Un multicottero autonomo che porta una persona: la provocazione di Ehang

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Il multicottero per trasporto di persone è nato prima dell’aeroplano e dell’elicottero, sul finire dell’ 800, ma dopo l’assurda jeep volante sviluppata dall’esercito americano negli anni ’50 è finita nel dimenticatoio: decisamente troppo inefficiente rispetto all’elicottero, pericolosa e difficile da pilotare, l’idea è finita in soffitta finché in anni recenti la formula multirotore non è stata “riscoperta” dal movimento dei droni.

Il nonno: l'assurda jeep volante degli anni '50. Progetto frettolosamente abbandonato dopo che ha rischiato di ammazzare i collaudatori

Il nonno: l’assurda jeep volante degli anni ’50. Progetto frettolosamente abbandonato dopo che ha rischiato di ammazzare i collaudatori

Nonostante ci siano ottimi motivi per ritenere che un multicottero per portare persone non sia per nulla una buona idea, ogni tanto qualcuno la riscopre, più che altro per farsi pubblicità.

Il pilota c’è. Al sicuro e molto lontano.
E’ il caso di Ehang, startup cinese che ben conosciamo per il piccolo Ghost, uno dei primi droni per selfie aerei nati dal crowdfunding con successo, che al CES di Las Vegas ha stupito tutti con questo arnese, un multicottero autonomo che in un futuro verosimilmente remoto potrebbe portare un passeggero su percorsi di pochi minuti (23 più o meno l’autonomia del Phantom). La macchina, chiamata EHang 184, porterebbe anche un passeggero corpulento (fino a 120 kg) che non deve toccare nulla, lo fa partire con una app el cellulare manco fosse un motorino del moto sharing e gli dice dove vuole andare, al resto pensa tutto lui, monitorato costantemente da centri di controllo remoti con personale che all’occorrenza può prendere in mano i comandi. Per ragioni di sicurezza, si tratta di un ottocottero, quindi con otto motori ed altrettante eliche, così nel caso un motore andasse in crisi la macchina può atterrare in sicurezza.

Commercializzato nei prossimi mesi? Mah!
Nonostante a noi sembri futuribile, in Ehang sono convinti di lanciarlo a tempo di record e costi tutto sommato ragionevoli (si parla di 2-300 mila dollari). Dopotutto il progetto non deve essergli costato poco, è dal 2013 che ci lavorano sopra.  Il capo della finanza di Ehang, Shang Hsiao, parla di “commercializzazione in tre-quattro mesi”. L’idea, secondo il manager cinese, è che i client saranno ospedali, resort turistici negli atolli dei paradisi tropicali, magari pure servizio taxi. Lo vorrebbero lanciare in Cina, Stati Uniti, Nuova Zelanda e anche in alcune parti dell’Europa (speriamo anche in Italia, ci piacerebbe vedere la faccia che faranno i funzionari ENAC quando gli sottoporranno l’idea). E naturalmente Dubai, se c’è qualcuno che potrebbe subito aprire il portafogli non dubitiamo che sarà lo sceicco. Staremo a vedere, ma certo che l’idea non sappiamo quanto sarà plausibile ma è affascinante.

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