Regolamento Enac, tra dubbi e ambiguità

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PARLIAMONEI droni hanno bisogno di regole. Subito. Il settore sta esplodendo, e il far west non è accettabile, ucciderebbe nella culla la nascita di un settore economico e tecnologico tra i più promettente di questo inizio di millennio.”A livello mondiale non esiste ancora una regolamentazione, anche se la stessa Icao (International Civil Aviation Organization) e la Commissione europea hanno le loro iniziative in corso” dice Enea Guccini, direttore centrale sicurezza e normativa dell’Enac, la nostra authority aeronautica. “Al momento, per i droni di peso inferiore a 150 chili, l’Europa demanda alle Authority nazionali ogni decisione”. Ora le decisioni dell’Enac sono arrivate, tra due mesi saranno legge. Due mesi che serviranno agli operatori del settore per adeguarsi alle richieste dell’Enac, e alla stessa Enac per varare la circolare attuativa, cioè il fondamentale documento che – ce lo auguriamo – farà chiarezza sui tanti, troppi punti oscuri e ambigui del regolamento dei droni, che chiunque può consultare qui.

Per l’Enac, droni e aeromodelli sono molto simili, condividono lo stesso spazio aereo (v70, cioè un cilidro d’aria da 70 metri di altezza e 200 di raggio), tanto che sono stati regolamentati insieme. La vera differenza è che l’aeromodello può essere usato solo per scopi ricreativi e sportivi, mentre il drone per “operazioni specializzate”, cioè lavoro aereo. Non è quindi la sua natura di robot volante a distinguere drone da aeromodello, ma solo l’uso che se ne fa: uno per giocare, l’altro per lavorare. E da questo diverso utilizzo discendono diritti, e soprattutto doveri, molto diversi. Entrambi sono definiti dall’Enac SAPR, (Sistemi Aeromobili a Pilotaggio Remoto). 

Le definizioni sono importanti, nella burocrazia, e il regolamento inizia proprio con un glossario di termini e acronimi per facilitare la lettura delle 21 pagine che lo compongono.

Regole in evoluzione, tra ambiguità e poca chiarezza
Leggendo tra le righe, il documento lascia intendere che usciranno diverse versioni successive a questa prima stesura, e la conferma di questa ipotesi  arriva anche dalla dichiarazione tramite il canale Enac di YouTube.

Per l’Enac, come abbiamo visto, un APR è di un mezzo aereo a pilotaggio remoto senza persone a bordo, non utilizzato per fini ricreativi e sportivi. E qui iniziano le ambiguità: qual’è il confine che separa l’aeromodello che vola per piacere e il drone che vola per lavoro? In base alla fatturazione o alla iscrizione ad un pubblico registro?

Un altro punto è la distanza minima da tenere quando si vola su “Aree congestionate: aree o agglomerati usati come zone residenziali, industriali, commerciali,sportive, e in generale aree dove si possono avere assembramenti, anche temporanei di persone”. Che cos’è un area congestionata? bastano un paio di persone? ne servono tre? Quattro? Un punto indubbiamente da chiarire.

Cosa fanno i droni

Un drone lavora, un aeromodello no. Questa differenza viene così sintetizzata dall’Enac:

«Operazioni Specializzate : per lo scopo di questo Regolamento si intendono le attività che prevedono l’effettuazione, con un SAPR, di un servizio a titolo oneroso o meno, quale ad esempio sorveglianza del territorio o di impianti, monitoraggio ambientale, impieghi agricoli, fotogrammetria, pubblicità, ecc.». salta akll’occhio una forte ambiguità: il compenso economico NON è il fattore determinante per discriminare tra attività professionale e ludico/ricreativa, visto che le “operazioni specializzate”  possono anche essere fatte a titolo non oneroso: quindi è urgente che la circolare spieghi cosa è lavoro e cosa no, visto che il fatto che ci sia un compenso economico è ininfluente.Una ripresa aerea privata fatta con un Phantom e una GoPro è specializzata o no?

L’Enac in compenso  da qualche definizione di cosa sia un’operazione critica, riservata solo ai droni e mai agli aeromodelli:

«Operazioni specializzate non critiche, si intendono quelle operazioni che non prevedono il sorvolo, anche in caso di avarie e malfunzionamenti, di:
i. aree congestionate, assembramenti di persone, agglomerati urbani e infrastrutture;
ii. aree riservate ai fini della sicurezza dello Stato;
iii. linee e stazioni ferroviarie, autostrade e impianti industriali.
Esse sono condotte nel volume di spazio “V70” e nell’ambito delle seguenti condizioni:
– ad una distanza orizzontale di sicurezza adeguata dalle aree congestionate, ma non inferiore a 150 m, e ad una distanza di almeno 50 m da persone e cose, che non siano sotto il diretto controllo dell’operatore;
– in condizioni di luce diurna;
– in spazi aerei non controllati;
– fuori dalle ATZ e comunque ad almeno 8 km dal perimetro di un aeroporto e dai sentieri di avvicinamento/decollo di/da un aeroporto.»

