Proposta di legge del PD sui droni: corsi nelle scuole superiori, semplificazioni e meno costi

0

Continua la corsa dei parlamentari a legiferare sui droni. Dopo i Cinquestelle, alla materia si interessa il Partito Democratico che nota come Enac “li equipara ai normali apparecchi aerei ma, nonostante le molte affinità, i droni si differenziano dai normali aerei”. Il sistema normativo vigente frena lo sviluppo del mercato dei droni perché “le norme nel settore dell’aviazione non tengono adeguatamente conto delle specificità dei droni e sono sproporzionate rispetto ai rischi operativi, troppo gravose o hanno un costo così elevato da rendere antieconomica la maggior parte dei servizi con droni“.

Per risolvere il problema e prendere direttamente il controllo ella materia, al m0mento delegata ad Enac, i parlamentari PD estensori del disegno di legge, Alberto Losacco e Sergio Boccadutri, prevedono di passare la cabina di regia al Governo, che dovrà emanare “uno o più decreti legislativi per la disciplina della costruzione e della circolazione di veicoli controllati a distanza o tramite autopilota”, quindi – stando alla lettera del progetto di legge – rendendo legale anche il volo autonomo, al momento strettamente proibito.

Secondo la visione del PD, i droni dovrebbero essere suddivisi in tre fasce, A,B e C, a seconda della criticità delle operazioni, con richieste via via più stringenti a seconda del rischio che pongono le diverse tipologie operative. le sanzioni, che attualmente derivano direttamente da quelle che colpiscono le compagnie aeree che non fanno quel che dovrebbero, sarebbero drasticamente ridotte.

La protezione della privacy invece sarebbe delegata a un decreto del Presidente della Repubblica, che dovrà- sempre secondo i deputati – emettere un decreto con le “misure dirette a garantire il corretto trattamento dei dati personali e delle immagini acquisite tramite l’utilizzo di droni”.

Tutto ciò è affascinante ma dubitiamo che il governo possa prendere in mano la materia dei droni: che siano aeromobili non lo decide né l’Enac né Renzi ma i trattati internazionali, e sempre in virtù di questi trattati per l’Europa la regolamentazione tecnica non spetta ai singoli Stati ma all’EASA, che come sappiamo sta per uscire con un suo regolamento che entrerà in vigore comunque, senza che la politica possa fare granché per impedirlo o modificarlo. Comunque che ci sia un dibattito politico è importantissimo, ma ci piacerebbe di più vedere una seria “moral suasion” del Gverno su Enac (si scrive “moral suasion” si legge “dia una bella strigliata”) perché faccia quel che deve fare e non fa, come abbiamo visto con a tragicomica farsa delle scuole di volo, e tenga conto delle necessità del tessuto produttivo e dei lavoratori della filiera, invece che far tanti voli pindarici su cavi di ritenzione o centimetri quadrati di buffer. Ma si sa, i proclami e i disegni di legge di dubbila applicabilità fanno prendere voti, il lavoro serio di pressione, persuasione e intervento non ha visibilità e costa fatica.

 

 

1436 visite

Share.
Commenta:

Segui DronEzine sui social: