I droni “Follow Me” non sono sistemi autonomi, e quindi il loro uso è permesso, sia come aeromodelli sia come SAPR: EASA e ICAO fanno chiarezza

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di Francesco Paolo Ballirano
(Consulente legale e membro del Comitato Scientifico di DronEzine)

Il regolamento ENAC richiede che un drone sia sempre controllato dal pilota, senza ausili ottici o elettronici. Che dire allora dei droni che fanno voilo automatico, tracciando la rotta su un tablet, o quelli Follow Me che seguono il pilota oppure in altro casi il soggetto della ripresa? Se per i primi è assodato che il loro uso è lecito, lo afferma implicitamente la stessa ENAC in una intervista a DronEzine, quando afferma che bisogna volare “senza utilizzare eventuali automatismi di volo su percorsi fuori dalla vista del pilota“, mentre restando nel raggio visivo non ci sono problemi, per i secondi restava qualche dubbio.
Ma le organizzazioni internazionali aeronautiche, l’europea EASA e la mondiale ICAO, fugano i dubbi anche per loro: i droni Follow Me  non sono sistemi autonomi, ma normali velivoli a pilotaggio remoto. E di conseguenza possono volare sia come SAPR sia come aeromodelli. Anzi, se stanno sotto al chilo di peso rientrano nella categoria a più basso rischio di incidente, la categoria Open, insieme ai palloncini e gli aquiloni.
(Nota di Luca Masali, direttore responsabile di DronEzine).

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La seconda edizione del Regolamento Enac presenta molti punti che sono oggetto di dibattito e di contrastanti interpretazioni. Una di queste è senza dubbio quella relativa ai confini di applicazione del Regolamento stesso, specificata, tra l’altro, all’art. 2 ove vengono elencate le categorie di aeromobili non soggetti alle previsioni del Regolamento. In particolare l’art. 2 stabilisce, tra l’altro, che “Non sono assoggettati alle previsioni del presente Regolamento: (..) i sistemi autonomi”. Il Regolamento precisa che è da intendersi tale un SAPR dove “il pilota non ha possibilità di controllare il volo del mezzo intervenendo in tempo reale”. La definizione data dall’ENAC richiama gli studi portati avanti dall’ICAO e dalla JAURUS che hanno tentato di dare a loro volta una definizione compiuta di “autonomous aircraft”. La questione non è di poco conto, anche perché come “sistemi autonomi” potrebbero essere visti i cosiddetti droni “follow me” che hanno, tra l’altro, un potenziale di mercato molto ampio.(Vedi per esempio Lily ed HEXO).

In sostanza il drone segue chi tiene in tasca uno speciale accessorio che munito di GPS (i più di frequente uno smartphone) fornirà al robot volante le indicazioni per seguirlo. I droni “follow me” sono droni che non vengono comandati dal pilota, che di fatto non è da considerarsi tale, nel senso che non ha alcuna possibilità di controllo sul drone che si muove e si direziona autonomamente. La possibilità di controllo da parte del pilota è quindi la chiave per comprendere qual è l’effettivo significato di sistema autonomo e lo scopo di questa analisi ha un duplice obiettivo: da un lato, fare maggior chiarezza sui “sistemi autonomi” e dall’altro verificare se un drone c.d. “follow me” appartiene a tale categoria.

Sistema autonomo: l’importanza del “comando e controllo” sul mezzo da parte del pilota remoto.

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Come di diceva poc’anzi, i “sistemi autonomi” citati dall’art. 2 del Regolamento, fanno certamente riferimento agli “autonomous aircraft” menzionati dall’ICAO ossia quei sistemi “che non permettono al pilota di intervenire nella gestione del volo” (cfr. Circolare 328 ICAO). La definizione è piuttosto ambigua dato che indica più che altro la mancata possibilità del pilota di comandare i movimenti del drone. Definire tout court un sistema autonomo quindi non è cosa affatto semplice. Quello che sicuramente è intuibile dalle definizioni di “sistema autonomo” è che il pilota non può intervenire in tempo reale sulla conduzione dell’aeromobile. Soprattutto il “controllo” non è affidato al pilota che non può intervenire in manovre di volo del mezzo. Il Manuale sui sistemi a pilotaggio remoto dell’ICAO pubblicato all’esito della Conferenza di Montreal del 2015, include nella più ampia categoria degli “Unmanned Aircraft” (Figura 1) sia gli aeromodelli (Model Aircraft), sia i SAPR in senso stretto (Remotely Piloted Aircraft) sia i sistemi autonomi (Autonomous Aircraft) specificando che anche i sistemi autonomi sono assoggettati alle previsioni dell’art. 8 della Convenzione di Chicago, ma non sono presi in considerazione ai fini di una completa integrazione dei droni nello traffico aereo, nel senso che le prospettive regolamentari finalizzate alla “coesistenza” tra aeromobili tradizionali e droni non tengono conto dei sistemi autonomi. In tal senso infatti, nel documento ICAO viene specificato che solo gli aeromobili a pilotaggio remoto saranno in grado di essere integrati nel sistema internazionale dell’aviazione civile, dato che la presenza del pilota è un presupposto imprescindibile per la piena integrazione dei SAPR nel traffico aereo civile.

