Recensione Yuneec Typhoon H e prova di volo

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Ultimo nato da casa Yuneec, un esacottero radiale con braccia ripieghevoli e carrello elevabile, il Typhoon H pretende un posto in prima fila tra i droni prosumer.

Come si presenta lo Yuneec Typhoon H e quali sono le sue caratteristiche

Il modello che ci è stato consegnato per la recensione è ancora imballato e possiamo notare come la grafica della confezione esterna sia molto moderna, seppure essenziale e chiara. Già dalle scritte sulla scatola, vengono messi in mostra i muscoli o meglio le caratteristiche salienti di questo esacottero di casa Yuneec. Riprese stabilizzate con gimbal cardanico in 4K, foto a 12 MegaPixel, rotazione continua della camera a 360° Video Downlink in HD Schermo touch da 7 pollici integrato nel radiocomando. Tutte le caratteristiche del drone sono spiegate chiaramente e immediatamente comprensibili sin dall’esterno.confezione-esterna700

Appena aperto lo scatolone contenitivo, ci troviamo di fronte a una valigia in polistirolo, simile a quella di altre marche concorrenti, che sostituisce la vecchia e pesante valigia del fratellino minore Yuneec Q500.
Il multirotore si trova in posizione di riposto con le braccia lungo il corpo, decisamente molto comodo da trasportare. Gli accessori, le eliche e il radiocomando sono ben disposti e in ordine. L’idea è che nulla sia stato lasciato al caso.

Dopo averlo estratto dall’imballo e aver tolto le protezioni, occorre estendere i 6 bracci che sostengono gli altrettanti motori e installare le eliche. sono tutte operazioni davvero facili, il meccanismo di blocco e sblocco dei bracci sul corpo centrale del Tyohoon è davvero semplice e efficace, l’installazione delle eliche lo è altrettanto, Vi invitiamo a guardare il breve video per capirne la dinamica.

Ora è possibile procedere alla rimozione del fermo del gimbal porta telecamera e installazione delle batterie nell’apposito alloggiamento.
Attenzione, abbiamo eseguito l’inserimento della batteria sino a sentire un primo click e sembrava che fosse tutto a posto, in realtà il drone sembra accendersi, ma non da il consenso finale. Dopo qualche secondo ci siamo accorti che la batteria va inserita con decisione e fino in fondo, sentendo in quel caso un doppio click, molto più consistente. A quel punto la pressione del pulsante di accensione, con sicurezza anti pressione involontaria, ha permesso al multi rotore di accendersi regolarmente.

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Il prezzo dello Yuneec Typhoon H

Al momento di questa recensione, il Typhoon H è quotato intorno ai 1.400 euro. Prezzo leggermente più basso del Phantom 4, ma comunque di un certo rilevo per un primo acquisto. Il paragone con il Phantom non è fattibile, sono due macchine molto differenti, uno è un quadricottero con dimensioni molto più contenute, l’altro è un esacottero che dovrebbe garantire un buon funzionamento anche in caso di fault di un motore. Insomma il prezzo all’apparenza alto per lo Yuneec, in realtà diventa accettabile se si considerano tutti i fattori e le performance del mezzo.

Il Radiocomando

Definirlo un semplice radiocomando per multi rotore è limitativo. Qui ci troviamo di fronte ad una vera e propria ground station per il pilotaggio e il controllo di un piccolo drone prosumer. Esteticamente perfetta, con un display touch screen da 7 pollici ben posizionato al centro della stessa. Due antenne di tipo diverso per impartire i comandi e ricevere telemetria e flusso video sono installate nella parte superiore del dispositivo. Il bottone rosso ben evidenziato, nell’angolo superiore sinistro per il decollo automatico che funge anche da terminatore di volo spegnendo i motori all’istante. Per ottenere queste funzioni è necessario tenerlo premuto per alcuni secondi. Troviamo alquanto strano e curioso che dopo aver acceso la radio e il drone, passino circa 2 minuti abbondanti prima che venga ricevuto lo streaming video con la telemetria in sovra impressione. Questa cosa è stata testata sull’esemplare in nostro possesso durante la prova in diverse occasioni e i tempi ci sembrano abbastanza lunghi. Probabilmente e in caso di necessità si potrebbe decollare ugualmente, ma meglio non rischiare. Ci è capitato per errore di schiacciare il bottone rosso durante il volo, una semplice e veloce pressione e il Typhoon non voleva più saperne di scendere di quota. Di certo una cosa da non ripetere, forse si tratta di una funzione apposita oppure di un baco software.
Da segnalare come nella sezione avanzata del radiocomando sia data la possibilità di regolare le curve degli esponenziali, per dare un maggiore feeling ai piloti smaliziati.

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Yuneec Typhoon H: come vola?

