Lavorare legalmente senza patentino? Si può, con un drone da tre etti

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Eravamo talmente concentrati ad aspettare che ENAC si decidesse a pubblicare la linea guida sui droni inoffensivi sotto i due chili (promessaci oltre un anno fa, campa cavallo) che quasi quasi ci sfuggiva un importantissimo comma del nuovo regolamento ENAC, potenzialmente ancora più importante e dalle conseguenze incalcolabili sul futuro della filiera dei droni.

Le operazioni specializzate condotte con APR di massa al decollo minore o uguale a 0,3 kg e con velocità massima minore o uguale a 60 km/h sono considerate non critiche in tutti gli scenari operativi. Il pilota, al quale non è richiesto il possesso di un Attestato secondo quanto previsto al successivo art. 21, deve comunque garantire che le operazioni siano svolte in osservanza delle regole di circolazione definite nella Sezione V.

Una piccola bomba: un drone microbo da tre etti può fare operazioni specializzate, quindi lavoro aereo, senza (troppa) burocrazia, niente patentino, niente cavi o terminatori del volo: se ci si accontenta, si lavora e basta. Unica cosa che resta proibita è il sorvolo della folla. Resta comunque da considerare che gli operatori che intendono utilizzare APR di peso inferiore a 0,3 kg e velocità non superiore a 60 km/h, sono comunque operatori professionali e quindi devono disporre delle documentazioni di cui al punto 3 del Regolamento e devono assicurare i mezzi impiegati in tale attività, oltre ad aver superato la visita medica aeronautica (II Classe o LAPL). Le attività condotte con questi mezzi sono ritenute non critiche e quindi l’operatore deve essere riconosciuto dall’ENAC secondo le previsioni del regolamento applicabili alle operazioni non critiche (art. 9).
Una possibilità che pur senza essere la liberalizzazione completa che auspicavamo, rivoluziona completamente tutto il mondo dei Sapr. E il bello è che i droni sotto i tre etti non devono essere considerati inoffensivi da ENAC, come i cugini da due chili: lo sono e basta.

Il Blade 200QX, rientra nei tre etti con una Mobius oppure una GoPro Hero4 Session

Il Blade 200QX, rientra nei tre etti con una Mobius oppure una GoPro Hero 4 Session

Mobius, telecamera economica, leggera (meno di 50 grammi) molto usata da chi fa le gare con i Classe 200

Mobius, telecamera economica, leggera (meno di 50 grammi) molto usata da chi fa le gare con i Classe 200

Il problema è cosa poter fare con una macchina così piccola. Le offerte commerciali non sono granché, in questa fascia. Ci si trovano pressoché solo giocattoli con telecamere che vanno tra scarso e orribile, con qualche eccezione come l’interessante Blade QX200, che come dice il nome pesa 200 grammi on le batterie, e ci sono telecamere molto leggere che ben si adattano ai micro droni per fare riprese una qualità HD accettabile, dalla nota Mobius (40 grammi per circa un centinaio di euro, filma in 1080P H.264 a 30 frame al secondo) alla nuovissima GoPro Hero 4 Session (74 grammi ma il marchio si paga, costa circa 400 euro), fa filmati nei formati da 1440p a 30 FPS, 1080p a 60 FPS, 960p a 60 FPS e 720p a 100 FPS. Le immagini fisse arrivano a 8 megapixel, connessioni wifi e bluetooth.

Confronto tra le dimensioni delle telecamere GoPro. La Session è quella nera (74 grammi)

Confronto tra le dimensioni delle telecamere GoPro. La Session è quella nera (74 grammi)

Una interessante alternativa ai droni commerciali è quella di adattare a Sapr i quadricotteri classe 200, quelli che si usano per le gare in FPV. Ne abbiamo parlato con Carlo Cobianchi di Movo, che stampa telai per questi piccoli gioielli di tecnologia, che seppure sono da corsa a 60 all’ora non arrivano. “E in ogni caso” dice Cobianchi “Settandoli in Stable Mode si limita l’angolo di inclinazione e di conseguenza la velocità massima del drone per rientrare nei limiti di legge”. Quanto al peso, ci dice ancora Cobianchi, “I telai stampati in plasica sono molto più leggeri di quelli di carbonio, e per l’uso come Sapr si può usare solo la telecamera per fare riprese, rinunciando a quella per l’FPV che si usa per le gare, tanto più che sarebbe illegale se il drone è usato come Sapr”. In effetti, ci conferma Cobianchi, “Nonostante i classe 200 siano adatti alla GoPro Hero 4

