Un drone che vola a 70 all’ora al chiuso evitando da solo gli ostacoli: la ricerca di DARPA

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Darpa, istituzione di ricerca legata alla difesa americana e famosa per aver “inventato” Internet, da tempo si interessa al volo automatico dei droni in ambienti complessi e difficili. Il primo pensiero del DARPA è l’uso militare, ma naturalmente (proprio come è successo per Internet) le ricadute civili di queste ricerche sono molto importanti e destinate a ridisegnare il ruolo e le caratteristiche dei droni civili.

Il Darpa è molto avanti in questa ricerca, che si chiama Fast Lightweight Autonomy (Velocità, basso peso e autonomia) e l’ha dimostrato con un impressionante filmato ripreso in un hangar della Guardia Civile nel Massachusetts. Scopo del progetto è ridurre al minimo la necessità di intervento umano dando al drone ampie capacità di riconoscere l’ambiente, gli ostacoli, gli oggetti e le persone e muoversi a grande velocità senza sbattere da nessuna parte, anche al chiuso dove il segnale GPS non arriva.

Tutto ciò serve a superare un evidente limite dei droni attuali, che costano poco, sono disponibili per tutti ma sono in forte difficoltà a portare a termine missioni complesse in ambienti difficili, non solo edifici ma anche per esempio relitti di grandi navi, impianti industriali colpiti da calamità o attentati, miniere. Il drone del Darpa, derivato da componenti DJI sempirofessionali, è riuscito a volare nell’hangar in sicurezza alla notevole velocità di 20 metri al secondo, circa 70 km/h.  In particolare il frame è quello di un 450 con eliche da 12 pollici, equipaggiato con sensori laser LIDAR e sonar per trovare gli ostacoli.

“Siamo molto soddisfatti dei risultati di questa prima fase di test, che aveva lo scopo di raggiungere velocità di punta particolarmente elevate al chiuso” ha detto il responsabile del progetto, Mark Micire. “Il fatto di essere riusciti a dimostrare alcune capacità basiche di evitazione degli ostacoli è un di più molto gradito” ha aggiunto il ricercatore. ma su quest’ultimo fronte di lavoro ce n’è ancora parecchio, ammette: “La sfida per il nostro team adesso è affinare l’algoritmo della logica di bordo e l’efficienza hardware per estendere la capacità de drone di riconoscere, identificare e valutare gli ostacoli e soprattutto compensare la massa del veicolo per fare virate estremamente strette e manovre estremamente brusche ad alta velocità”. Durante i test diversi quadricotteri si sono spiaccicati contro le pareti, e Micire lo ammette senza problemi: “L’unico modo per raggiungere i nostri risultati è quello di spingere al limite hardware e software. Prima di riuscirci, mi aspetto diversi altri crash”.
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