Elefante spaventato, elefante salvato

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I droni sono l’ultima arma a disposizione dei ranger per combattere la piaga del bracconaggio ai danni di specie in pericolo di estinzione. Il parco nazionale del Kruger, in Sudafrica, apre un concorso internazionale per chiedere aiuto a hobbysti e studenti nello sviluppo di un drone specifico per salvare i rinoceronti, mentre in Kenya il parco nazionale  Masai Mara ripiega su soluzioni decisamente più a buon mercato: droni hobbistici, peperoncino rosso e Goole maps.

Nel Masai Mara i bracconieri prendono di mira gli elefanti, naturalmente per le loro zanne; il prezzo dell’avorio è in costante crescita, sui mercati asiatici vale migliaia di dollari al chilo, e la povertò spinge i bracconieri a una caccia spietata ai pachidermi. Marc Gros, manager del Mara Elephant Project, ha cominciato a usare i droni per riprendere foto aeree dei branchi di elefanti, in modo da calcolarne la consistenza e lo stato di salute, oltre a scoprire i bracconieri.
Ma si è presto reso conto che i droni più grossi spaventavano gli animali, che verosimilmente li scambiavano per sciami di vespe, con conseguenze anche devastanti se gli elefanti spaventati sconfinano dal parco e invadono i campi coltivati.

Ma questo poteva anche diventare un vantaggio. I ranger hanno cominciato a inserire dei sensori GPS nelle orecchie degli elefanti, in modo da poter seguire i branchi attraverso i satelliti di Google Earth; e se si avvicinavano alle aree a rischio bracconaggio, li fanno scappare coi droni.

I risultati sono talmente buoni che adesso il parco pensa di acquistare altri dieci droni, da equipaggiare con cannoncini che sparano uno spray alla capsaicina (il principio attivo del peperoncino rosso) per far correre ancora più veloci i pachidermi verso la salvezza.

James Hardy, dirigente del Mara North Conservancy, ha detto in un’intervista a Bloomberg che “i droni sono il futuro della protezione degli animali. Un solo drone fa il lavoro di 50 ranger, Oggi i droni sono la punta di diamante della lotta al bracconaggio. Di notte li usiamo per riprendere l’impronta termica dei movimenti dei bracconieri, e talvolta riusciamo anche a individuare gli elefanti uccisi ancora caldi”. E arrivare in tempo per poter acciuffare i bracconieri, naturalmente.

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