16 settembre in vigore il nuovo regolamento ENAC, fioccano le denunce

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Nessun impedimento o ripensamento da parte dell’Ente Nazionale Aviazione Civile che due mesi fa, dopo aver annunciato l’emissione della seconda revisione del regolamento che legifera sull’uso commerciale e ricreativo dei droni civili e aeromodelli in genere.

Sono stati 60 giorni di lunga attesa, quelli trascorsi per gli operatori e i modellisti, certi oramai che la maggior parte delle implementazioni erano state definite nella bozza. Non tutti sono d’accordo, chi continua a sostenere che i droni non sono aeromobili e sembra che anche  EASA (L’Agenzia Europea per la Sicurezza Aerea) la pensi allo stesso modo, affermando che serve una legge apposita per classificare i velivoli a pilotaggio remoto. Chi invece sostiene che il regolamento serva per evitare che i nostri cieli diventino una specie di Far West incontrollato.

Servono le Linee Guida, anzi avrebbero dovuto essere allegate già in sede di presentazione della bozza

Giusto o non giusto sono due le cose certe al momento: la prima e più importante è che per l’effettiva applicazione di queste regole, la cui lunga transizione si concluderà verso la fine dell’anno prossimo, servono importanti puntini sulle “i”. Le famose e fumose Linee Guida che devono definire con precisioni alcuni importanti paragrafi del regolamento. Il tanto declamato e forse contestato criterio di inoffensività per citarne uno. Cosa e come deve essere costruito o progettato un drone inoffensivo. Non è solo questione di peso evidentemente, ma anche di materiale costruttivi e tipologia di costruzione. E a proposito di costruzione, gli artigiani e le industrie che stanno fiorendo e in parte già appassendo nel contesto della filiera dei droni professionali, se vogliono adeguarsi dovranno sapere come muoversi.

Il numero degli operatori accreditati cresce di giorno in giorno, siamo a oltre 500 in questo momento, segno che al di la delle recalcitranti prese di posizione, si sono accorti che è meglio lavorare con la legge piuttosto che contro la legge, anche se definita oppressiva e castrante.

C’è chi sostiene e noi siamo tra questi, che un esame teorico con la conoscenza delle regole dell’aria: le precedenze, la dislocazione delle NoFlyZones, un attento esame pratico, una assicurazione per la responsabilità civile e poche e semplici regole quali il divieto di sorvolo delle persone o delle zone dichiarate inaccessibili ai droni e la questione sia presto risolta.
Responsabilità totale di un eventuale incidente occorso  al pilota che in quel momento conduce il velivolo a pilotaggio remoto. In auto e nel codice civile succede la stessa cosa, esistono divieti di velocità nei centri abitati, sulle autostrade, ma non si installano limitatori comandati dal GPS, si lascia il libero arbitrio al guidatore.

Denunce e segnalazioni, via libera ai delatori

La seconda cosa che sta succedendo in questo momento è il fiorire di denunce e segnalazioni. Alcune associazioni di settore hanno predisposto appositi moduli per raccogliere segnalazioni e comportamenti scorretti da parte di aziende o privati che compiano illeciti – nei confronti del regolamento ENAC) al fine di poterle inoltrare all’Ente stesso e alla forze dell’ordine. Alla nostra casella postale arrivano decine di segnalazioni, come ad esempio quella odierna relativa ad un sorvolo apparentemente non autorizzato presso il duomo di Milano galleria Vittorio Emanuele oppure quella della settimana scorsa relativa alla regata ripresa nel pieno bacino di Venezia,

Insomma, la situazione è complicata, servono punti fermi e un sforzo da parte di tutti gli attori, coinvolti in questo settore.

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