I funzionari del Parco Nazionale delle Galápagos, arcipelago vulcanico a largo delle coste dell’Ecuador e famoso per la biodiversità degli organismi che ospita, sono finalmente riusciti a liberare le isole dalla presenza di due specie di ratti invasivi che stavano mettendo a repentaglio la sopravvivenza di alcune specie indigene di protetta.
Arrivati clandestinamente a bordo delle imbarcazioni turistiche nel corso del 19esimo e 20esimo secolo, i roditori appartenenti alla specie Rattus rattus (il comune ratto nero) e Rattus norvegicus (noto come ratto grigio o ratto delle chiaviche) avevano ormai colonizzato le isole, minacciando la sopravvivenza di numerose specie di fauna indigena, in particolare le fregate e i gabbiani coda di rondine di cui mangiavano le uova e predavano i giovani esemplari.
Dopo due anni di lotta, questo giugno le due isole sono state dichiarate “rat-free” e così i livelli della fauna indigena potranno ora tornare gradualmente alla normalità.
“Dopo due anni di attesa, questo progetto ha dato i risultati attesi, in accordo con il programma e in accorda con i più alti protocolli per casi del genere” ha detto il direttore del Parco Nazionale delle Galápagos Danny Rueda, che ha poi aggiunto “Le Galápagos, ancora una volta, sono un punto di riferimento in termini di protezione di questo ecosistema di importanza mondiale” .
Un risultato del genere però non sarebbe mai stato possibile senza il contributo dei droni, che risultano strumenti sempre più utilizzati per tutelare il patrimonio naturale dei territori di tutto il mondo. In particolare, i droni sono stati utilizzati prima per sparpagliare, nei punti più infestati delle isole di North Seymour e Mosquera, delle esche alimentari con del rodenticida studiato per attrarre e colpire esclusivamente i ratti. Dopo aver eliminato la maggior parte delle popolazioni di ratti, i droni sono stati impiegati per rifornire decine di stazioni di esche intorno alle coste delle isole, creando una prima linea di difesa contro eventuali nuovi ratti che possano arrivare degli isolotti vicini.
Prima di ricorrere ai droni, operazioni simili erano state svolte manualmente, ma a causa delle difficoltà e della lentezza degli spostamenti tradizionali si erano sempre rivelate inefficaci. La capacità dei droni di coprire ampie porzioni di terreno in poco tempo, mantenendo un’ottima precisione nel posizionamento delle esche e offrendo costi inferiori, ha invece già convinto numerosi enti e organizzazioni di tutela ambientale che in altre isole del Pacifico sono alle prese con problemi simili, visto che l’infestazione di ratti invasivi è ritenuta la causa dell’86% delle estinzioni di specie autoctone selvatiche sulle piccole isole.




