Il legale risponde: le riprese amatoriali con i droni – aeromodello sono perfettamente lecite

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L’avvocato Francesco Paolo Ballirano risponde ai dubbi dei lettori. Oggi facciamo chiarezza su un punto fondamentale: le riprese amatoriali con droni aeromodello sono lecite, ma attenzione a non superare la sottile linea rossa che divide l’ uso amatoriale e l’uso professionale di un drone.
Ricordiamo che solo gli associati possono porre le loro questioni al legale, e le domande di interesse generale verranno pubblicate.
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Arriva il natale, e in tanti ci chiedono se possono fare riprese amatoriali personali e postarle sui social volando come aeromodellisti, quindi senza bisogno di patentino, visita medica, certificazione della macchina e tutte le tante incombenze che pesano sui piloti di SAPR. Ebbene, la risposta è sì, ma attenzione alla privacy e a seguire le regole dell’aeromodellismo.

Con l’entrata in vigore della seconda edizione del Regolamento ENAC, più di un dubbio è sorto tra gli appassionati del settore circa la possibilità di poter effettuare riprese video/fotografiche con aeromodelli. I dubbi sulla compatibilità delle strumentazioni di ripresa con le finalità ricreative e sportive proprie degli aeromodelli sorgono a causa di quanto disposto dall’art. 35, numero 5 del Regolamento che vieta agli aeromodellisti di utilizzare in luoghi aperti al pubblico dispositivi o strumenti che ne configurino l’uso in operazioni specializzate. Tentiamo quindi di far luce su tale problematica, premettendo sin da ora che la formulazione dell’art. 35, numero 6 appare ambigua e per certi versi oscura e di difficile interpretazione.

Operazioni specializzate ed attività ricreative e sportive: differenza tra SAPR ed Aeromodelli

Ai fini della nostra disamina è opportuno partire dai concetti (o meglio, definizioni) di “aeromodello”, di “SAPR” e di “operazioni specializzate” riportate nell’art. 5 del Regolamento (Definizioni ed Acronimi) che appaiono rilevanti per una precisa interpretazione dell’art. 35, numero 6 del Regolamento.

Il Regolamento definisce come Aeromodello un dispositivo aereo a pilotaggio remoto, senza persone a bordo, impiegato esclusivamente per scopi ricreativi e sportivi, non dotato di equipaggiamenti che ne permettano un volo autonomo e che vola sotto il controllo visivo diretto e costante dell’aeromodellista, senza l’ausilio di aiuti visivi. Assumono rilevanza sotto tale aspetto lo scopo esclusivamente ricreativo e sportivo, la mancanza di poter effettuare voli autonomi da parte dell’aeromodello e la necessità di effettuare una navigazione a vista.

Dall’altro lato, l’art. 5 specifica che si intende per SAPR un sistema costituito da un mezzo aereo (aeromobile a pilotaggio remoto) senza persone a bordo, utilizzato per fini diversi da quelli ricreativi e sportivi, e dai relativi componenti necessari per il controllo e comando (stazione di controllo) da parte di un pilota remoto. La vera e sostanziale differenza tra aeromodelli e SAPR è minima, nel senso che anche l’aeromodello, così come il SAPR, è composto da un mezzo aereo e dai relativi componenti per il controllo e il comando. A prescindere dalle modalità di navigazione, il vero elemento caratterizzante dei due tipi di velivoli è l’utilizzo per fini ricreativi e sportivi, presente negli aeromodelli ed assente nei SAPR. Ma in cosa consiste il fine ricreativo e sportivo? Quali sono i suoi confini? Per indagare su questo punto occorre fare riferimento alla definizione di operazioni specializzate data dal Regolamento:

per lo scopo di questo Regolamento si intendono [per operazioni specializzate quelle] attività che prevedono l’effettuazione, con un SAPR, di un servizio professionale a titolo oneroso o meno, quale ad esempio: riprese cinematografiche, televisive e servizi fotografici, sorveglianza del territorio o di impianti, monitoraggio ambientale, impieghi agricoli, fotogrammetria, pubblicità, addestramento

Da quanto emerge dalla definizione data, appare agevolmente intuibile che le operazioni specializzate sono quelle: a) rese in forma professionale e b) che impiegano il SAPR per una finalità diversa dal semplice volo, nel senso che da tale volo deve necessariamente derivare una ulteriore utilità. L’elenco esemplificativo dato dalla definizione di operazioni specializzate sembra porre l’accento sul fatto che il SAPR non “vola per volare” ma è piuttosto il mezzo per un fine/risultato diverso (il SAPR vola per effettuare riprese, per sorvegliare, per monitorare, per essere impiegato in agricoltura etc.). Non è importante, ai sensi della definizione data dal Regolamento, che l’attività professionale sia a titolo oneroso o meno, con ciò indicando che non è requisito indispensabile la presenza di un corrispettivo per il servizio professionale reso, ma piuttosto, che tale servizio professionale sia oggetto di un’attività avente rilevanza economica.