Riassumendo, in zone poco popolate e comunque ad un distanza minima di 50 metri da persone ad una altezza massima di 70 metri dal suolo e ad un distanza massima orizzontale di 150 metri dal APR.

«Operazioni specializzate critiche, si intendono quelle operazioni condotte in VLOS (cioè a vista, ndr), nell’ambito di limitazioni/condizioni che non rispettano, anche solo parzialmente, quanto al precedente comma 5a». Quindi tutto ciò che eccede anche parzialmente dalla precedente definzione.

Autorizzazioni

Ma chi deve chedere l’autortizzazione all’Enac, e per fare cosa? Qui il regolamento davvero dice poco, senza il faro della circolare attuativa.

«Art. 6 Impiego dei SAPR
1. L’impiego dei SAPR è soggetto al possesso di appropriate autorizzazioni rilasciate dall’ENAC all’operatore o alla presentazione da parte dell’operatore di dichiarazione all’ENAC nei termini indicati nelle Sezioni II e III del presente Regolamento.
2. I SAPR possono essere impiegati per:
a. operazioni specializzate
b. attività sperimentale.»

Le le operazioni specializzate sono attività professionali, anche se come abbiamo visto NON esigono un compenso economico.  Per il momento c’è unica differenzazione tra i tipi di SAPR: sopra o sotto i 25Kg, e comunque non oltre 150 kg, i droni pesanti, quelli che sono senza dubbio aeroplani e non aeromodelli, sono normati a livello europeo.
Per quello che riguarda i SAPR sotto ai 25Kg, più o meno tutti i droni utilizzati in ambito civile, con telecamere, sensori a infrarossi insomma tutto ciò che al momento è noto e usato in campo industriale e civile e del quale ci siamo occupati sino ad adesso.
Per le capacità di volo critiche sono richieste esplicitamente certificazione emessa da ENAC o da ente autorizzato, certificazione del pilota tramite conseguimento di una specie di brevetto presso una scuola accreditata (al momento non ancora designata), certificato medico di idoneità, il SAPR dovrà avere targhetta identificativa del produttore, segnali ottici, sistema di protezione del link radio, identificazione tramite targhetta anche a terra.

Altro punto importante, sempre per poter operare in zone critiche:
«Per effettuare operazioni specializzate a titolo oneroso o meno, l’operatore deve disporre di
una organizzazione tecnica ed operativa adeguata all’attività e dotarsi di un manuale delle
operazioni che definisca le procedure necessarie per gestire le attività di volo e la
manutenzione dei sistemi.»  Quindi significa che anche quando il drone è leggero, se lavora in zone critiche è necessario avere una struttura aziendale di un certo tipo, oseremmo dire escludendo attività individuali.

Le aziende che vogliano presentare domanda per ottenere autorizzazioni a voli specializzati devono necessariamente passare per il volo sperimentale che viene di seguito definito al comma 16: «L’attività sperimentale consente di effettuare attività di volo allo scopo di ricerca e sviluppoo attività di volo iniziale propedeutica alla presentazione della richiesta di autorizzazione o della dichiarazione per operazioni specializzate
Essa è condotta in aree non popolate, ad adeguata distanza da aree congestionate e in spazi aerei segregati.
Nel caso di attività iniziale propedeutica, l’attività deve essere finalizzata a determinare nell’ambito di quali condizioni e limitazioni le operazioni specializzate possono essere condotte in sicurezza.
Le modalità per l’effettuazione dell’attività sperimentale per lo scopo “ricerca e sviluppo” o quelle propedeutiche per l’autorizzazione ad effettuare operazioni specializzate critiche,devono essere autorizzate dall’ENAC.»

Il comma 18, apre uno spiraglio alle semplificazioni e alle attività non critiche o comunemente definite meno pericolose relative ai SAPR di peso inferiore a 2Kg: «L’ENAC può prevedere procedure semplificate per i SAPR con massa massima al decollo
minore o uguale a 2 kg.»  Quindi auspachiamo che in questo lasso di tempo le aziende che intendano farsi rilasciare certificazioni o autorizzazioni, facciano anche presente che nei loro parchi macchine possano esserci velivoli leggeri e che ENAC prenda in seria considerazione uno snellimento delle operazioni necessarie per questa tipologia di APR. Che tra l’altro, quello dei microdroni, è uno dei campi di ricerca più promettenti, anche e soprattutto per le operazioni militari.

