; tuttavia si procede d’ufficio e la pena è della reclusione da uno a cinque anni se il fatto è commesso da un pubblico ufficiale o da un incaricato di un pubblico servizio, con abuso dei poteri o con violazione dei doveri inerenti alla funzione o servizio, o da chi esercita anche abusivamente la professione di investigatore privato”.

In relazione alla condotta materiale, per un verso, è previsto che le notizie o le immagini vengano acquisite indebitamente mediante insidiosi mezzi tecnici (strumenti di ripresa visiva o sonora) all’insaputa o contro la volontà di chi ha il diritto di esclusone e, per un altro verso, è stata interpretata l’ espressione ripresa visiva o sonora usata dall’articolo in questione nel senso che tale locuzione non implica necessariamente che lo strumento adoperato sia idoneo oltre che a captare anche a fissare l’immagine o il suono captato potendosi considerare “ripresa” anche le strumentazioni come le radiospie. La giurisprudenza nel tempo, ha esteso tale concetto definendo oggetto materiale del reato non solo nell’acquisizione di notizie e immagini attinenti alla vita privata di terze persone ma in generale tutto ci che possa fornire informazioni al riguardo.

I luoghi previsti dall’art. 614 c.p.: la “privata dimora” l’interpretazione data dalla giurisprudenza.

l’art. 614 c.p. cui fa riferimento l’art. 615 bis c.p., è di fondamentale importanza per una corretta interpretazione del reato di interferenze illecite, poiché esso fa riferimento all’ “abitazione altrui, o in un altro luogo di privata dimora, o nelle appartenenze di essi”. Il concetto di privata dimora è più ampio di quello di casa d’abitazione, comprendendo ogni altro luogo che pur non essendo destinato a casa di abitazione, venga usato, anche in modo transitorio e contingente per lo svolgimento di un’attività personale rientrante nella larga accezione di libertà domestica (Cass. 27 agosto 2013, n. 41646). Secondo tale linea interpretativa sono incluse quindi anche le pertinenze quali cortili, orti o box auto etc. presenti all’interno della proprietà.

Privata dimora: concetto spaziale e temporale

Il concetto di “privata dimora” non è solo spaziale, ma anche temporale nel senso che i luoghi spiati debbano essere quelli in cui si esplichi per un apprezzabile lasso di tempo, parte della propria vita. Si è infatti ritenuto che debbono ricomprendersi nel concetto di “luogo di privata dimora” tutti quei luoghi nei quali le persone si trattengano per compiere atti della loro vita privata e, quindi, anche ad esempio, studi professionali, esercizi commerciali, stabilimenti industriali. In sostanza deve intendersi per privata dimora anche il luogo destinato alla esplicazione delle attività lavorative. In tale ottica tuttavia, non rientrerebbero nel concetto di privata dimora i luoghi utilizzati fugacemente o comunque in un tempo talmente breve tale da rendere impossibile potervi risiedere stabilmente per un apprezzabile lasso di tempo e/o comunque potenzialmente visibili a tutti. È il caso dell’abitacolo delle autovetture, l’appartamento non ancora abitato dal proprietario o un bagno pubblico (Cass. 30 aprile 2003, n. 31982; Cass. 24 febbraio 2008, n. 4719; Cass. 10 gennaio 2003, n. 3443) o, in generale, quando le attività svolgentesi all’interno della “privata dimora” siano liberamente osservabili da estranei senza l’uso di particolari accorgimenti.

Anche i terzi sono tutelati

Anche le persone estranee ai luoghi oggetto di privata dimora sono tutelati. Chi frequenta un luogo che è dimora altrui, fa affidamento, appunto, sul carattere di “privatezza” dello stesso e, dunque, agisce sul presupposto che la condotta che in quel luogo egli tiene sarà percepita solo da coloro che in esso siano stati lecitamente ammessi, in sostanza nel caso della interferenza nella vita privata viene insidiata la riservatezza delle condotte individuali o sociali (dunque dei rapporti umani) che in tali luoghi si svolgono.

Riassumendo quanto sin ora illustrato, è agevole intuire che l’art. 615 bis c.p. tutela la privatezza dei luoghi in cui si svolgono le attività tipiche della vita privata altrui. In tale contesto, per domicilio va inteso quel luogo privato, non necessariamente la propria abitazione, in cui si svolge per un apprezzabile lasso di tempo una parte della propria vita quotidiana o in generale quel luogo in cui si ritenga che la propria condotta sarà osservata solamente dalle persone in esso presenti. Il reato in parola non punisce solamente la illecita captazione di immagini o video delle persone coinvolte, ma in generale tutte le informazioni relative alla loro vita privata non percepibili all’esterno.

4018 visite

Share.
Commenta:

Segui DronEzine sui social: