L’Europa dei droni tiene il fiato in attesa dell’EASA. Miracolo Svizzera

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Se il mercato mondiale dei piccoli droni sta diventando enorme, si parla di 10 miliardi di dollari entro prossimi quattro anni, stando alle previsioni di Markets And Markets, la fetta europea rischia di essere veramente miserabile. Anche a causa di una mancata armonizzazione delle norme a livello continentale, o almeno semplicemente in ambito UE. L’allarme è contenuto in un report di ABI Research.

1402755310920Secondo l’ente di ricerca americano, il valore dell’industria europea dei droni  grandi e piccoli, civili e militari, componenti compresi – non arriva nemmeno a 90 milioni di euro (è fermo a 88 milioni di dollari), una vera miseria. L’Europa paga pesantemente la sciagurata decisone dell’EASA di lasciare nelle mani dei regolatori nazionali – come la nostra ENAC – la materia dei droni sotto i 150 chili, in pratica tutti i droni che ci interessano da vicino. Di conseguenza l’Europa, che pure avrebbe molto da dire in questo mercato nascente, è una babele di regolamenti diversi, incompatibili gli un con gli altri. E ciò crea situazioni anacronistiche e del tutto inaccettabili, come il fatto che – per esempio – gli attestati e le certificazioni italiane valgono solo in Italia, quelle francesi solo in Francia e così via. Una situazione semplicemente intollerabile in ambito europeo.

Un delirio regolamentare che spezzetta il continente in dialetti legali, un dialogo tra sordi che non favorisce certo gli investimenti. E quando le varie Authority hanno cercato di dialogare, hanno fatto ancora più pasticci, come lo sciagurato Emendamento di Natale, in cui un goffo tentativo di armonizzazione ha  “regalato” a Italia e Francia emendamenti a sorpresa calati dall’alto che hanno gettato grande scompiglio tra gli operatori e di cui fatichiamo a vedere i vantaggi, se mai ce ne sono.

ABI Research “promuove” l’Italia

Dan Kara, l’analista di ABI che si occupa di robotica, commenta che “Il mercato europeo segue pattern consolidati: le grandi nazioni, come Germania e Francia guidano la classifica, qui ci sono i migliori istituti di ricerca e il personale più qualificato”. Ma, ammette  Kara, “Anche in Inghilterra, Spagna e Italia ci sono notevoli iniziative in ambito droni”

Miracolo Svizzeran03-ebee-sky

Ma proprio nel cuore dell’Europa c’è un’eccezione notevole alla regola che vede i Paesi più grandi guidare anche l’industria dei droni. E’ la Svizzera, che non essendo legata all’Unione Europea fa un po’ quel che le pare in ambito regolatorio, e sui droni ha (saggiamente, aggiungiamo noi) deciso di far poco o nulla. Lasciando in pratica al buonsenso il compito di regolamentare SAPR e aeromodelli, con poche linee guida piuttosto vaghe.

E così quella che per Kara “E’ uno dei più piccoli Paesi europei, è la casa di alcuni dei più grandi player del settore”. SenseFly, che vendendo a peso d’oro tutela di polistirolo e piccoli quadricotteri è l’unico player europeo a potere insidiare lo strapotere DJI nei droni professionali in America, Pix4D, praticamente uno standard de facto nella moderazione 3D per creare modelli matematici a partire dalle riprese dei droni, SwissDrones e Flyability. “La tradizione elvetica nella meccanica di precisione, il suo expertise nel settore delle misurazioni e microtecnologie rendono la Svizzera una testa di serie per il ventunesimo secolo” chiosa Kara.

Matthew-Wade-eXom-droneMatt Wade, manager di senseFly (gruppo Parrot, nella foto con un multicottero Exom) spiega così l’incredibile successo della Svizzera nel mondo dei droni: “Due delle nostre università, l’École Polytechnique Fédérale di Losanna e l’ ETH (Federal Institute of Technology) di Zurigo hanno laboratori robotizzi allo stato dell’arte, e l’ambiente elvetico è favorevole alle startup, garantendo loro ottimi programmi di supporto, incubatori eccetera”.

Una regolamentazione suicida taglia fuori gli USA

3dr

Il mondo dei droni quindi si divide in grandi sfere di influenza. L’Asia domina il settore dei droni giocattolo e per hobbysti, che è terreno quasi esclusivo di giganti cinesi come DJI e Yuneec, un settore che macina enormi numeri e dove l’unico player europeo che può inserirsi è Parrot e in misura molto minore l’americana 3DR (sopra il modello di punta, 3DR Solo).

droneregistrationproblemsMa ancora una volta, è la regolamentazione a fare da arbitro. Negli USA una regolamentazione asfissiante ha tagliato le gambe alle velleità della superpotenza nel settore dei robot volanti: massacrato il mercato consumer, con la pretesa di far registrare persino i giocattoli manco fossero aeroplani, gli USA cedono terreno di fronte alla continua isteria che fa di ogni drone intravisto da un aeroplano un caso federale, di ogni disperato che lancia un po’ di marjuana o di riviste porno nelle carceri un cugino di Osama Bin Laden.

