Droni: Quanto costa mettersi in regola per lavorare?

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Grande, piccolo o microscopico che sia un drone usato per lavoro – o meglio, per qualunque cosa che non sia puro divertimento o sport- non è più un aeromodello ma diventa un SAPR, “Sistema aeromobile a pilotaggio remoto” e può dunque fare le cosiddette “operazioni specializzate”, tra le quali c’è anche la fotografia e le riprese video professionali.

Rispetto agli aeromodelli, i SAPR possono fare molte più cose: possono volare più in alto (150 metri contro i 70 degli aeromodelli) e più lontano rispetto al pilota (500 metri contro 200) purché, proprio come gli aeromodelli, volino a vista, senza l’aiuto di apparecchi ottici o elettronici che aiutino il pilota a vedere il drone.

A differenza degli aeromodelli i SAPR possono volare anche di notte, e soprattutto possono entrare nelle CTR, che sono delle aree di territorio di molti chilometri quadrati messe protezione degli aeroporti (comunque senza autorizzazione né SAPR né aeromodelli possono avvicnarsi più di 5 km dagli aeroporti, anche dove non c’è un CTR).

I SAPR possono volare anche in città, a determinate condizioni, e possono volare per lavoro, quindi fare le “operazioni specializzate” che si dividono in due categorie: quelle “critiche” e quelle “non critiche”. La principale differenza tra le due è il sorvolo di persone: se si vola sulla testa della gente, l’operazione è sempre critica, e va autorizzata di volta in volta da ENAC. Nella realtà si cerca di evitare le operazioni critiche, che sono molto impegnative per la burocrazia e relativi tempi per ottenere l’autorizzazione e si cerca di fare il “non critico”, in cui si tiene la distanza di sicurezza di 50 metri dalle persone e 150 metri dalle infrastrutture sensibili”, tipicamente caserme, centrali, impianti industriali eccetera eccetera.

In ogni caso, anche con le operazioni critiche è sempre vietato il sorvolo di concentramenti inusuali di persone, come per esempio nei concerti, manifestazioni ed eventi sportivi.

Passo 1: la visita medica

Per poter lavorare con un SAPR, l’iter deve necessariamente cominciare con la visita medica. Si tratta di una visita aeronautica, la stessa che fanno i piloti degli aerei da turismo, che si fa presso un AME (Aeromedico Esaminatore, l’elenco è sul sito ENAC). Una visita rigorosa, ma superabile per chi ha una buona salute generale. Ci sono però patologie come il diabete di tipo I, alcune cardiopatie e l’epilessia che rendono molto difficile, se non impossibile, ottenerla.

Passo 2: la scuola di volo

Superata la visita, bisogna frequentare una scuola di volo, con costi che vanno da 350 a 700 euro. In tutta Italia ce ne sono un centinaio, di solito presso gli aeroclub, dove si segue un corso teorico della durata di 33 ore. Ad aprile dovrebbero cambiare le regole, e oltre al corso teorico è previsto anche un corso pratico. Se però si usa un piccolo SAPR sotto i tre etti, allora non è necessaria né la scuola né la visita medica.

Passo 3: la fase sperimentale

Ottenuto l’attestato dalla scuola, in realtà abbiamo appena incominciato. Il problema è che per essere usato come SAPR il drone dovrebbe avere i documenti aeronautici, ma i droni commerciali non ce l’hanno, essendo venduti come aeromodelli. Allora bisogna fare la cosiddetta “Fase sperimentale propedeutica”: in pratica è come se l’aspirante pilota fosse lui stesso il costruttore del drone, anche se magari l’ha comperato al supermercato. In questa fase si compilano i manuali aeronautici che dovranno sempre accompagnare il drone (la loro mancanza ha conseguenze penali gravissime) e l‘analisi del rischio. Per redarre questi manuali è obbligatorio sottoporre il drone e il pilota a prove di volo rigorose. Si può anche fare da soli, ma solo se si hanno solide basi aeronautiche (in pratica se si è piloti di aeroplani), altrimenti meglio affidarsi a una delle otto Organizzazioni di Consulenza approvate da ENAC: ormai il costo non è più proibitivo, con circa 300 euro, anche meno, ce la possiamo cavare. Prima di cominciare la fase propedeutica è obbligatorio assicurare il drone (per un Phantom si spende poco più di 250 euro). Fatto questo, basta farsi riconoscere da ENAC come operatori, usando i moduli disponibili sul sito dell’Authority, e si possono cominciare le operazioni non critiche. Per quelle critiche invece c sono altri passi da fare, e soprattutto il drone deve essere modificato: la più importante modifica è il terminatore di volo, un dispositivo che in caso d’emergenza spegne i motori del drone e lo fa cadere esattamente dove si trova.

Quanto costa

I costi sono relativi a un piccolo drone come il Phantom DJI. Per droni più grandi, i costi salgono. Per i droni sotto i tre etti, tutte le operazioni sono non critiche. Si tratta di costi indicativi, minimo-massimo; possono esserci anche strutture che offrono costi molto diversi. Si tratta comunque di prezzi allineati alle medie di mercato; diffidare delle offerte che si discostano eccessivamente da queste indicazioni di massima, sia in eccesso che in difetto.

SAPR <300 grammi SAPR leggeri <2 kg
Visita Medica Non richiesta 100 – 200 euro
Scuola teorica * Non richiesta 400-800 euro
Fase sperimentale ** 225 euro 270 euro
Costi ENAC medi 180 euro 180 euro
Assicurazione** 195 euro 260 euro
Totale 600 euro 1.210-1.710

*Sconto 10% in molte scuole convenzionate per i soci DronEzine
**Costi calcolati con le offerte riservate ai soci DronEzine

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