Si chiama Davide Scaramuzza il professore italiano di robotica a capo del gruppo di scienziati dell’Università di Zurigo che ha messo a punto un algoritmo di volo automatico che ha permesso, a un drone pilotato dall’Intelligenza Artificiale, di battere per la prima volta non uno ma ben due piloti professionisti di drone racing fpv su un apposito circuito.
Un progresso importante per un traguardo, quello raggiunto attraverso la ricerca pubblicata su Science Robotics – da molti ritenuto inevitabile, dal momento che solo 2 anni fa, durante il campionato DLR Drone Racing League, il pilota umano vinse con soli 5 secondi di vantaggio sul collega dell’IA.
E chissà cosa penseranno alla Lockeed Martin, multinazionale aerospaziale che nel 2018 aveva provocatoriamente lanciato la sfida agli ingegneri per mettere a punto un sistema di volo automatico in grado di vincere contro un esperto pilota umano, mettendo in palio all’epoca ben 250 mila dollari.
I quadricotteri sono tra i più agili robot volanti, ma la pianificazione di traiettorie ottimali nel tempo al limite di attuazione attraverso più waypoint rimane un problema aperto e cruciale soprattutto per applicazioni come ispezione, consegne, ricerca e soccorso, racing.
I primi studi in questo campo si basavano su formulazioni di traiettoria polinomiali e semplificazioni significative del percorso e del volo per compierlo, mentre i ricercatori dell’Università di Zurigo hanno rivisto questi elementi affinando l’algoritmo e prendendo in considerazione non solo le traiettorie e la posizione dei waypoint, ma anche i limiti del drone, inserendo nell’equazione anche i principi sulla velocità ottimale che in qualunque punto del percorso permettesse al drone di procedere nel minor tempo possibile verso il successivo waypoint.

Naturalmente, sono serviti numerosi test in cui l’IA del drone è stata addestrata e corretta, di volta in volta, sulla base delle riprese effettuate delle videocamere esterne al circuito di racing. In questo modo il sistema ha imparato come pilotare il drone nel minor tempo possibile durante tutto il percorso, senza lasciare possibilità alcuna ai due piloti professionisti, che pure avevano avuto tutto il tempo di prendere confidenza con la traccia.




