Chi possiede il cielo? I limiti della proprietà privata e la difesa dai droni

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Di Paolo Francesco Ballirano
Avvocato esperto in diritto aeronautico e membro del Comitato Scientifico di DronEzine

L’utilizzo massiccio dei droni e la rivoluzione tecnologica da essi portata impone di prendere in esame alcuni aspetti relativi al diritto di proprietà che sono di grande attualità. La questione relativa alla proprietà dello spazio aereo, infatti, ha una importanza cruciale per comprendere fino a che punto può volare un drone sulla proprietà altrui. Tenendo anche conto delle numerose domande effettuate dal pubblico nel recente Workshop tenutosi a Dalmine ed organizzato da DronEzine e Geoskylab, appare interessante citare un episodio accaduto recentemente negli Stati Uniti.

Un operatore di droni ed hobbista, ha utilizzato un drone per scattare fotografie aeree effettuando tra l’altro il sorvolo sulla proprietà del vicino. Quando il vicino ha individuato il drone sopra la sua proprietà, lo ha distrutto a colpi di fucile. L’operatore ha citato in giudizio il vicino per ottenere il risarcimento dei danni derivanti dalla distruzione del drone, sostenendo che mentre il vicino vanta diritti di proprietà sulla sua terra, non ha alcun diritto sullo spazio aereo sovrastante ad essa. Sebbene il caso possa essere annoverato tra le cosiddette “beghe di vicinato”, l’episodio offre lo spunto per poter affrontare l’analisi sull’effettiva estensione del diritto di proprietà nello spazio aereo sovrastante il suolo.

Il Codice civile ed il Codice della navigazione

Riferendosi ad un celebre brocardo, il diritto romano riteneva che “dominus soli est dominus usque ad sidera et usque ad inferos” (il proprietario del suolo è proprietario fino agli inferi e fino alle stelle) ritenendo pertanto che la proprietà su una determinata porzione di terreno si estende dalle profondità del sottosuolo sino alle estremità dello spazio aereo. Tale impostazione è stata mitigata dall’art. 840 del Codice civile ai sensi del quale La proprietà del suolo si estende al sottosuolo, con tutto ciò che vi si contiene, e il proprietario può fare qualsiasi escavazione od opera che non arrechi alcun danno al vicino. Questa disposizione non si applica a quanto forma oggetto delle leggi sulle miniere, cave e torbiere. Sono del pari salve le limitazioni derivanti dalle leggi sulle antichità e belle arti, sulle acque, sulle opere idrauliche e da altre leggi speciali. Il proprietario del suolo non può opporsi ad attività di terzi che si svolgano a tale profondità nel sottosuolo o a tale altezza nello spazio sovrastante, che egli non abbia interesse ad escluderle”. Il citato articolo del Codice civile va coordinato con l’art. 823 del Codice della navigazione il quale prevede a sua volta che “il sorvolo dei fondi di proprietà privata da parte di aeromobili deve avvenire in modo da non ledere l’interesse del proprietario del fondo”. Entrambe le disposizioni quindi specificano che la proprietà sullo spazio aereo sussiste fino a quando vi sia un concreto interesse del proprietario ad escluderne i terzi.

L’interpretazione giurisprudenziale

Le sentenze che prendono in esame l’art. 840 del Codice civile partono anzitutto da un presupposto basilare e significativo: non può configurarsi la proprietà di uno spazio aereo a sé stante, cioè indipendentemente da una sottostante proprietà immobiliare (Cass. 16 luglio 1969, Sent. 2622). Da ciò ne deriva che la proprietà dello spazio aereo è intrinsecamente connessa alla proprietà del suolo. La correlazione tra suolo e spazio aereo è infatti la chiave di lettura per comprendere l’interesse del proprietario nell’escludere terzi dal suo spazio aereo. Infatti, secondo un consolidato orientamento giurisprudenziale, l’interesse che segna il limite all’espansione del diritto di proprietà sullo spazio sovrastante deve essere valutato secondo la concreta possibilità di utilizzazione dello spazio come ambito di esplicazione effettiva o virtuale di un potere legittimo sulla sovrastante superficie (Cass. 21 ottobre 1991, Sent. n. 11117). Ne consegue che il proprietario di un terreno non è sempre e necessariamente proprietario dello spazio aereo, ma il suo diritto di proprietà si estende (o si riduce) in relazione ai suoi concreti e/o potenziali interessi sullo stesso.

Conclusioni

L’art. 840 del Codice civile e l’art. 823 del Codice della navigazione vanno letti e rivisitati tenendo conto soprattutto della normativa sulla privacy (oggetto tra l’altro di recenti riforme). È evidente che nell’“interesse” del proprietario del terreno a tutelare il suo spazio aereo ricade anche il suo diritto alla riservatezza. Il proprietario non potrà certamente opporsi al sorvolo sul suo fondo di un aereo di linea che vola a migliaia di metri dal suolo atteso che appare ingiustificato un concreto diritto di esclusione. Per quanto riguarda i droni, invece, la questione assume una maggiore rilevanza dato che molto spesso il sorvolo avviene a poche decine di metri dal suolo ed oltre ai potenziali danni alla proprietà, le eventuali riprese effettuate potrebbero rappresentare un più che valido motivo per escludere attività intrusive nello spazio aereo. In tal senso sia la normativa presa in esame che la citata giurisprudenza hanno chiarito che il diritto di proprietà (e la conseguente possibilità di escludere i terzi) sullo spazio aereo non è assoluto, ma va verificato di volta in volta tenendo conto dei concreti e potenziali interessi del proprietario del terreno.

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