Per la prima volta, i droni entrano a Fieragricola Verona – reportage

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Fabrizio De Fabritis, Dronitaly

Per la prima volta, i droni entrano ufficialmente a pieno titolo in una fiera agricola di importanza nazionale. Si tratta di Fieragricola Verona, appuntamento biennale dove tra mucche e trattori hanno fatto bella mostra di sé i robot volanti, in uno spazio voluto e gestito da Dronitaly, che insieme al Roma Drone è una delle più importanti fiere di droni in Italia. Ne è entusiasta il Ceo Fabrizio de Fabritis, che ci ha detto “I droni in agricoltura c’entrano moltissimo, ed è molto importante che una fiera come Fieragricola, una delle più importanti non solo a livello nazionale, ci abbia chiesto di introdurre i droni in questa manifestazione”.

I droni in agricoltura sono una delle grandi promesse non mantenute dei SAPR: gli spazi di crescita sono enormi, le sperimentazioni si sprecano, ma quando gli operatori sono stati chiamati alla prova dei fatti da Condifesa Treviso, la figura è stata ben magra. Su otto aziende partecipanti a un test in campo aperto, solo tre sono riuscite a convincere il mondo agricolo.

Nonostante i passi falsi, che dimostrano quanto ci sia ancora da lavorare per sfondare in un mondo difficile e un po’ tradizionalista come quello agricolo, una decina di aziende hanno raccolto la sfida e si sono mostrati ai coltivatori italiani con le loro soluzioni, che sono sostanzialmente indirizzate a due filoni distinti: da un lato la lotta biologica alla piralide, sganciando dal cielo capsule con uova di tricogramma, insetto parassita della stessa piralide, una farfallina che causa enormi danni alle colture del mais.

Oscar Chinello con il drone

Oscar Chinello con il drone

E dall’altra, il sorvolo dei campi per la creazione di mappe di vigore, mappe che – con l’aiuto di un agronomo che ne possa leggere i risultati – danno all’agricoltore informazioni preziose sullo stato di salute del suo campo, evidenziando le aree dello stress idrico (e quindi dove l’irrigazione non è ottimale) e  dove le piantine soffrono, vuoi per mancanza di fertilizzanti, vuoi per l’attacco di un parassita. E aiutano gli assicuratori a valutare i danni di allettamento creati dagli agenti atmosferici.

“In Italia si muovono ora i primi passi” ammette  De Fabritiis, “Mentre in Francia ci sono già aziende di servizi che nello scorso anno hanno trattato 80 mila ettari con i droni, in Italia al massimo arriviamo a 30 mila ettari”.

trampoli

Trampoli per mais: per la lotta bio alla piralide del mais, o si usa il drone, o si usano i trampoli

O i droni, o i trampoli

IMG_20160205_163833Come abbiamo visto, i droni in campo non hanno convinto appieno, ma qualcuno che ha fatto bene i compiti c’è, come Cardtech, che è stata considerata la migliore nella sfida di Condifesa. E a Verona presentava un elicottero robot: Oscar Chinello ammette che “è più difficile da pilotare, ma permette di fare più superficie in minor tempo rispetto a un multicottero”. Cardtech racconta come è andata la gara di Confidi: otto aziende iscritte, solo cinque sono andate in campo, due non sono decollate, solo una ha dato tutte le risposte, compreso il calcolo volumetrico. Tra le aziende che esponevano, due avevano

Francesca Pozzi ci mostra le capsule con le uova di Tricogramma per la lotta biologica alla piralide

Francesca Pozzi ci mostra le capsule con le uova di Tricogramma per la lotta biologica alla piralide

soluzioni per la lotta bio alla piralide, esigenza molto sentita dagli agricoltori italiani: Massimiliano Fagan di Agrotypo e Feg.Bio. Fagan mostra il dispensare che porta le capsule con le uova, montato su un multicottero di medie dimensioni. “Il tricogramma depone le uova all’interno di quelle della piramide” ci spiega, “creando la degenerazione del parassita. I nostri esperimenti hanno avuto ottimi risultati” afferma, “il servizio è perfettamente in linea con quanto l’agricoltore si aspetta: la piramide viene eliminata fino all’80%. Rispetto ai trampoli tradizionali, (che sono una macchina agricola, vedi foto sopra, non certo un valoroso contadino che va con i trampoli ai piedi, ndr)  il drone è più veloce, possiamo coprire cinque ettari in un quarto d’ora e a differenza dei trampoli possiamo operare anche in campi allagati”.