La pazzesca regolamentazione FAA ha ha impedito anche la nascita di un solido mercato dei servizi con i droni, questa volta a vantaggio dell’Europa, che se pure ha regole nazionali talvolta molto restrittive non sono folli come quelle americane: “L’Europa ha una posizione molto forte nell’uso commerciale dei droni” nota Kara, “Settore guidato al livello continentale da senseFly, Aibotix, Pix4D, Delair-Tech e altri”.

Prezzi in picchiata e potenza mai vista nel mercato consumer

2E1099A500000578-0-image-a-28_1446552786849Kara ritiene che ci sia molto spazio per l’evoluzione delle piattaforme volanti. “In generale” nota l’analista “i droni consumer continueranno a crescere in termini di funzionalità, e molto più in fretta di quello che possiamo aspettarci. Questo li renderà più facile da usare (e più scuri, aggiungiamo noi, una volta che i sistemi di evitamento degli ostacoli diventeranno più affidabili e diffusi) aprendo loro nuovi campi di applicazione”.

I prezzi seccheranno ancora: abbiamo visto di recente una robusta sforbiciata dei prezzi di listino del leader DJI, e secondo Kara l’arrivo di nuovi grandi player porterà ancora più in basso i prezzi. Cosa che fa scappare molte aziende dal settore consumer, spostando gli investimenti e la ricerca al settore commerciale, “particolarmente nel settore del software e large data”. Così, continua Kara, “Le aziende europee spostano l’attenzione in settori dove i droni possono diventare preziosi alleati: miniere, agricoltura, costruzioni, energia, dove ci sono soldi da spendere e problemi da risolvere con i droni”.

Cosa offre l’Europa agli investitori?

euPer le aziende interessate a investire nel mondo dei droni, secondo Kara l’Europa offre vantaggi concreti a partire dalla capacità europea di ragionare su piani a medio-lungo termine, e una “buona, anche se perfettibile” capacità di formare partnership tra aziende e università. E ancora una volta, regole meno restrittive di quelle americane aiutano a spingere il piatto ella bilancia verso il vecchio continente: “In assenza di una solida

Dentons

Dentons

guida dell’EASA”, notano i legali dello studio Dentons, il più grande studio legale USA che si occupa di diritto aeronautico, “Alcuni Paesi europei, come Germania e Regno Unito (e Italia, aggiungiamo noi, diano a Cesare quel che è di Cesare) consentono l’uso commerciale dei droni, mentre negli USA è talmente difficile ottenere i permessi che di fatto non si riesce a volare per business”.

Secondo lo studio Dentons, “il fatto che le nazioni europee corrano da sole rende alcune di esse particolarmente agili nell’adattare le regole e in Europa si trovano operatori di droni molto più esperti che negli USA”.

Ma purtroppo, la stessa libertà che ha fatto sì che alcuni paesi come Francia, Germania e Inghilterra siano diventati ecosistemi in grado di attrarre capitali stranieri, ha fatto sì che altre nazioni, come la nostra, stiano affondando in regole che se pure ammettono l’uso commerciale dei droni nei fatti si rivelano poco amichevoli, oscure e ballerine.

Ora tocca a EASA. Manterrà o annullerà il vantaggio?

easa-tower-smallIn conclusione, l’Europa proprio per non avere un mega regolamento comune ha consentito alle nazioni più “smart” (tra cui purtroppo non ‘è la nostra) di attrarre investimenti e far nascere una industria dei droni solida e diversificata. Ma che succederà quando l’EASA, che ormai si è resa conto da tempo di aver segnato un notevole autogol nel non pendere da subito in mano le redini di questa rivoluzione sottovalutata, varerà il proprio regolamento?  Le linee guida già ci sono, ma ci vorrebbe la sfera di cristallo per immaginare quel che succederà. “Potenzialmente, potrebbe essere un grande beneficio” dicono in Dentons.

“Il più evidente vantaggio è che in tutta Europa ci sarà un set unico di regole da rispettare, e se l’obiettivo è fare business a livello continentale, questo renderà il compito molto più semplice. Oggi come oggi, ci sono 28 regolamenti diversi in 28 nazioni”. Ma d’altra parte, sono a rischio paradossalmente proprio le nazioni che si sono date un regolamento amichevole per i droni, per loro passare alle regole EASA potrebbe essere drammatico. Ormai la macchina europa è in movimento, e le regole potrebbero entrare in vigore prima di quello che sospettavamo, probabilmente già nel corso del prossimo anno. Poco su scala umana, ma un tempo lunghissimo per un’industria in così rapida espansione come quella dei droni.

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