Gli Usa finalmente la smettono di uccidere con i droni?

0

Gli analisti militari sono in fibrillazione: finalmente l’amministrazione Obama sta facendo marcia indietro sui continui attacchi “antiterrorismo” con l’uso di aerei robot? Parrebbe di sì, a giudicare dal fatto che dopo molti mesi in cui i droni l’han fatta da protagonisti, le ultime due grosse operazioni militari le hanno portare a termine le forze speciali e non i missili sparati da un aereo radiocomandato dall’altra parte dell’oceano.

In particolare, i Navy Seals (i corpi speciali che tra l’altro hanno ucciso Osama Bin Laden) hanno attaccato un bunker ad Al-Shabab, alla ricerca del capo del commando che nei giorni scorsi ha attaccato il centro commerciale Westgate Mall in Kenya. Un raid che ancora non si sa se ha avuto successo, non è chiaro se l’obiettivo degli americani è stato ucciso o è scappato. Nello stesso momento, la Delta Force con l’aiuto di Cia e Fbi ha catturato un presunto alto esponente di Al Quaeda nella sua casa a Tripoli, in Libia.

In nessuna delle due operazioni si è vista l’ombra di un drone.
Un membro del Congresso Usa ha rilasciato un’intervista al Los Angeles Times, dicendo: “credo che la nuova politica sia quella di spostare le operazioni antiterrorismo dalla Cia alla Difesa, e cercare di usare di meno i droni”. Secondo il Pentagono, la priorità delle operazioni USA sarebbe quella di catturare vivi i presunti terroristi, ma nei fatti sotto l’amministrazione Obama si è vista un’escalation preoccupante di raid con aerei robot, che hanno ucciso centinaia di persone tra cui moltissimi civili e gente che con l’operazione non c’entrava nulla, bambini compresi.

Una strategia che alla fine si è dimostrata pericolosa per la stessa Casa Bianca: Obama confidava sul fatto che i droni potessero colpire in segreto, lontano dagli occhi dell’opinione pubblica, facendo il loro sporco lavoro senza mettere a rischio piloti che potrebbero essere uccisi o catturati, mettendo così in serio imbarazzo il governo.

Ma i droni si sono dimostrati inefficienti, sparano nel mucchio e ammazzano chiunque sia a tiro, il che ha sollevato grossi problemi diplomatici con i Paesi non nemici ma obiettivo dei raid (Pakistan, Yemen e Somalia in particolare) e ha finito col sollevare troppe proteste anche da parte dei cittadini americani: proteste non ancora di massa, ma fastidiose per un presidente che pretende di essere pacifista.

Un fastidio crescente, quello per i droni, che rischia di diventare un pericoloso boomerang per la nascente industria degli aerei robot civili: ormai la parola stessa “Drone” negli Usa è diventata una parolaccia, le associazioni industriali che producono modelli civili vorrebbero sostituirla con asettiche definizioni tipo “Unmanned”, temendo che la gente identifichi i droni con i massacri di civili e lo spionaggio più invasivo,  quindi giustamente non ne vogliano sapere di essere sorvolati da aerei senza pilota, da qualunque parte provenga e chiunque sia ai comandi.

Come se non bastasse, anche le premesse legali su cui si basa la guerra dei droni traballano, visto che sparare nel mucchio è un crimine già in tempo di guerra, figuriamoci in tempo di pace. Quindi non sorprende che Obama stia cercando di fare un passo indietro, in silenzio e senza annunci. In segreto, proprio come in segreto e senza trasparenza colpiscono i suoi aerei robot.

1244 visite

Share.
Commenta:

Segui DronEzine sui social: