Il vero rischio per gli aerei sono gli uccelli, non i droni

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Con toni vagamente apocalittici la FAA, l’ENAC americana, lancia l’allarme sul crescente numero di droni che volano vicino agli aeroplani. Il numero di mancate collisioni, cioè avvistamenti di droni (o presunti tali) riportati dai piloti degli aeroplani negli USA è impressionante, dall’inizio dell’anno sono 650, mentre in tutto il  2014 erano meno della metà, circa 250. E siamo solo in agosto.

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Il volo US Airways 1549 costretto a un ammaraggio di emergenza a causa di un impatto con uccelli

Il problema è reale, e non va sottovalutato. Ma dalle pagine del popolare blog Jethead, il più seguito dalla comunità dei piloti di linea americani, il colummnist Chris Manno invita a guardare al fenomeno senza pregiudizi e senza isterismi, e ricorda che il vero problema per la navigazione aerea ancora oggi viene dagli uccelli, non dai droni:  nel 2014 gli aeroplani hanno colpito (colpito, non semplicemente visto dal finestrino) 13.759 uccelli e zero, ripetiamo zero droni, secondo i dati ufficiali della stessa FAA. E quasi 1500 nel solo mese di aprile.Tutti abbiamo negli occhi il drammatico ammaraggio, miracolosamente senza vittime, del volo US Airways 1549  costretto a un ammaraggio di emergenza nel fiume Hudson, sei minuti dopo il decollo, a causa di un impatto con uccelli che danneggiò entrambi i motori dell’Airbus A320. Gli uccelli, non i droni, sono l’incubo dei piloti. I droni molto spesso sono anche più leggeri degli uccelli: il popolarissimo Phantom non arriva

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Effetti della collisione di un grosso uccello sul timone di profondità di un aeroplano.

a un chilo e mezzo, e i Phantom non hanno (finora) mai sbattuto contro un aeroplano. Un’oca canadese, che dal 1990 ad oggi ha causato 1.543 incidenti con aeroplani, pesa tra 5 e  10 chili. Il problema delle oche migratrici è talmente grave per la navigazione aerea che nel 2013 l’Authority aeronautica della Giamaica ha fatto una vera strage massacrando uno stormo di 260 oche che mettevano seriamente a rischio la sicurezza dell’aeroporto dell’isola. Mai un drone ha sbattuto contro un aeroplano, né piccolo né grande (in passato invece qualche incidente tra serei e aeromodelli c’è stato, anche con feriti). Sia gli aeromodellisti sia i piloti di SAPR sanno bene che né aeromodelli né APR hanno MAI la precedenza sugli aeroplani ed elicotteri, e sanno che non devono volare all’interno delle ATZ o a 5 km dl perimetro dell’aeroporto, e sanno che devono portarsi a quota di sicurezza (sotto i 50 metri) in caso di incontro con un aeromobile a bassa quota, una eventualità tutt’altro che rara. Le oche invece non lo sanno. E continuano a sbattere contro gli aeroplani.

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Un drone a forma di falco studiato per spaventare gli uccelli migratori e tenerli lontani dagli aeroporti

A pensarci bene i droni, se usati con giudizio, potrebbero essere un importante alleato per tenere gli uccelli lontani dalle rotte degli aeroplani e i loro sentieri di atterraggio: il sindaco di Whitehaven, una città nella contea della Cumbria nel nord dell’Inghilterra sta considerando l’ipotesi di usare i droni per allontanare gabbiani particolarmente aggressivi che hanno aggredito visitatori nel parco nazionale del distretto dei laghi, uno degli angoli più  belli del Regno Unito. Ancora più fantasioso l’aeroporto di Westchester County, negli Stati Uniti, che sta sperimentando droni radiocomandati a forma di uccello predatore per spaventare i migratori e tenerli lontani delle piste di decollo e atterraggio.

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