Un drone race cl

Un drone race classe 200: settato come SAPR diventa una macchina professionale molto convincente da usare senza patente e senza burocrazia in scenari che sarebbero critici per qualsiasi altro drone. La macchina nell’immagine è equipaggiata con una camera Mobius.

normale, non la Session, troppo pesante per rientrare nei tre etti (pesa più di 100 grammi), quasi tutti usano la Mobius, che da risultati del tutto comparabili ed è più leggera e soprattutto economica”. Per rientrare nel peso, naturalmente “bisogna selezionare un pacco di batterie adatto, leggero e prestante: già con una 3S da 1000 mAh si vola bene, poi tutti i grammi risparmiati possono essere usati per aumentare l’autonomia, Volando senza sistema FPV si risparmia alnche il peso del trasmettitore video”. Insomma il classe 200 configurato come SAPR può essere un concentrato di tecnologia per fare riprese spettacolari: piccolo, compatto, incredibilmente agile e veloce, può diventare la macchina di riferimento per l’uso dei SAPR in ambienti inavvicinabili da altre tiplogie di droni, senza burocrazia, senza patente e senza cavi di vincolo, terminatori o paracadute.
C’è da scommettere che in futuro l’industria sfornerà macchine professionali che oggi nemmeno ci sogniamo in questa fascia di peso, di fatto completamente liberalizzata.

Niente gimbal per i pesi piuma

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Grazie ai processori grafici, il BeBop Parrot fa a meno del gimbal: stabilizzazione e movimenti di macchina si ottengono processando in tempo reale la ripresa a 180°della camera. Il risultato sono filmati HD senza distorsione.

Configurando una macchina sotto i tre etti come SAPR sarà difficile riuscire a dotarla di un gimbal, visto che ogni grammo è importante. E infatti i classe 250 e i micro droni RACE ne sono sempre privi, eppure anche senza gimbal si possono fare delle riprese eccellenti. La tecnologia consente anche di muovere il campo di ripresa tenendo la camera fissa, come dimostra l’ottimo BeBop Parrot, che ha un gimbal digitale che non muove nulla a livello fisico ma semplicemente permette di selezionare un campo di ripresa HD senza distorsione elaborando in tempo reale la ripresa fissa a 180° ottenuta dalla grande camera frontale.

Purtroppo non siamo a conoscenza di una camera leggera che funzioni su questo principio, e il BeBop pesa troppo (quattro etti) per poterlo usare come SAPR senza patente, ma l’esperienza della multinazionale francese  dimostra che il gimbal virtuale è tecnicamente possibile e i risultati sono sbalorditivi, se il nuovo regolamento ENAC aprirà una interessante nicchia di business per i micro droni professionali siamo certi che qualche startup creativa lavorerà s questo campo ancora poco esplorato ma destinato a dare grandi soddisfazioni.

I droni da tre etti sono la soluzione?
Ciò dipende da che lavoro si intende fare con il drone. Per vedere se gli specchi di un impianto solare sono rotti o no, se una torre GSM ha ostacoli ottici o se le tegole di un tetto sono a posto, per un giornalista che deve documentare un avvenimento e magari postare immediatamente il risultato sul sito web, per una società di security che vuole vedere se qualcuno è dove non dovrebbe essere o anche per un fotografo che vuole arricchire una sua opera con riprese senza pretese da angolazioni impossibili con altri mezzi sono più che adeguati.

Invece se si vuole realizzare un film hollywoodiano, fare termografie, mappe con sonar LIDAR, mappare in 3D grandi estensioni o spargere agrofarmaci su un campo è chiaro che servirà un Sapr di ben altre dimensioni, e autonomia il patentino e fare la sua brava critica.
Non tutto si può fare con un peso piuma. Ma se non si può fare tutto, si può fare molto. E soprattutto si può operare senza problemi, costi e burocrazia in scenari che per tutti gli altri Sapr sarebbero operazioni critiche. Quindi riteniamo che Sapr sotto i tre etti dovranno necessariamente entrare nella flotta di tutti i professionisti del volo a pilotaggio remoto: un arma in più per dare flessibilità al lavoro quotidiano.

 

A titolo esplicativo, ecco gli scenari critici secondo il nuovo regolamento ENAC:

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