Drone cade sulla pista del mondiale di sci, di chi è la colpa?

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Un drone cade in diretta TV mondiale nei pressi dello sciatore austriaco Marcel Hirscher, mancandolo per poco. L’episodio di per se drammatico, che per fortuna non ha prodotto nessun ferito, ora è al vaglio della opinione pubblica, degli enti organizzatori, di ENAC e dell’intero mondo professionale che con i droni ci vorrebbe lavorare.

Non più tardi dello scorso anno, lo stesso tipo di volo fu vietato all’ultimo momento in quanto avrebbe dovuto essere effettuato al buio e il regolamento emesso dall’Ente Nazionale Aviazione Civile, prevede per l’appunto che non sia possibile condurre un ripresa aerea effettuata con un drone – un velivolo a pilotaggio remoto – durante le ore notturne.
Certamente l’operatore che si è visto negare questa grande opportunità di pubblicità gratuita avrà inveito contro il regolamento, contro i delatori anonimi e contro tutti gli altri operatori invidiosi per il fatto che lui aveva opportunità e conoscenze per lavorare in una così ghiotta occasione.

Pubblicità gratuita indotta, davvero ne valeva la pena?

Ad un anno di distanza, la pubblicità è arrivata, ma forse non nel modo voluto. Oggi non c’è giornale, blog, sito online, gruppi di Facebook e forum, che non parlino dell’incidente che poteva costare caro all’atleta austriaco e che ora costerà carissimo a tutta la filiera degli operatori e imprese connesse al lavoro aereo sviluppato con i droni, i cosiddetti APR.
Tra l’altro nei vari comunicati stampa prima dell’evento spiccavano le parole che affermavano di aver ottenuto le opportune autorizzazioni ENAC, ora sarà nostra cura domandare all’Ente se davvero tali permessi erano stati concessi.

Tutti coloro che lavorano nel campo sanno perfettamente che queste macchine, seppure affascinanti, tecnologicamente avanzate e all’apparenza meravigliose, nei momenti nel quali tutti i meccanismi funzionano alla perfezione , in realtà sono fallaci come qualsiasi altro oggetto prodotto dall’uomo o che si trova in natura.

Un orologio può fermarsi, un televisore si può spegnere, uno stesso aereo di linea può precipitare. Allora come si risolve questo empasse che vede da un lato una schiera di detrattori pronti a mettere al rogo tutti i droni civili considerandoli peggio ancora dei cugini militari impegnati in missioni di morte e dall’altro lato i sostenitori di una quanto mai fallace e flebile teoria che sostiene che in fin dei conti sino ad ora non si è mai fatto gravemente male nessuno?
Sino ad ora!
Se qualcuno vuole provare a mettersi sotto alla traiettoria di un oggetto dal peso minimo di 6Kg, ma più verosimilmente intorno agli 8/10 che cade a piombo sulla testa di qualcuno faccia pure!

Basterebbe solo il buon senso

Il regolamento ENAC tra le tante restrizioni, più o meno giuste, a detta dei vari operatori, impone il divieto di non volare sulla testa delle persone e a nostro avviso è una regola che non doveva nemmeno essere scritta essendo talmente semplice da interpretare che il  comune buon senso di un qualsiasi pilota di velivoli a pilotaggio remoto dovrebbe far sua prima ancora di decollare anche dal deserto dei Gobi.

Attendiamo gli sviluppi che non saranno certo positivi, anche se ENAC non prenderà provvedimenti, perché non può legalmente farlo, al di la di revocare eventuali permessi o autorizzazioni o che venga o non venga aperta una inchiesta della magistratura, tutta la filiera mondiale, sicuramente accuserà il brutto incidente. Quindi la domanda rimane: accertate le dovute responsabilità, su chi ricadrà davvero la colpa?

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