In Svizzera arriva il drone salva escursionisti

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La Svizzera è uno dei Paesi più piccoli del mondo ma, ogni anno, i centri di soccorso devono rispondere a più di 1.000 chiamate riguardanti escursionisti feriti e persi nei boschi alpini. E il fenomeno diventa ancora più esteso in quelle nazioni che hanno una superficie maggiore, come per esempio il Canada, gli immensi Stati Uniti o i Paesi asiatici e africani, dove battere intere aree a piedi è pressoché impossibile.

Ed è stata questa considerazione che ha spinto gli ingegneri elvetici del Dalle Molle Institute for Artificial Intelligence e l’Università di Zurigo a sviluppare un nuovo software di navigazione che dovrebbe permettere ai droni di perlustrare in modo autonomo i sentieri forestali o alpini, riducendo così i tempi di soccorso e aumentando le percentuali di buona riuscita della missione di salvataggio.

Non si tratterebbe di un semplice monitoraggio aereo (come era stato fatto già due anni fa nel parco nazionale Lake District, nel nordovest dell’Inghilterra); quello che gli scienziati svizzeri hanno fatto è stato creare degli algoritmi che consentiranno al velivolo di elaborare le immagini del bosco e della foresta, riconoscendo ostacoli e, soprattutto, le strade.
Alla base di questa possibilità, ovviamente, un enorme lavoro di catalogazione: all’interno del software sono stati caricati oltre 20mila immagini di sentieri, scattate da una action cam nel corso di numerosi giri di prova sui principali tracciati alpini.

“Interpretare un’immagine scattata in un ambiente complesso come una foresta è difficile non solo per un computer, ma spesso anche per un essere umano”, ha ammesso Alessandro Giusti, ricercatore del Dalle Molle Institute for Artificial Intelligence, che ha però anche rivendicato i risultati ottenuti con questo nuovo software: “Il drone è stato in grado predire il percorso corretto di una pista in 85 casi su 100, rispetto a un tasso di successo dell’82% quando ad analizzare la foto è un umano”.

La sfida sarà quella di mantenere aggiornati, anzi, completare la mappatura dei sentieri montani o comunque dei percorsi che presentano dei rischi per gli escursionisti. Tuttavia ci sembra difficile che questa soluzione possa essere al momento percorribile su larga scala: se 20mila immagini schedate finora coprono solo una parte delle greenway elvetiche, quanto lavoro servirà per catalogare, per esempio, la foresta amazzonica o gli infiniti labirinti verdi di Bwindi in Uganda?

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