L’EASA crea una task force contro le collisioni tra aerei e droni

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Soprattutto nei Paesi anglosassoni, il (remoto, remotissimo) rischio della collisione tra un drone e un aeroplano sta prendendo toni isterici, anche se mai a memoria d’uomo si è verificato un incidente simile. Per settimane ha tenuto banco sui media un presunto incidente tra un aereo di British Airways e quello che sera subito stato additato come un drone, anche se in realtà era solo un sacchetto di plastica portato dal vento. Che ovviamente non ha creato il benché minimo problema all’aeroplano  – e ci mancherebbe altro che uno shopper vuoto possa far male a un aereo progettato per resistere a un uccello da due chili che lo colpisce a 900 chilometri all’ora.

L’EASA, l’Authority europea sulla sicurezza del volo, prende comunque molto sul serio la faccenda, e ha istituito una task force per investigare sulle mancate collisioni fin qui segnalate, magari tra le tante c’è davvero anche qualche drone, hai visto mai. La task force coinvolgerà i produttori di aeroplani e di motori per aerei, per studiare le eventuali conseguenze di una collisione tra droni e aeri, mettere in evidenza eventuali criticità e vulnerabilità degli aeroplani e i possibili rimedi. I risultati dello studio sono attesi per metà luglio.

Intanto gli aerei continueranno, quasi sempre senza grandi conseguenze, a sbattere contro gli uccelli, che son ben più pesanti dei droni: un’oca canadese pesa dieci chili, un drone tipico meno di due. Nel 2014 gli aeroplani hanno colpito (colpito, non semplicemente visto dal finestrino) 13.759 uccelli e zero, ripetiamo zero, droni.
E se finora nessun drone ha mai colpito un aereo, in compenso negli ultimi dieci anni gli aerei hanno colpito duecento tartarughe. Insomma è più facile che un jet trovi una tartaruga sulla pista che non un drone per aria. Ma restiamo in curiosa attesa delle conclusioni dell’EASA.

 

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