Droni per la ricerca sui cetacei: quando a fare acqua è la legge

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Tutti sanno quanto i droni possano contribuire alla scienza, permettendo di osservare da vicino ed analizzare, con strumenti avanzati, fenomeni che altrimenti sarebbe difficile studiare. Uno degli ambiti non solo utili dal punto di vista scientifico, ma anche molto affascinanti visto il panorama di assoluta bellezza con cui permette di entrare in contatto, è senz’altro quello dello studio degli animali, in contesti naturali di massima libertà. Per farvi un’idea, vi basta guardare il video sul lavoro di SnotBot, che raccoglie dati fisiologici sullo stato di salute delle balene.

Proprio le balene o meglio le orche, però, sarebbero finite al centro di una guerra legale tra persone che intendono tutelare gli interessi dei cetacei in modi esattamente opposti. Da una parte i ricercatori, che conoscono bene l’indubbia utilità che l’uso dei droni porta nel loro lavoro, dall’altra gli animalisti secondo cui i droni, spesso troppo vicini ai soggetti che studiano, rappresentano una minaccia per le balene. Nel bel mezzo di questa lotta, avente come scenario l’area del Pacifico nord occidentale, ci sono le autorità, tenute a far rispettare una legge statale piuttosto ambigua, secondo cui le imbarcazioni devono mantenersi ad una distanza di almeno 200 metri dalle orche.

La norma non menziona i velivoli, né tantomeno i droni, ed è proprio a questi che gli animalisti e le autorità vorrebbero che gli effetti della legge fossero estesi. Secondo i ricercatori, invece, un provvedimento del genere non farebbe altro che nuocere ai cetacei, soprattutto nel lungo periodo, impedendo o limitando ricerche che potrebbero aiutarli.

Ad esempio lo scorso anno NOAA Fisheries (la National Oceanic and Atmospheric Administration) in collaborazione con l’Acquario di Vancouver avvicinò un esacottero ad alcune orche per scoprire se si nutrissero costantemente di salmone Chinook, una specie di pesce che destava preoccupazione per via delle dimensioni dei nuovi esemplari, più piccole rispetto alla norma. Grazie ai droni, gli scienziati possono studiare molti aspetti dei mammiferi marini mentre sono in vita.

Ecco un breve video dei droni che studiano le orche:

La principale causa che fomenta la disputa, al di là delle questioni di principio, resta ovviamente il penoso aspetto normativo della faccenda, all’interno del quale esistono evidenti contraddizioni tra normative con apparente medesima competenza, ad esempio tra il Marine Mammal Protection Act, appositamente studiato per la protezione dei cetacei, e la normativa FAA.

Emblematico è il caso, l’anno scorso, in cui la polizia di Washington denunciò due individui per volo irregolare di drone secondo la legge vigente nello stato, ma un pilota fece ricorso e ottenne alla fine la cancellazione della multa di mille dollari che gli era stata inizialmente notificata. A un anno di distanza, però, la normativa sui mammiferi continua a navigare in acque piuttosto oscure.

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