Le operazioni svolte da un aeromobile totalmente autonomo (fully autonomous aircraft) non sono prese in considerazione in questo futuro scenario, così come non lo sono i palloni liberi senza pilota e gli altri tipi di aeromobili che non possono essere comandati in tempo reale durante il volo. Sulla base della Circolare ICAO, la JARUS ha dato un perimetro ben più rigoroso alla definizione di sistema autonomo, sviluppando ed analizzando con maggiore precisione il rapporto tra pilota ed aeromobile che rappresenta, di fatto, l’elemento di differenziazione tra un SAPR e un sistema autonomo. Mente infatti il la definizione dell’ICAO potrebbe essere soggetta a varie interpretazioni, la JARUS procede con un metodo ben più analitico e rigoroso.

I “livelli di complessità” stabiliti dalla JARUS

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Nel documento JARUS Systems Safety Analysis (AMC RPAS 1309) vengono illustrati diversi livelli di complessità, modulati secondo la possibilità di intervento del pilota sul controllo del drone. Il documento JARUS indica quattro livelli (Figura 2) dove nel primo il pilota ha un pieno controllo del mezzo fino a giungere al quarto livello, dove l’intervento del pilota è totalmente assente e il sistema è totalmente automatizzato:

  1. Livello I di complessità: il pilota remoto ha il controllo dell’aeromobile durante ogni fase del volo;

  2. Livello II di complessità: fanno parte di tale livello i droni che fanno uso di sistemi per facilitare il lavoro del pilota. Le funzioni automatiche sono limitate ed il pilota ha sempre la possibilità condurre manualmente il drone;

  3. Livello III di complessità: sono sistemi potenzialmente autonomi, nel senso che il “comando e controllo” del drone è del tutto indipendente dal pilota che non ha quindi la facoltà di controllare il volo del drone. Nondimeno il pilota può intervenire in caso di guasto del drone.

  4. Livello IV di complessità: sono sistemi completamente autonomi. Tale categoria di droni non è oggetto di studio da parte della JARUS. Sono i cosiddetti “autonomous aircraft” richiamati nelle circolare ICAO.

Stando a quanto riportato nella figura di cui sopra, i droni “follow me” apparterrebbero più al III livello che al IV livello, nel senso che pur essendo totalmente automatico, il volo del drone può essere interrotto in qualsiasi momento dal pilota. In sostanza, il terzo livello indica che il drone è soggetto all’autorità del pilota solo in caso di estremo bisogno e che negli altri casi non sarebbe soggetto al suo controllo.

L’EASA fa chiarezza sui droni follow me

149ef922315a555cf7d314d69671ccd0_largeSul punto è intervenuta anche l’EASA in maniera determinante nel senso che ha conclusivamente incluso i droni follow me nella categoria “open” del futuro Regolamento, citandoli direttamente nella sottocategoria A0. (“0 to 999 g — CAT A0: A considerably high number of consumer products fall into this subcategory which are operated in all kind of operational environments. Depending on the exact definitions, this category includes tethered balloons, kites, toys as well as sophisticated devices following automatically the owner.”). La categoria “open” è riservata alle operazioni con i droni a basso rischio e non è necessario richiedere permessi alle Autorità Aeronautiche anche nel caso di operazioni commerciali. Non è richiesta alcuna certificazione del mezzo e nessuna licenza per l’operatore e per il pilota. In questo caso il pilota deve seguire comunque determinate limitazioni imposte dall’EASA, come il pilotaggio a vista ad una distanza massima di 500m, altezza massima di 150m, a distanza da aeroporti e altre aree sensibili per la sicurezza. In particolare la categoria A0 prevede che i droni al di sotto della categoria 1kg di MTOM non dovrebbero superare l’altezza di 50 mt, anche se, nella stragrande maggioranza dei casi i droni follow me presenti sul mercato attuale superano tale peso.

Conclusioni

Riprendendo dunque il documento pubblicato dall’EASA, la questione pare essere definitivamente risolta nel senso che i droni follow me sono esclusi dalla categoria dei sistemi autonomi ed appartengono invece alla categoria dei sistemi aeromobili a pilotaggio remoto. Ciò nonostante, la definizione di sistema autonomo data dal Regolamento ENAC appare suscettibile di un’interpretazione tale da includere in tale categoria anche i droni follow me, in quanto potrebbe essere considerato un sistema autonomo anche il drone che non è propriamente controllato dal pilota. Quanto detto induce comunque ad una riflessione finale e generale. Le autorità e gruppi di studio nazionali ed internazionali (ENAC, ICAO, JARUS, EASA) dovranno comunque tener conto delle continue evoluzioni tecnologiche che molto spesso mettono a dura prova gli schemi e le classificazioni finalizzate a stabilire regole chiare ed efficaci.

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