In futuro anche i pesticidi verranno dal cielo

IMG_20160205_163752Per la viticoltura, Fagan ci mostra un drone con una botte di plastica, che non serve a portare il vino al contadino, ma per nebulizzare prodotti sulle vigne: un campo di applicazione che ancora non è praticabile in produzione a causa dei vincoli ENAC e non solo sullo spray di chimiche dal cielo. “Ma la sperimentazione va avanti” assicura Fagan. “La pratica è stata bloccata per i problemi con la nebulizzazione dagli aerei agricoli, in cui non si riesce a far sì che il prodotto non si disperda a causa delle quote operative degli aeroplani, ma con i droni questo problema non esiste, la nebulizzazione sarebbe molto più precisa e puntuale. Ben presto sarà possibile anche in Italia”.
Ben presto? lo speri o lo sai?
“Diciamo che un po’ lo spero, ma un po’ lo so” sorride Fagan: “Stiamo spingendo in ambito ENAC per permettere questo servizio sulle vigne italiane”.

Verso la specializzazione

Il drone agricolo Efesto di Zefiro con il suo zaino

Il drone agricolo Efesto di Zefiro con il suo zaino

I droni agricoli devono essere specializzati per l’ambiente in cui sono chiamati ad operare, e il consorzio toscano Zefiro, in collaborazione con il CNR di Pisa e quello di Firenze ha prodotto Efesto, un interessante esacottero che può essere portato a tracolla con uno zaino speciale. Anche gli accessori devono specializzarsi, come ci mostra Francesca Pozzi di Feg.bio, un gruppo di tecnici che hanno messo a punto un dispenser di capsule con uova di tricogramma in grado di disperdere nei campi entrambe le tipologie di capsule usate per il contrasto bio alla piralide. “Al momento una macchina compatibile con entrambe le capsule ce l’abbiamo solo noi” dice con orgoglio.  E ne hanno fatto un servizio: cento euro a ettaro capsule comprese per il trattamento. Un ettaro, per chi non mastica di cose agricole, sono 10 mila metri quadrati, che il drone di Feg.Bio tratta in due minuti. “L’anno scorso è stata

Un'altra immagine di Efeso della toscana Zefiro

Un’altra immagine di Efeso della toscana Zefiro

fatta una sperimentazione da Terre Emerse” ci racconta Francesca, “in una stessa azienda si è trattato un campo chimicamente, un campo bio e uno si è lasciato non trattato. Le ricerche hanno confermato che trattamento chimico e bio i risultati sono stati identici”.  Francesca ci racconta anche come funziona: “In una capsula c sono 20 mila uova” racconta. “Con dei buchino per permettere l’uscita del tricogramma. Le femmine vanno a deporre le uova nelle larve della piramide. Il trattamento va quindi effettuato nel momento esatto in cui nel campo ci sono le larve di piralide, prima che penetrino nelle pannocchie”. Tra l’altro, rispetto ai trampoli il drone più flessibile, ci racconta Pozzi: “Abbiamo trattato un campo con filari a 45 cm di distanza l’uno all’alto, un passo che non è compatibile con il trattamento tradizionale con i trampoii”.

Vedere il campo dall’alto

Il drone con dispenser di Feg.bio

Il drone con dispenser di Feg.bio

L’aerofotogrammetria applicata all’agricoltura, insieme alla lotta alla piralide, è la seconda colonna dei droni in agricoltura. Marco Dubbini di Sal Engineering propone indagini multispettrali per creare mappe di vigore (che dicono all’agricoltore come sta il suo campo) e mappe di prescrizione (per stabilire cosa fare nella campagna successiva). In particolare con multicotteri con sensori sviluppati in casa. Siamo dunque nel campo dell’agricoltura di precisione: Quando un agricoltore dice che ha prodotto, per esempio su 10 ettari, 110 ql/ha di granella di mais non fa altro che indicare un dato medio di tutto l’appezzamento agricolo, mettendo insieme le punte più alte e quelle più basse di produttività. Ma la produzione varia, a volte anche in maniera consistente, da una zona all’altra del campo, e per questo è importante conoscere l’entità e la localizzazione di questa variazione per poter poi prendere alcune decisioni operative con l’obiettivo di razionalizzare i costi e aumentare le rese. E qui i droni possono davvero fare la differenza: per il momento Sal Engineering fa più che altro sperimentazione, a fianco di Enti di ricerca, cercando soprattutto l’obiettivo della standardizzazione dei dati e come utilizzarli nella pratica agricola di tutti giorni.