Condizioni generali indipendenti dalla tipologia del SAPR e del volo in zone critiche o meno.
– Il pilota deve avere la maggiore età, quindi più di 18 anni.
– Il pilota deve conoscere le regole dell’aria: «Al pilota é richiesta la conoscenza delle regole dell’aria applicabili. Tale conoscenza può essere asseverata dal possesso di una licenza di volo civile o di un attestato di volosportivo di cui al DPR n. 133/2010.»
– I piloti devono aver fatto un corso specializzato presso strutture designate dall’ENAC : «I piloti devono aver effettuato presso il costruttore, presso organizzazioni da questo autorizzate o presso l’operatore stesso, se autorizzato dall’ENAC, un programma di addestramento per lo specifico SAPR.»
– I piloti devono avere un certificato medico di idoneità psico-fisica
– I piloti di velicoli inferiori al peso di 25Kg e usati in operazioni non critiche possono autocertificare che: «il pilota è qualificato al pilotaggio del sistema, in quanto ha le necessarie conoscenze delle Regole dell’Aria, le competenze per condurre il sistema ed idoneità psicofisica»
– I piloti dei velivoli superiori a 25Kg o inferiori ma che operino in zone critiche sono soggetti a riconoscimento da parte di ENAC e il brevetto ha durata di cinque anni
– Il pilota qualificato deve aver un minimo di ore di volo consistenti se  «nei 90 giorni precedenti alla data dell’attività delle operazioni non ha effettuato almeno tre decolli e tre atterraggi con il SAPR oggetto dell’autorizzazione.»

Art.20 parla di Assicurazioni e recita brevemente che: «Non è consentito operare un SAPR se non è stata stipulata e in corso di validità un’assicurazione concernente la responsabilità verso terzi, adeguata allo scopo e non inferiore ai massimali minimi di cui alla tabella dell’articolo 7 del Regolamento (CE) n.785/2004.»

Art.21 Security, il pilota deve assicurare di poter prevenire interferenze volontarie nel data link e impedire l’accesso a personale non autorizzato nell’area delle operazioni, in particolare nello stivaggio del APR e della stazione remota di controllo.

Art.22 Privacy, al momento l’ENAC non ha giurisdizione in tal senso, ma una azione congiunta con il garante della privacy sarà necessaria per prevenire e proteggere la privacy dei cittadini.

Decorrenza del regolamento, dopo 60 giorni dalla data di pubblicazione diverrà effettivo. Questo lasso di tempo sarà utile sia alle aziende che vorranno adeguarsi sia al ENAC per trimmare eventuali punti del regolamento stesso e sopratutto per divulgare una circolare operativa a compendio del regolamento stesso.

Facciamo un esempio pratico della azienda che voglia produrre video, ma con una struttura medio piccola e voglia operare in zone non critiche, riprendendo ad esempio un agriturismo senza persone sotto, cosa deve fare per operare adempiendo il presente regolamento?

Noi interpretiamo che debba richiedere la domanda di autorizzazione per l’effettuazione di operazioni di volo sperimentale.
Attendere la conferma dall’ENAC di poter procedere con l’attività specializzata e quindi presentare:
«Per le operazioni non critiche, nella dichiarazione l’operatore deve attestare la rispondenza
al Regolamento e indicare le condizioni e i limiti applicabili alle operazioni di volo previste,
incluso, eventualmente, la necessità di operare in spazi aerei segregati.
Deve inoltre allegare la seguente documentazione:
a. la descrizione e la configurazione del sistema da impiegare, nonché le caratteristiche e
le prestazioni tali da garantirne un impiego sicuro ovvero la dichiarazione di conformità
rilasciata dal costruttore, nel caso di SAPR in possesso di certificato di tipo;
b. i risultati delle prove dell’attività sperimentale iniziale;
c. la tipologia delle operazioni specializzate che intende svolgere;
d. i risultati dell’analisi del livello di rischio associato alle operazioni previste, eseguita al
fine di sostanziare la sicurezza delle stesse;
e. il manuale di volo dell’APR o documento equivalente;
f. il manuale delle operazioni e il programma di manutenzione del SAPR.»

Allegata a quesa documentazione dovrà dotarsi di adeguata assicurazione, presentare auto certificazione per il pilota dichiarando che è a conoscenza delle regole dell’aria e idoneo psico fisicamente a pilotare una APR, dotare il velivolo a pilotaggio remoto e la stazione di terra di idonee targhette di riconoscimento.

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