Sia che il decollo sia eseguito tramite pressione del famigerato bottone rosso, sia che venga effettuato a mano, è comunque molto deciso almeno sino a 1 metro da terra. In questo caso direi che il comportamento è simile a quello del Q500 sempre di mamma Yuneec. Una volta in aria, i comandi sono docili o aggressivi ed è possibile modificarne la risposta agendo sullo slider di destra con i “canonici” simboli lepre e tartaruga che spiegano molto bene come risponderà il drone al movimento degli stick.
In fase di avanzamento costante abbiamo notato che dopo qualche secondo, si ha una specie di correzione, una piccola frenata, dopodiché riprende il proprio cammino. Niente di particolarmente fastidioso, ma quantomeno non usuale.
Tralasciando questo piccolo neo, il volo è decisamente facile e alla portata di tutti, lo Yuneec di dimensioni generose si vede bene anche a qualche centinaio di metri e l’orientamento dello stesso non è un problema data la possibilità di metterlo in smart mode, che significa che i comandi verranno ricevuti ed eseguiti indipendentemente di dove sia situata la prua.
In presenza di vento dondola parecchio e la stessa cosa la faceva il fratellino Q500 da noi provato lo scorso anno. Le riprese in ogni caso smentiscono qualsiasi traballamento visibile ad occhio nudo essendo perfettamente ferme grazie all’ottimo sistema di stabilizzazione e di dumper anti vibrazioni.
L’atterraggio automatico, tenendo premuto verso il basso lo stick del gas, avviene discretamente. troviamo antipatica la serie di piccoli tentennamenti, una volta toccato il terreno. La stessa cosa avveniva con il Q500, qui forse è meno accentuata, ma non ci fa impazzire. Non inficia comunque la manovra, è solo una questione di estetica e di stile.

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Funzioni aggiuntive, Return to Home e Obstacle Avoid

Non possono mancare in un oggetto del genere alcune features aggiuntive quali il ritorno a casa e l’evitamento ostacoli. Il Return to Home, viene eseguito con il calcolo della posizione ottenuto tramite i GPS, ricordiamo che ne sono presenti ben due: uno a bordo del Typhoon e uno dentro al radiocomando. Una volta attivata la funzione l’esacottero di casa Yuneec, raggiunge la quota di sicurezza prefissata se si trova al di sotto della stessa e poi parte con decisione verso il punto di Home. La precisione non è elevatissima, diciamo che arriva e atterra entro un raggio di 5/8 metri. Il che considerando lo scarto voluto circa per questioni di sicurezza dei satelliti civili non è male.

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L’obstacle avoid è affidato a due sensori a ultrasuoni situati nella parte anteriore del Typhoon, Stiamo parlando di tecnologie non nuove, funzionanti ma con qualche difetto insito dovuto ai metodi utilizzati. Diciamo che la funzione di evitare gli ostacoli non funziona in caso di fronde di alberi, reti metalliche di recinzione e altri oggetti poco identificabili dalle onde sonore. Ottimo invece un muro di una casa. Nel video seguente, dimostriamo come nonostante il comando di avanzamento sia tutto in avanti, il Typhoon si rifiuti di eseguire l’ordine e rimanga fermo nella sua posizione spaziale a circa 3 metri dall’ostacolo. Appena rilevato che l’ostacolo è fuori dalla zona di pericolo, il drone ritorna ad obbedire.

La telecamera di bordo e il sistema video

Come si diceva il radiocomando integra uno schermo touch screen da 7 pollici, più che sufficiente per osservare cosa sta inquadrando ed eventualmente registrando la telecamera a 4k installata sul sistema ammortizzato e anti vibrazioni dello Yuneec Tyhpoon H. Sempre dal radiocomando è possibile tramite la selezione delle levette sulla sinistra, effettuare tutti i movimenti o con gli slider laterali o muovendo alcuni stick, dopo aver lasciato fermo in hoovering il drone. Sempre con tali levette e in caso di difficoltà, è possibile rimettere la camera perfettamente in linea con la prua del esacottero. La qualità delle riprese, che nel nostro caso sono state realizzate in 4K a 30fps, è davvero molto buona. Non siamo registi cinematografici, ma ci sembra un ottimo risultato, considerando anche come si diceva qualche riga sopra che le riprese sono state effettuate con un certo vento e risultano stabilissime. Stessa cosa è possibile affermarla sullo scatto delle foto. Se proprio volessimo trovare un difetto potremmo ipotizzare una eccessiva saturazione dei colori, che però a noi non dispiace. Un solo freeze dell’immagine, dovuto certamente alla scheda micro SD installata sulla camera di bordo.
Molto gradita la  possibilità di alzare i carrelli, una volta eseguito il decollo, offre la possibilità di non avere impedimenti alle inquadrature e di eseguire rotazioni della camera a 360°.

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