Occhi attenti e digitali

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Marco Dubbini con uno dei droni di Sal Engineering

Paolo Girardi, l’amministratore di 3D Target, era l’unico produttore di sensori presente in fiera: gli strumenti di misura e multispettrali che misurano la salute del campo. “Da qualche mese l’agricoltura di precisione è un mercato interessante anche in Italia” ci dice. Tra le macchine che hanno suscitato più interesse le camere multispettrali a 6 canali Tetracam che in unico volo forniscono sei indicazioni sovrapposte nell’ottico, termico, infrarosso eccetera per misurare il vigore delle piante secondo diverse lunghezze d’onda, con pesi a partire da 50 grammi per le Tetracam ADC (che sta per Agricultural Digital Camera) Micro e Snap (da 3 a 5 mila euro). “Per interpretare i dati però serve un agronomo” avvisano in 3D Target, “che possa dare un servizio all’utente finale, l’agricoltore. E’ lui che interpreta i dati delle camere e dice al suo cliente ‘qui arriva poca acqua, qui hai bisogno di un diserbante diverso, qui dai troppo poco concime’”.
Ma ci sono oggi i terzisti che offrono questo servizio?

Termocamera Flir Vue

Termocamera Flir Vue

“Ci sono, ma è una professione che deve essere raffinata e affinata. Non è lo strumento che fa la differenza, ma il professionista che usa questi strumenti. Senza strumento non si hanno informazioni, ma senza agronomo i dati non servono a nulla. Non è detto che tutti gli agronomi siano in grado di usare questi strumenti”. A proposito di costi, per una semplice termocamera delle dimensioni delle GoPro come la Flir Vue (che ha anche l’attacco compatibile GoPro) si sta sui 1500 euro. Da non sottovalutare, ci dicono: “Le termocamere in agricoltura danno indicazioni sullo stato idrico della coltura: se il terreno è troppo bagnato si vedono delle chiazze nere, al contrario se è in debito idrico si vedono chiazze via via più chiare, fino al bianco, che significa terre calde, cosa che non deve succedere”. E in un campo sappiamo che possono esservi variazioni fino a due gradi, un’enormità, che dimostra un uso non ottimale di una risorsa preziosa come l’acqua.
E oltre alle macchine, devono specializzarsi gli uomini: gli agronomi e gli agricoltori nell’uso delle nuove tecnologie, e i piloti per imparare le non banali tecniche del volo agricolo: a questo proposito, a margine della fiera veronese, Andrea Fanelli, a capo della scuola romagnola Ali di Classe, ci conferma che già diversi piloti hanno preso l’attestato nella sua scuola proprio per usare i droni in agricoltura.

Ala Fissa

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Angelo Girelli con il suo tuttala eBee

Se in Italia i droni sono spesso identificati con i multicotteri, gli ala fissa – più veloci e con maggiore autonomia – hanno molto da dire, in agricoltura, ci racconta Angelo Girelli di Studio Dryos, attivo da 25 anni nel campo agronomico e forestale. “Prima ancora del regolamento ENAC abbiamo usato i droni per i nostri servizi” ci rivela. Studio Dryos usa il drone svizzero eBee (gruppo Parrot). “Lavorando su grande scala, l’efficienza dell’ala fissa è impagabile” ci dice Girelli. “Se mi viene un agricoltore a dirmi ‘ho 200 ettari di asparagi, ogni hanno ho delle perdite per una malattia delle piante e non so cosa fare’, con un ala fissa ci metto un quarto d’ora a fare l’analisi dei suoi 200 ettari. Anche a livello economico, posso fare buone offerte agli agricoltori, visto che con l’ala fissa sorvolare un campo da un ettaro o uno da cento è più o meno lo stesso”. 

Il mondo agricolo italiano è pronto?

“C’è molto interesse e curiosità” ci dice Fagan di Agrotypo, “ma è chiaro che bisogna confrontarsi con una mentalità che si è formata nei corso dei decenni, se non dei secoli. Però in fiera ho visto che c’è molto interesse, anche perché effettivamente può dare un aiuto all’agricoltura e garantire la massima produttività”. Ottimista anche Francesca di Feg.Bio è ottimista: “ C’è tantissimo interesse” ci dice, “non solo tra i giovani, ma tra tutti, anche i coltivatori diretti e i contoterzisti. Noi a loro proponiamo un service”. Interesse lo vede anche Dubini di Sal Engineering: “L’interesse c’è sicuramente”, dice, “ma bisogna incominciare a quantificarlo dal punto di vista quantitativo, qualitativo, economico. I dati promettono molto bene”.
Molto meno ottimista Girelli di Studio Dryos: “No” dice. “E’ pronto solo fino a un certo punto: in fiera abbiamo visto operatori interessati, anche seriamente, ma sono una minoranza. Il problema dell’Italia è la dimensione aziendale: abbiamo aziende agricole piccole che fanno fatica a comprenderne l’utilità. E anche gli operatori devono fare un esame di coscienza, perché il costo del servizio che viene offerto spesso è spropositato rispetto alla dimensione aziendale. I vantaggi sono palesi, ma i costi ancora troppo alti, servirebbe un maggior numero di clienti per abbassare i prezzi”. 

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