Riassumendo, aeromodelli e SAPR si differenziano per lo scopo ricreativo e sportivo, presente nei primi ed assente nei secondi, nel senso che solo i SAPR possono essere utilizzati per svolgere operazioni specializzate ossia per effettuare servizi professionali da cui derivi un’utilità che non necessariamente deve consistere in un corrispettivo.

I concetti di professionalità e di impresa nelle operazioni specializzate

La questione relativa ai “servizi professionali” è solo la punta di un iceberg di un discorso più ampio relativo alla differenza tra la nozione di imprenditore data dal Codice della navigazione e quella data dal Codice civile, oggetto di specifiche ed approfondite analisi da parte della dottrina. Appare tuttavia opportuno, per ragioni di linearità ed economia espositiva, affermare che in questa sede assume rilevanza il fatto che i servizi professionali tipici delle operazioni specializzate sembrerebbero fare riferimento alla figura di imprenditore prevista dall’art. 2082 del Codice Civile, il cui requisito fondamentale è anche la “professionalità”. In tal senso, L’attività svolta dall’imprenditore deve essere caratterizzata dalla professionalità, deve cioè essere svolta in modo non occasionale, ma stabile e abituale. Non è imprenditore chi, per sfruttare un aumento improvviso dei prezzi sul mercato, vende l’appartamento appena comprato; è imprenditore, invece, chi svolge in maniera abituale attività di intermediazione immobiliare. Non è necessario, però, che l’attività sia esercitata ininterrottamente: è sufficiente che gli atti di impresa siano costantemente compiuti nei periodi e secondo le cadenze proprie dell’attività svolta (si pensi alle attività cicliche o stagionali). Non è necessario, inoltre, che l’attività sia esercitata in modo esclusivo, potendo trattarsi di attività collaterale ad altra occupazione principale. Ciò detto, è evidente che un’attività non professionale, non avente i caratteri di economicità, priva di qualsiasi organizzazione e comunque non finalizzata all’ottenimento di un’utilità suscettibile di valutazione economica non potrebbe essere qualificabile come attività specializzata.

L’art. 35, n. 6, le strumentazioni presenti sull’aeromodello che ne configurano un uso per operazioni specializzate. Un falso problema.

Quanto detto sin ora deve essere letto alla luce di quanto disposto dall’art. 35, numero 6, del Regolamento nel quale viene stabilito che “su un aeromodello utilizzato in un luogo aperto al pubblico non possono essere installati dispositivi o strumenti che ne configurino l’uso in operazioni specializzate”. Da più parti è stato sottolineato che ciò renderebbe impossibile l’utilizzo di una fotocamera o videocamera su un aeromodello dato che le “riprese cinematografiche, televisive e servizi fotografici” sarebbero oggetto di operazioni specializzate. È importante tuttavia tener presente quanto precedentemente affermato in tema di professionalità ed utilità in relazione alle operazioni specializzate. In buona sostanza, non basta una fotocamera per far si che un aeromodello diventi un SAPR, ma piuttosto, è necessario verificare che sia reso un “servizio professionale”, anche a titolo non oneroso, purché in grado di generare una utilità suscettibile di valutazione economica. Al di fuori di queste ipotesi è indubbiamente lecito l’utilizzo di strumentazioni volte ad effettuare riprese fini a se stesse e quindi per uso privato e di diletto. La questione, ad ogni modo, appare piuttosto marginale se si considera che sempre l’art. 35 del Regolamento, al punto 3, impone condizioni piuttosto limitative per l’utilizzo di aeromodelli. Infatti ne è ammesso l’utilizzo, senza alcuna specifica richiesta di riserva di spazio aereo, in aree opportunamente selezionate dall’aeromodellista, di raggio massimo di 200 metri e di altezza non superiore a 70 metri, non popolate, sufficiente lontane da edifici, infrastrutture e istallazioni, all’esterno delle ATZ istituite o ad una distanza di almeno 5 km dal perimetro di un aerodromo privo di ATZ e che in generale non è consentito il sorvolo delle aree proibite o regolamentate. In conclusione, appare francamente improbabile ritenere che una fotocamera utilizzata per uso privato e ricreativo trasformi l’aeromodello in un SAPR. Ci verrebbe da dire che se “una rondine non fa primavera” anche “una telecamera non fa un SAPR”. L’art. 35, numero 6, sembra indicare piuttosto che è vietato l’utilizzo di strumentazioni che esulino dalle finalità ricreative e sportive proprie degli aeromodelli. In buona sostanza ci si può divertire con un aeromodello anche utilizzando una fotocamera, ma, allo stesso tempo, è molto difficile (se non impossibile) definire una netta linea di demarcazione tra uso amatoriale ed uso professionale di un drone.

 

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