Tracking di droni e SAPR, un alternativa italiana al chip identificativo voluto da ENAC

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Come identificare e sopratutto conoscere la posizione dei droni in volo?
Ci stanno pensando in tutto il pianeta, vuoi per motivi di pubblica sicurezza, vuoi per effettivi problemi di navigazione, il drone che per antonomasia dovrebbe essere un mezzo autonomo, dovrebbe potersi muovere con rotte prestabilite, potendo evitare ostacoli e conoscendo la rotta di altri aeromobili o droni stessi che impegnano lo spazio aereo circostante.

Per il momento in quasi tutte le nazioni i voli completamente autonomi sono vietati per ovvie ragioni di sicurezza sia per  gli uomini a terra sia per  quelli a bordo di aerei o elicotteri. Se dal punto di vista terrestre – cosa certamente più facile dovendo ragionare solo in due dimensioni -, si stanno compiendo passi da giganti con i sistemi di guida senza pilota, pur non avendo ottenuto il benestare per circolare liberamente, nel mondo aereo mancano ancora diversi tasselli.

La stessa normativa italiana emessa dall’Ente Nazionale Aviazione Civile, vieta il volo autonomo a patto che l’operatore umano ne possa riprendere in qualsiasi momento il controllo e vuole avere una identificazione in tempo reale dei mezzi aerei a pilotaggio remoto.
Al momento esiste il surrogato del codice QR, applicabile al drone previa registrazione al sito d-flight, ma questo tipo di applicazione, permette un riconoscimento del SAPR solo a terra, e non certamente in volo. Meglio di niente certo, ma non sufficiente per permettere un avanzamento tecnologico di questo settore.

Nella tecnologia ci crede molto il responsabile Roberto Navoni di Laser Navigation, che non solo appoggia e condivide questa tesi, ma si augura anche un futuro oltre la visuale del pilota (BLOSBeyond line of sights – Leggi anche volare oltre l’orizzonte), L’entusiasmo e la lungimiranza di Navoni sono noti nell’ambiente dei droni civili e per dimostrare come sia possibile ottenere un sistema  di tracking e identificazione in tempo reale a basso costo, ha creato una app e lanciato un sito dedicato per raccogliere i dati per ora in fase di beta testing.
Con questi due semplici e ovviamente una tablet o smartphone dotato di GPS e connesso alla rete mobile, è possibile ottenere un posizionamento certo del sistema autonomo a pilotaggio remoto senza tanti costi aggiuntivi per gli operatori.

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Il portale è consultabile  all’indirizzo www.dronecontroltower.com , e è stato realizzato da Laser Navigation già  conosciuta per la progettazione e produzione delle flight control, VR Brain e per aver partecipato attivamente allo sviluppo del progetto Ardupilot.org .

“In questa fase sperimentale saranno accettati un massimo di 50 utenti nei primi 2 mesi e lo scopo finale è quello  di  testare una piattaforma utile per il volo APR in sicurezza , attraverso il tracking dei mezzi in volo e la messa a disposizione delle mappe AIP.
Questa piattaforma dovrà aprire l’opportunità di implementare voli BLOS i mini APR basati su queste tecnologie.” – dichiara con fierezza il maker, Roberto Navoni.

Istruzioni per l’uso

Il primo  beta tester che ha avuto accesso al portale beta è stato Beppe Galex  che ha dovuto scaricare una app per Android denominata VR Pad Station. Di seguito si potranno visionare alcuni degli screenshot dei suoi test dei giorni scorsi. Per prima cosa, dopo essersi fatti dare le credenziali di accesso al servizio gratuito, occorre scaricare una una versione speciale di VR Pad Station disponibile a questo link
Attualmente VR Pad Station supporta flight control che impiegano protocollo Mavlink 1.0 , in futuro verranno espansi anche altri protocolli. Al momento la versione del portale DroneControlTower funziona solo su PC e non su dispositivi mobili, ma se tutto procederà per il meglio sono previsti step successivi per una visualizzazione anche su dispositivi mobili

Sono stati implementati alcuni layer interessanti, che evidenziano le ATZ e CTR, ovvero le zone da rispettare e il cui sorvolo è quasi sempre vietato oppure va eseguito con particolare attenzione se in possesso delle debite aturoizzazioni.
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Come funzione praticamente il sistema?

Ne parliamo con  Beppe Galex, il primo utente beta tester.
“Da quel che so, viene presa la posizione della GS, identificata con il tablet ( e che quindi deve essere dotato di gps) e tramite la telemetria viene rilevata anche la posizione del drone. Inoltre dalla telemetria viene presa anche l’altitudine e la modalità di volo. I dati vengono poi trasmessi tramite connessione GSM al portale che li riporta sulla mappa”

Quindi ammesso che tutto vada bene cose si vede sulla mappa?

“Sul portale si possono vedere le due posizioni, quella della GS (viene visualizzato da una icona rappresentante un pilota) e quella del drone.I ragazzi della Laser Navigation hanno fatto un lavoro eccellente. Da notare la quantità di layer che è possibile selezionare. Qui sotto la visualizzazione ibrida e con i limiti delle ATZ”  – commenta a termine Beppe Galex.

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Ma sentiamo anche un altro utente, è la volta di  Marco Montebovi

Come funziona il sistema di tracking Drone Tower Control?

applicazione-per-android“Devi scaricare l’app per android ed installarla sul dispositivo Android che scegli di usare come Ground Control Station. La versione da scaricare è la versione beta della VR Pad Station (se la cerchi da google play finisci sulla versione standard, per la beta per questo scopo devi andare su un https specifico (che è indicato da Navoni nel suo primo post sul gruppo facebook. DroneControlTower USER (Beta Testing).
Per il resto non ho avuto particolari difficoltà ne ad installarla ne a farla funzionare”

In attesa di testare dal vivo questo sistema che da una prima occhiata permetterebbe senza ulteriori costi  e senza pesi aggiuntivi da installare sul drone, di ottenere un tracciamento dei voli in tempo reale, quasi come se a bordo fosse installato un transponder avionico tradizionale.
Rileviamo un unico punto debole: per il momento tutto questo gira sul software e hardware compatibile basato su ArduCopter e sopratutto sul protocollo di comunicazione telemetrico MavLink.
Certamente  in un prossimo futuro, potrebbe essere usato anche da altre case costruttrici trattandosi di un applicativo Open Source oppure come afferma il ceo di Laser Navigation, ci potrebbero essere implementazioni future.
Attendiamo quindi successivi sviluppi e ci complimentiamo per l’inventiva e la caparbietà del visionario Roberto Navoni, un imprenditore italiano che si è guadagnato nel corso di questi anni, una posizione di prestigio nel panorama dei droni civili.

 

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