“Un drone può abbattere un aereo? Tutte balle” dice testualmente l’esperto di sicurezza aerea

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John Goglia

John Goglia, ex esperto di sicurezza aerea nell’ NTSB, il National Transportation Safety Board, l’agenzia federale degli Stati Uniti incaricata di investigare sugli incidenti aerei nello spazio aereo americano, non ha peli sulla lingua. “La collisione con un piccolo drone può abbattere un aereo? Tutte balle (“a baloney”, nell’originale inglese)” ha detto rispondendo alle domande degli appassionati di droni durante una conferenza a New York. “da quanto tempo voliamo insieme agli uccelli?” argomenta Goglia.  E ricorda che c’è voluto un intero stormo di oche (che pesano 10 chili, mentre un drone da hobbysti in media ne pesa uno e mezzo) a costringere all’ammaraggio nell’Hudson il comandante Chesley “Sully” Sullenberger nel 2009. “Ci vorrebbe uno stormo di droni per far danni” ha aggiunto.

Ciò non significa che sia una buona idea volare vicino agli aeroporti: “Un drone che dovesse colpire un aero o finire digerito dal motore sarebbe un incidente costoso per la compagnia aerea, ma non può certo abbattere l’aereo e causare un disastro” dice ancora Goglia.

La psicosi da drone sta raggiungendo toni isterici: è bastato un sacchetto di plastica scambiato per un drone da un pilota britannico poco attento a scatenare una vera caccia alle streghe, e le Authority aeronautiche stanno cavalcando la psicosi nel tentativo i mettere a terra i piccoli droni: in Italia addirittura gli hobbysti sono stati cacciati fuori dalle CTR, aree di diverse decine di chilometri attorno agli aeroporti civili, con la scusa del possibile verificarsi di un incidente che nella realtà non si è mai verificato. E se si dovesse verificare sarebbe sicuramente un guaio grosso per l’incauto dronista, che si vedrebbe costretto a rifondere un danno molto ma molto salato, ma non certo arrivare ad abbattere un aeroplano.

E’ ovvio che gli aerei con pilota a bordo hanno sempre la precedenza, è ovvio che bisogna tenere la distanza di 5 km dagli aeroporti previsto dalla normativa ENAC, ma cavalcare la psicosi senza avere una minima base scientifica e tecnica per sostenere che un eventuale, improbabile, remotissima probabilità di incidente  possa avere conseguenze diverse da un problema assicurativo e legale è scorretto.

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Cannone sparapolli per testare i motori e i finestrini degli aerei

Gli aerei sono progettati per resistere all’urto con un uccello da due chili sparato da un cannone ad aria compressa contro i motori e i finestrini: è la (un poco splatter) “prova del pollo”, che dà bene la misura del rischio che si corre con droni e grossi uccelli: danni notevoli, certamente, ma nulla di più. E grazie al cielo, sennò sarebbe una strage visto che nel 2014 ci sono stati oltre 14 mila incidenti tra aerei e uccelli (e nemmeno uno con un drone). Ora l’EASA ha aperto un tavolo tecnico con costruttori di aerei e di motori per aeroplani per studiare dal punto di vista obiettivo il rischio di un eventuale incidente con un drone. Speriamo che la scienza possa gettar acqua sul fuoco della paura ingiustificata e si possa ragionare sulla sicurezza seriamente e senza isterismi. 

Ecco il video di un cannone sparapolli contro i motori di un aereo (courtesy Rolls Royce)

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